Time, not timing

Sembra passato un secolo da quando nel 1997 la società di gestione di fondi Putnam Investment lanciava questo slogan eppure oggi è più attuale che mai.  Sono certo che la maggioranza degli investitori e risparmiatori negli ultimi anni siano molto confusi sul da farsi per costruire e ribilanciare un portafoglio. La difficoltà consiste nel non accettare l’imprevedibilità dei mercati e pretendere di voler capire dove è meglio mettere i propri soldi per poi spostarli da un’altra parte non appena il trend è cambiato. A prima vista un investitore inesperto potrebbe pensare che è facile ma le cose nella pratica stanno in maniera molto diversa. Cerchiamo allora di capire il perché ed il significato di quello slogan.

“Time, non timing” significa tradotto in italiano “tempo, non giusto momento”. Il messaggio che la società di fondi voleva lanciare ai suoi clienti era quindi che per la buona riuscita di un investimento azionario (perchè era questo il mkt a cui si riferivano) l’ingrediente principale era il tempo. Il tempo avrebbe lavorato a tuo favore e ti avrebbe consegnato risultati importanti. Di contro, fare timing, ovvero cercare di azzeccare il momento migliore per entrare ed uscire dal mkt azionario, avrebbe distrutto valore e ridotto il risultato finale. Oggi dopo 23 anni potrei aggiungere, per esperienza personale, che questa attività non solo avrebbe ridotto i rendimenti ma in molti casi avrebbe anche causato perdite non recuperabili. Il perché è presto detto. Un’ analisi di Advisor Perspective mostra che oltre il 70% delle perdite accumulate dallo s&p 500 USA negli ultimi 35 anni dipende da dieci periodi di crolli molto brevi (limitati ad un mese) recuperati nell’85% dei casi in tre mesi e nel 93% dei casi entro un anno. Se questa è la realtà non c’è da sorprendersi dei risultati della ricerca della società indipendente Dalbar sul mercato USA dal titolo Quantitative analysis of investor behavior.

Secondo questa analisi, a fronte di un rendimento annualizzato del 9,96% dello S&P500 (che ricordiamo rappresentare le prime 500 aziende USA) l’investitore ha incassato poco più del 5%. In estrema sintesi questo è successo perché i rendimenti sui mercati si fanno in pochi giorni e per la maggioranza delle persone risulta impossibile intercettarli. Per cui ciò che la società Putnam di Boston voleva comunicare 23 anni fa è che entrare ed uscire dai mercati aumenta solo la probabilità di perdersi i giorni migliori. E ciò è ancora più vero in un contesto come quello attuale in cui la volatilità è molto alta e quindi la tempistica sbagliata può fare un disastro. Purtroppo quello che accadde al mkt azionario nel 2001 (due torri) e 2008 (lehman brothers) mandarono in soffitta lo slogan, e si cominciò a pensare che il timing era essenziale in un investimento…

Oggi potremmo dire con certezza che dopo 23 anni il nostro investitore virtuale e razionale nonché rispettoso della regola Time, not timing” sarebbe stato premiato …ma voi ne conoscete qualcuno ?

E allora molti di voi si chiederanno a questo punto cosa dovrebbe fare un investitore ?

Quale consiglio ci dai ?

Quello che ho sempre predicato, ovvero stabilire quale è la parte di denaro che può stare investita a lungo termine e capire se si è disposti ad accettare la volatilità inevitabile nel durante. A questo punto utilizzare tecniche di ribilanciamento basate sui modelli quantitativi di medie mobili che individuino i trend e che ti permettano di stare in sottopeso in alcuni periodi e sovrappeso in altri in base a modelli oggettivi e non discrezionali. Non praticare il tutto dentro ed il tutto fuori poiché i falsi segnali dei modelli posso essere presenti in un arco temporale lungo. Ribilanciare in base ad un modello che segue i trend ci serve per ridurre la volatilità nel tempo del nostro portafoglio azionario evitando di incorrere in perdite pesanti che poi richiederebbero troppo tempo per essere recuperate e metterebbero a dura prova l’investitore. L’esempio che posso fare è quello del 2008 in cui l’indice S&P500 USA ha impiegato 6 anni per riagguantare i massimi precedenti. E’ vero i casi di questo tipo sono una rarità sui mercati finanziari ma si sono verificati e dunque vanno contemplati.

Per cui riassumendo il “Time, non timing” è teoricamente un messaggio corretto e veritiero se si ha un orizzonte di 20 anni e non si è emotivi ed ansiosi. Tuttavia l’esperienza ci dice che l’investitore è tutt’altro che razionale e dunque tecniche di ribilanciamento basate sui trend possono essere di aiuto per affrontare eventuali periodi di caduta dei mkt un pò più lunghi e profondi.

Last, but not the least, spalmare il proprio investimento  nel tempo riduce il rischio di incappare in un punto di ingresso sfavorevole per cui il classico piano di accumulazione è sempre il benvenuto.

 

 

 

Informazioni su gianlucabati

Consulente finanziario Finecobank
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