The Fund

L’hanno chiamato “THE FUND”, o almeno così appare sulla loro homepage https://www.nbim.no/en/the-fund/ .

Si tratta del più grande fondo sovrano esistente al mondo. Qualcuno di voi penserà agli emirati arabi o a qualche paese asiatico. Nulla di tutto questo, si tratta del fondo sovrano norvegese e quindi di una realtà in Europa e costituita da uno stato per risparmiare per le future generazioni. Si recita “un giorno il petrolio finirà, ma la popolazione norvegese continuerà a beneficiare dei ritorni del fondo”.
Il fondo è stato costituito nel 1998 con l’obiettivo di accumulare i proventi derivanti dal petrolio trovato in mare ed ha raggiunto oggi la considerevole cifra di 890 miliardi di euro. Ciò che colpisce è anche la trasparenza di questo fondo il cui valore è aggiornato in tempo reale sul sito oltre che la mole di informazioni disponibili sulla composizione del fondo, variazioni, costi etc…

Direi che si tratta di un altro bel esempio di cultura nordica da importare e seguire come ad esempio la busta arancione del sistema pensionistico svedese di cui si parla da 20 anni  in Italia ma non è mai stata adottata.

Ma torniamo a parlare del fondo che investe in 72 paesi e ha partecipazioni in 9142 aziende che rappresentano l’1,4% delle compagnie quotate nel mondo. La Banca Centrale Norvegese si occupa della gestione di questo grandissimo “fondo pensione statale” con un approccio di lungo termine volto a generare forti ritorni e salvaguardare la ricchezza per le generazioni future. Il fondo investe in azioni, reddito fisso ed immobiliare. In particolare al 30 giugno 2018 l’asset allocation del fondo era la seguente

  • 66,8%   Investimenti azionari
  • 30,6%   Investimenti obbligazionari (reddito fisso)
  •    2,6%  Investimenti immobiliari

Il fondo segue benchmark del gruppo FTSE  (per l’azionario) e Barclays (per l’obbligazionario)  da cui derivano le macro asset allocation del portafoglio e seleziona le aziende in base ad una profonda analisi utilizzando  modelli universalmente riconosciuti per la selezione delle società. Ha un mandato che prevede un forte controllo e monitoraggio del rischio e se l’asset deve cambiare in misura considerevole il ministro delle finanze deve chiedere autorizzazione in parlamento. Si tratta insomma di un grande fondo comune d’investimento, il più grande al mondo.

La composizione geografica del fondo oggi è così suddivisa:

  • 36%  Europa
  • 41%  Nord America
  • 20% Asia e Oceania
  • 3%   Resto del mondo

Come ho già detto il fondo è partito nel 1998 e immagino siate curiosi di vedere quale è stato il risultato annuale e annualizzato cumulato. Per cui andiamo a vedere la tabella

Ad oggi 2018 il ritorno annualizzato cumulato è stato del 5,95%. Poco, molto …non saprei ma ciò che mi colpisce è che il risultato è stato raggiunto con un portafoglio diversificato a livello globale e non con pochi titoli, è stato raggiunto con un portafoglio che ha una forte componente azionaria e non con obbligazioni, è stato raggiunto con perseveranza e determinazione e non con la fretta di avere rendimenti a tutti i costi facendo timing.

Il fondo ha avuto anni in cui il risultato è stato fortemente negativo come il -23,31% nel 2008 o come nei primi anni 2000. Aver però tenuto la rotta e la fiducia nel mantenere una elevata componente azionaria come da mandato ha permesso ad oggi di aver un risultato notevole. E la vera sfida negli investimenti non è fare previsioni (che nessuno è in grado di fare) ma costruire un portafoglio efficiente, contenere  e monitorare il rischio (volatilità) su livelli che si è disposti ad accettare e soprattutto avere tanta pazienza e fiducia in quello che si sta facendo. Anche quando tutto sembra remarci contro e rimaniamo soli, in compagnia di una stampa e campagna mediatica spesso volta a fare sensazionalismo piuttosto che informazione. La vera sfida è quella di riuscire ad allontanarci dal momento e mantenere un pensiero indipendente e razionale basato su tesi dimostrate dal tempo. Guardiamo l’ultima tabella che mostra i rendimenti annuali delle principali asset class del portafoglio del fondo

Le perdite subite dal comparto azionario in alcuni anni sono state notevoli e sono arrivate anche ad un -40% ed hanno durato anche 3 anni (2000-2003) ma non hanno impedito ed anzi hanno contribuito in misura considerevole a determinare la performance complessiva del portafoglio nel tempo. Come dire, per arrivare in paradiso devo passare per l’inferno ed il purgatorio inevitabilmente. O pensiamo che non abbiano avuto  le competenze per passare indenni in alcuni momenti  tra le gocce del temporale ?

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Informazioni su gianlucabati

Consulente finanziario Finecobank
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