L’alternativa ? Affrontare l’imprevedibilità come una scimmia…

L’incertezza fa parte dei mercati e si dice che i mercati sono abituati a scalare il muro delle preoccupazioni ed andare oltre. Tuttavia negli ultimi anni abbiamo assistito ad un sussseguirsi di crisi che hanno lasciato una incertezza di fondo e la domanda: quando sarà la prossima e chi colpirà ? Più volte ho parlato nei miei articoli di gestire portafogli azionari con un metodo per evitare di fare disastri ma esiste anche una strada alternativa.

Vi sembra facile scegliere tra materie prime, immobili, obbligazioni ed azioni ? Scegliere implica fare delle previsioni sul futuro, sviluppare degli scenari e prendere posizione.  Fare previsioni è uno sport molto diffuso nel mondo della finanza a partire dagli economisti passando per gli analisti fino ad arrivare all’investitore finale. Sfortunatamente sappiamo anche che verificando nel tempo ciò che è stato predetto con ciò che é accaduto c’è da rimanere sconvolti !

Più volte mi sono chiesto perchè gli investitori istituzionali quali fondi pensione, fondazioni, università blasonate che possiedono le migliori analisi investano la maggioranza delle loro disponibilitá semplicemente diversificando tra le varie assets. Ciascuno di noi pensa di essere migliore ma la realtà dice che queste istituzioni hanno risorse infinite, i migliori cervelloni e tutte le informazioni disponibili in un dato momento e sulla carta dunque dovrebbero fare meglio di me. E allora perchè diversificano ?

Forse perchè conoscono ed accettano l’imprevedibilità dei mercati. Sanno che un errore può essere fatale, sanno che esporsi per l’intero patrimonio o una buona parte di esso su un mercato per seguire una convinzione può a volte significare andare incontro ad un fallimento !

Il caso del fallimento del Long Term Capital Management hedge fund (fondo speculativo) docet !

Era il 1994 e  la gestione dell’LTCM fu affidata a Robert Merton e Myron Scholes, che ottennero il premio Nobel per l’economia nel 1997. La strategia del megafondo era quella di ottenere un piccolo guadagno altamente probabile a fronte di una grande perdita altamente improbabile. Ma le cose non andarono proprio nel modo previsto ed il fondo fu liquidato in grande perdita con un intervento della banca centrale americana per evitare il peggio. Ciò perchè il mondo mobiliare è pieno di complessità legate all’imprevedibilità delle cose.

Nel 1989, un signore chiamato Dennis Stattman, decide insieme alla Merryl Lynch oggi BlackRock, dopo esperienze nella gestione di portafogli pensionistici presso la Banca Mondiale, di aprire un fondo comune d’investimento chiamandolo Global Allocation. Il nome non era un caso e voleva fare riferimento al contenuto del fondo. L’idea di questo gestore era di comporre un fondo con bond, azioni, materie prime ed immobili una sorta di multi asset selezionando bene i titoli in tutto il mondo per rappresentare queste asset. L’altra idea era di gestire in maniera flessibile queste asset andando ad aumentare o ridurre le varie assetts a seconda dei mercati sottopesando ciò che il gestore considera troppo caro e sovrappesando ciò che ritiene valga poco. I principi che stanno alla base di questo fondo sono essenzialmente tre:

-diversificazione

-flessibilità

-qualità

Il team era composto da 4 persone nell’1989 ed oggi conta 41 persone, una esposizione a più di 40 paesi e 30 valute. Dalla data di creazione ha offerto 1/3 in meno di volatilità rispetto ai mercati globali. Viviamo un tempo in cui i cambiamenti sono all’ordine del giorno ed il controllo del rischio conta più del rendimento. Quindi se ottengo una bassa volatilità unitamente ad un rendimento soddisfacente nel tempo abbiamo il prodotto giusto. Ma andiamo a vedere come si è comportato questo gestore negli anni e come ha affrontato le varie crisi ed i forti cambiamenti intervenuti nel mondo !

Partiamo dalla crisi del 2000 con lo scoppio della bolla tecnologica negli USA e nel mondo (ricordiamo probabilmente tutti noi Tiscali, Seat, Ebiscom etc). Confrontiamo l’andamento del fondo con l’indice globale azionario all country e l’indice mondiale obbligazionario tutto trasformato in euro

global allocation 2000

 

L’investitore del Global Allocation avrebbe accusato una perdita dopo 3 anni  del 16,55% che sarebbe stata recuperata già alla fine dello stesso anno ovvero il 2003 !

Ma come dicevamo si trattava della bolla tecnologica e nessuno avrebbe pronosticato un altro crash dei mercati nel 2007. Infatti allora i tecnologici avevano smaltito la sbornia e gli investitori di tutto il mondo vennero sorpresi quando videro che la bolla che stava scoppiando originava dall’immobiliare. Ma anche questa volta l’investitore del Global Allocation che è riuscito a mantenere i nervi saldi non ha vissuto una tragedia. Infatti da luglio 2007 a marzo 2009 avrebbe perso il 19% circa.

global2007

Il recupero della perdita sarebbe avvenuto nell’anno successivo ovvero a marzo del 2010

global 2010

Potremmo dire che quindi un orizzonte di 5 anni potrebbe essere sufficiente anche per l’investitore che sfortunatamente entra sui massimi di mercato !

Andiamo ad analizzare la performance consegnata al risparmiatore dal 2000 ad oggi ricordando che comunque il fondo esiste dal 1989.

global 2000

Un investitore consapevole dell’impossibilità di fare previsioni, che nel 2000 sui massimi dei mercati azionari ed in piena bolla, avesse acquistato il Global Allocation, oggi si sarebbe risvegliato con un rendimento del 126,47%. E forse non sarebbe così contento se non parlasse con coloro che invece nel 2000 avessero comprato solo azioni o con coloro che avessero acquistato solo obbligazioni. Infatti i primi avrebbero ottenuto un misero 12,54% ed i secondi un più soddisfacente 82,19%. Il risultato evidente è stato un migliore rendimento del fondo con una volatilità ridotta di un terzo rispetto al mercato azionario.

Ma con tutto quello che è successo quanti di noi sarebbero rimasti immobili sul fondo ed avrebbero avuto fiducia anche nei momenti bui nel gestore ?

Probabilmente molti di noi avrebbero abbandonato prima la nave perchè gli alti e bassi che sperimentiamo tutti i giorni influenzano le nostre scelte creando soddisfazione, senso di sicurezza e puro piacere quando si guadagna e rabbia panico e tristezza quando si perde. Tutto ciò influisce sulle nostre emozioni facendo perdere di vista l’obiettivo ! Provate oggi a prendere un giornale finanziario economico di quei giorni di crash sui mercati. Averli letti non vi avrebbe aiutato a prendere decisioni razionali e corrette ma solo emotive e dunque sbagliate e non avreste oggi goduto del rendimento di un gestore come questo abituato a navigare in mare anche con le tempeste e riportare la nave in porto !

Come consumatori di qualsiasi bene dobbiamo aprire bene gli occhi e capire ciò che stiamo facendo. Solo in questo modo diventeremo consumatori della finanza consapevoli, avveduti e felici !

 

 

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Informazioni su gianlucabati

Consulente finanziario Finecobank
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