Alternativi ? Sì, ma a cosa ?

Vorrei parlare degli alternativi ovvero di quei fondi comuni di investimento che utilizzano le possibilità offerte dalla normativa UCITS III che rende questi fondi di nuova generazione simili ad hedge fund. Questi ultimi sono fondi speculativi esistenti da tempo, noti per il loro appetito al rischio e per un regolamentazione che potremmo definire molto elastica. Il loro obiettivo era ed è sempre stato quello di generare un rendimento indipendentemente dall’andamento di mercato. Per fare questo utilizzano tecniche di “short selling ” cioè vendite allo scoperto, utilizzo dei derivati anche oltre il 100% del patrimonio allo scopo di ridurre i rischi del portafoglio o aumentare i rendimenti e ultima ma non meno importante la leva finanziaria. Si tratta di prendere a prestito denaro fino a 4/5 volte il patrimonio netto per investirlo e lucrare la differenza. Molti di voi ricorderanno l’hedge fund long term capital management di Merton e Scholes (Long term capital management) che faceva della leva finanziaria e delle tecniche di gestione avanzatissime il proprio cavallo di battaglia ma che nel 1998 fallì creando una grande buco che richiese l’intervento della federal reserve. Faccio presente, a coloro i quali non ricordano chi fossero  Scholes e Merton, che nel 1997 si aggiudicarono un premio nobel per l’economia e dunque non erano certo degli avventurieri. Ma purtroppo quando si usa la leva finanziaria ed altre strategie ad alto rischio qualcosa può andare storto. Per cui io direi che la giusta definizione per un Hedge fund è Fondo Speculativo. Il fondo comune infatti a differenza di un hedge fund è un fondo d’investimento con delle normative, che regolamentano la gestione, ben precise e che delimitano l’operato del gestore in un recinto limitando i danni nel caso in cui qualcosa vada per il verso sbagliato. Ritornando a bomba sul titolo la recente normativa UCITS III ha permesso ai fondi comuni che lo desiderano di acquistare fino al 100% dei derivati sul patrimonio netto e dunque di operare come o similmente ad un Hedge fund. Le case d’investimento hanno fatto a gara per sfornare fondi ad alto uso di derivati e leva che vengono denominati e raggruppati come Alternativi. Per comodità, vista la numerosità della tipologia nella categoria, potremmo distinguere gli alternativi  in modo approssimativo ma più comodo in 3 gruppi:

-Alternative Low volatility

-Alternative Medium volatility

-Alternative High volatility

Fondamentalmente il driver è il rischio, assunto dal manager, derivante dall’utilizzo dei derivati e dalla leva finanziaria ed in base a questo viene fatta una prima importante distinzione. Praticamente viene definito un range, in cui la volatilità del fondo dovrà oscillare,  e maggiore sarà il range (esempio da -10% a +10%) di oscillazione su un certo orizzonte temporale tanto maggiore sarà il rischio assunto. Viene anche stabilito generalmente un VAR ovvero la perdita massima che si potrà ottenere dall’investimento su un certo orizzonte temporale in un certo intervallo di confidenza …

Ma senza addentrarci troppo nella materia chiediamoci il perchè dell’offerta lievitata di questi prodotti. La risposta è apparentemente semplice. Diciamo che in questo caso  la domanda ha creato l’offerta. Le fabbriche prodotto non hanno fatto altro che creare uno strumento che rispondesse alle esigenze degli italiani. Quest’ultimi non amano la volatilità dei mercati e dunque chiedono uno strumento che abbia una volatilità contenuta entro certi termini e soprattutto un rendimento in qualsiasi situazione di mercato. Il fattore di successo di questi fondi le cui masse hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli è proprio questo. E diciamocelo francamente, sarebbe il sogno di tutti !

Ecco, peccato che con il passare del tempo, si sta capendo che si trattava appunto di un sogno e che i rendimenti li fanno i mercati nel bene e nel male. La risposta alla prima esigenza dei risparmiatori ovvero avere uno strumento a volatilità controllata è stata buona ma ahimè non si può certo dire la stessa cosa riferendoci alla seconda esigenza cioè il rendimento in qualsiasi condizione di mercato. Vediamo cosa è successo nei fatti analizzando i migliori  alternativi a 3 anni ed 1 anno ex post.

alt 3 anni

alt tab 3 anni

Come potete vedere dal grafico a 3 anni abbiamo messo a confronto l’indice azionario globale (world all country) con i migliori alternativi all’epoca. Noterete certamente che l’indice azionario internazionale ha avuto una volatilità molto maggiore rispetto a questi fondi analizzati. In alcuni momenti questi fondi hanno protetto l’investitore ma alla fine della fiera questa protezione, minore volatilità è stata ottenuta a scapito del rendimento. Se osservate la tabella della performance a 3 anni vedrete come su 14 fondi analizzati solo 4 sono usciti con un rendimento positivo a fronte di un indice world a 15,98%.

Stessa analisi può essere riportata ad un anno

alt 1 anno

alt tab 1 anno

E qui ancora una volta vediamo molti segni meno e pochi segni positivi. Su 14 fondi analizzati addirittura solo 3 sono stati in grado di generare ritorni positivi a fronte di un World a +10,32%.

In questi fondi alternativi la gestione attiva del manager deve essere di grande qualità il che è una rarità e soprattutto è difficile prevedere chi sarà il protagonista negli anni a venire. Da questa analisi emerge come il fondo Adagio ed il fondo Global macro siano presenti in entrambe le analisi con rendimenti positivi e dunque che i gestori siano di qualità e capaci. Tuttavia gli studi dimostrano che non c’è persistenza nei fondi. Per cui occorrerà che questi fondi alternativi  occupino una posizione marginale nel portafoglio.

Regalano meno volatilità ma il vero problema è che per guadagnare sui mercati occorre esporsi ai mercati e comprare volatilità. Il tempo ha sempre premiato chi ha investito nell’indice azionario globale ed ha sopportato la volatilità, navigando nei mari in tempesta. In fondo si dice “premio per il rischio” per questo motivo riferendosi al rendimento di una attività rischiosa rispetto al tasso free risk.

E allora sembra che questa nuova moda degli alternativi sia piuttosto un alternativa al rendimento !

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Informazioni su gianlucabati

Consulente finanziario Finecobank
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4 risposte a Alternativi ? Sì, ma a cosa ?

  1. tradingdiprofitto ha detto:

    ciao sono un giovane trader…. voglio solo dei consigli per come venedere il mio sistema .. ovviamente non e automatico ma siccome e assente da perdte e facile da repélicare vorrei dei consigli, posso mettere a disposizione anche le prove ( storico )…. grazie anticipatamente… e un sistema che va applicato sul mecato FOREX e funziona su tutte le coppie

  2. roberto ha detto:

    Buongiorno Gianluca. Come mai in questa analisi non vengono menzionati gli altri fondi H2O? Sia il Multibonds che il Multistrategies hanno avuto performance notevoli negli ultimi anni, superiori all’indice MSCI AC World, anche se sicuramente con una volatilità molto superiore all’Adagio. Buon lavoro

    • gianlucabati ha detto:

      Perchè erano i fondi alternativi che da 3 anni tenevo sotto controllo….inoltre l’adagio rispetto agli altri H2O data la bassa volatilità assomiglia di più in termini di stile di gestione ad un hedge fund

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