Come essere felici

Che strano popolo gli Italiani, siamo da anni in grande crisi e ciò è rivelato dai dati Istat e più semplicemente parlando con la gente per strada, eppure, continuiamo a navigare in un mare di liquidità. Gli ultimi dati di Bankitalia evidenziano 1400 Mld di euro tra conti correnti, depositi e biglietti. E dal 2008 (fallimento Lehman Brothers) l’anno della grande crisi, questo mare di liquidità che quasi basterebbe ad estinguere in un sol colpo il grande debito Italiano, è aumentata di 300 Mld. Neanche la crisi ha arrestato il trend, nonostante negli ultimi anni sui mercati vi sia stato un clima internazionale più disteso.

Ma allora a cosa è dovuto questo atteggiamento degli italiani verso il risparmio che gli impedisce di trasformarsi in investitori. I fattori sono molteplici. In primo luogo io metterei l’impossibilità di ottenere rendimenti  a rischio zero e la scarsa conoscenza degli strumenti finanziari a disposizione. Un secondo fattore, legato sempre alla scarsa educazione finanziaria, è la bassa propensione dell’Italiano a pianificare, studiare, capire e spendere risorse per investire i propri risparmi.La progressiva riduzione (a causa degli eventi finanziari infausti verificatisi negli ultimi anni)  della fiducia degli Italiani verso il sistema banche, consulenti e intermediari  a peggiorato il quadro. Inoltre la scarsa copertura assicurativa degli Italiani, fatta eccezione per l’auto, impone un maggior livello di liquidità per far fronte ad imprevisti.

Ma lasciatemi dire che non prendere decisioni ed assumersi le conseguenti  responsabilità, rende gli Italiani un popolo più felice di altri. Sicuramente spostare parte di questa liquidità verso destinazioni diverse richiederebbe un impegno ed una gestione dell’emotività che desterebbero preoccupazioni ed ansie. Invece essere liquidi in ogni momento, fa si che, quando si verificano eventi amplificati dai mass media che andranno ad impattare sui mercati, l’Italiano si senta particolarmente felice.

Qualche giorno fa il Sole24ore ha pubblicato su Plus24, inserto settimanale dedicato al risparmio, i rendimenti del mkt azionario Europeo ed americano dal 1980 ad oggi. Qui sotto potrete trovare i rendimenti nominali annui del mercato azionario europeo misurato dall’indice MSCI Europe degli ultimi 40 anni

Pubblico anche i rendimenti annuali del mercato azionario USA degli ultimi 40 anni misurati dallo S&P500

Salta subito all’occhio la prevalenza del colore verde sul rosso e dunque la conferma che il mercato azionario sale per i due terzi del tempo e scende per un terzo e che per orizzonti molto lunghi rimane e rimarrà l”asset più profittevole.

Questi rendimenti dimostrano l’assoluta miopia dell’investitore italiano, che si focalizza sul breve termine, cercando ancora il tasso in un mondo in cui i tassi sono negativi o cercando di fare timing sui mercati pensando di farla franca nel tempo senza alcuna metodologia.

Ma merita un discorso a parte merita l’inflazione che entra sempre nei rendimenti

 

Nella tabella sopra sono pubblicati i dati annuali sull’inflazione. L’inflazione è un male che lavora in silenzio ed è un rischio che gli Italiani sottovalutano. A qualsiasi rendimento annuale che otteniamo va sottratta l’inflazione. Per cui se tengo liquidità improduttiva sui conti nel tempo perderò potere di acquisto e dunque denaro pur non investendo. Si stima che dal 2005 al 2018 si siano bruciati qualcosa come 10 Mld a causa dell’inflazione.

Ma assumere la consapevolezza dell’esistenza dell’inflazione e del tasso zero sui conti espone il risparmiatore ad un certo grado di infelicità. Per cui meglio non approfondire e stare liquidi, credendo di non rischiare nulla e preservare il capitale, piuttosto che cercare alternative come ad esempio i piani di accumulazione per raccogliere flussi di risparmio mensili e magari dirottarli verso asset più rischiosi ma potenzialmente più remunerativi nel tempo.

 

 

Informazioni su gianlucabati

Consulente finanziario Finecobank
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