La tutela dei depositi bancari

“Le banche non dovranno più essere aiutate da aiuti esterni ma attraverso risorse interne”- parola del commissario europeo Barneir !

Detto, fatto ! Così il 27 giugno 2015 l’unione europea ha approvato una procedura comune per affrontare le eventuali insolvenze delle banche. La linea presa prevede che, in caso di default di una banca, intervenga un salvataggio interno, attraverso gli intermediari (bail-in), evitando un salvataggio esterno (bail-out) attraverso gli stati. Il recepimento della direttiva 2014/59/Ue per il risanamento e risoluzione del settore creditizio e degli intermediari finanziari, cosiddetta Brrd, il cui termine era scaduto il 31 dicembre scorso e su cui l’Italia ha già incassato una “messa in mora” da Bruxelles, prevede il recepimento dello strumento del “bail-in”. Ed infatti il consiglio dei ministri in settembre  ha attuato la direttiva ed apportato una serie di modifiche al testo unico bancario.  Dal 1° gennaio 2016 i salvataggi delle banche non saranno più finanziati dallo Stato ma dagli istituti stessi (il cosiddetto bail-in), cioè in prima battuta dagli azionisti degli istituti di credito coinvolti, poi dagli obbligazionisti, infine, se necessario, dai correntisti con depositi superiori ai 100mila euro (al di sotto di quella cifra infatti in Italia ancora vige la garanzia sui depositi). In altre parole  gli azionisti saranno in prima posizione per assorbire le perdite, seguiranno i possessori del debito subordinato, poi quelli di debito senior. I depositi di pmi e persone fisiche, inclusi quelli di ammontare superiore a 100 mila euro, arriveranno dopo i creditori senior. Si tratta di una procedura di risoluzione di una crisi bancaria alternativa alla liquidazione coatta amministrativa utilizzata finora in Italia.

Ciò che chiede l’Europa è che, in caso di crisi, venga chiamato a rispondere prima l’azionista, poi i creditori (gli obbligazionisti) ed infine, qualora non fosse sufficiente, anche i depositanti, prima di un eventuale intervento pubblico. Fortunatamente, in Italia il sistema bancario è ancora solido e i casi di ristrutturazione e risoluzione sono limitati. È accaduto di recente per la Banca Romagna Cooperativa e per la Cassa di Risparmio di Ferrara. In entrambi i casi sono intervenuti i relativi fondi di tutela dei depositi e i depositanti non hanno perso un euro. Questo però non potrà più accadere in futuro. I depositanti dovranno quindi prestare molta più attenzione alla solidità della banca. Ancor più gli investitori che hanno dato la loro fiducia alle obbligazioni bancarie.

Il provvedimento prevede che il grado di distribuzione degli oneri degli interventi privati dipenderanno dalla banca, dall’ammontare delle perdite e della situazione economica generale. In casi eccezionali e se necessario per preservare la stabilità finanziaria, il “bail-in” potrebbe essere concluso una volta raggiunto l’8% delle passività della banca (capitale incluso) o alternativamente il 20% degli asset ponderati per il rischio in situazioni specifiche. In seconda battuta è previsto l’intervento del fondo di risoluzione a livello nazionale (costituito con versamenti dalle banche), che può assumere fino al 5% delle perdite, oppure del fondo di risoluzione europeo chiamato SRF (Single resolution fund), anch’esso costituito con i versamenti delle banche.

Cercherò di spiegare in parole semplici i concetti di base:

  • le perdite delle banche saranno pagate dagli azionisti e dai creditori fino all’8% degli attivi della banca. Tradotto, significa che non saranno più protetti totalmente i depositanti ed obbligazionisti che hanno saldi superiori a 100.000 euro.
  • un fondo costituito con soldi delle banche interverrà per un altro 5% delle perdite in seconda battuta
  • a livello europeo potrà intervenire il fondo SRF  (costituito dalle banche ) per evitare pericolosi contagi tra banche europee

Ma, concretamente, quanto rischiano gli Italiani ?

Potremmo dire che i depositi sui conti correnti italiani sono molto elevati (1700 miliardi a dicembre 2014) e continuano a crescere mentre la maggioranza delle obbligazioni sono acquistate da piccoli risparmiatori. Questo implica che ci sia molto interesse sull’argomento. Nei paesi anglosassoni ed in altri paesi europei ciò non accade e l’argomento cattura meno attenzione.

Secondo un articolo pubblicato dal Sole24 Ore il 29 giugno 2013 circa una ricerca effettuata sulle obbligazioni bancarie dei vari paesi europei appare che l’Italia è il paese con il maggior volume di obbligazioni emesse sulle passività bancarie. Infatti, mediamente le obbligazioni delle banche rappresentano il 22,30% delle passività ed i depositi il 57,9%. Questo significa che, in caso di default, i depositanti potranno stare relativamente tranquilli poichè le perdite saranno affrontate da azionisti ed obbligazionisti. Naturalmente, dimenticavo di specificare che i primi in ordine saranno gli obbligazionisti subordinati e solo successivamente gli obbligazionisti ordinari. Ho detto relativamente poichè questa è la media…..

Ma vediamo di fare un esempio numerico:

immaginiamo di avere una banca che va in default con un capitale 100 e leva 20. Significa che ha un rapporto capitale netto attivi di 20 ovvero attivi per 2000 (1900 di attivi e 100 di capitale). La banca ha debiti quindi per 1900. Le perdite dovranno essere assorbite fino all’8% da azionisti e creditori. Se la banca va in default gli azionisti vedranno azzerare il loro capitale. L’8% delle attività è 160 di cui 100 di capitale sociale che verrà azzerato e 60 che verranno pagati dagli obbligazionisti attraverso la riduzione del valore nominale delle loro obbligazioni. Se immaginiamo dunque che le obbligazioni rappresentino la totalità del debito il taglio del capitale sulle obbligazioni sarebbe di 60/1900 ovvero circa il 3%.

Riassumendo, tanto maggiore è il peso delle obbligazioni bancarie sul totale delle passività, tanto maggiori sono le possibilità di perdita in caso di fallimento e tanto maggiore è la leva usata, tanto maggiore sarà il taglio del capitale nominale che subirà il risparmiatore.

Forse potremmo ricordare il caso Lehman Brothers in cui la banca d’affari operava con una leva 30 ovvero patrimonio 1 ed attività 30…..per capire come la sicurezza dei depositi dopo questa normativa dipende anche da banca e banca e non è consigliabile prendere valori medi come parametro di riferimento.

Ma allora il consiglio quale è ?

Pur rischiando di apparire  noioso e ripetitivo ribadisco che è già dura accollarsi il rischio mercato……figuriamoci anche il rischio specifico o emittente !

Esistono dunque infinite possibilità per diversificare cominciando da Fondi/ETF con flussi cedolari che esprimano panieri di obbligazioni in cui la percentuale di ciascun emittente è talmente bassa da eliminare quasi completamente il rischio emittente. E allora l’Argentina, la Grecia, Lehman Brothers, General Motors,  Parmalat, Cirio, Finmatica, Alitalia…etc…rimarrebbero solo dei lontani ricordi e il gioco del “chi sarà il prossimo” non ci interesserebbe più !

 

 

 

 

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Consulente finanziario Finecobank
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