Bilancio del primo semestre 2017

Incontrando i clienti in questi giorni mi sto rendendo conto che forse in pochi hanno capito come stanno andando le cose. O meglio, l’andamento sorprendentemente positivo della borsa italiana nel primo semestre, ha portato molti di riflesso a pensare che anche altrove le cose stiano andando in questo modo. La realtà è a macchia di leopardo se analizziamo i rendimenti dei principali mercati in cui un portafoglio investe soprattutto alla luce dell’andamento euro/dollaro. Tale cambio è stato un motore di performance negativa per l’investitore domestico che ha un portafoglio internazionale passando da 1,05 dollari per un euro al 31 dicembre 2016 all’ 1,1365 attuale. In percentuale si tratta di un 7,6% sulle attività estere in dollari che ha fatto da contraltare alla performance positiva dei mercati azionari europei.

Un portafoglio esclusivamente azionario internazionale avrebbe registrato nel semestre un 1,96%. Come si può notare dal grafico di cui sopra la performance peggiore è stata fatta registrare dalle materie prime che sono peraltro trattate in dollari. La componente azionaria USA in euro ha chiuso il semestre in parità ed emergenti ed europa hanno generato la migliore performance, con all’interno l’Italia che l’ha fatta da padrona con un +9,3%. In gennaio seguendo il mio metodo trend follower avevo pubblicato un articolo in cui comunicavo che il segnale di acquisto sull’europa era arrivato.

Come affermo sempre, io non voglio e non posso fare previsioni non avendo la presunzione di poterlo fare, ma posso vedere ed analizzare le serie storiche dei prezzi che contengono tutte le informazioni che ci servono per sapere se un mercato è rialzista o ribassista nel medio termine. A tal proposito ribadisco che la metodologia consiste nel lasciare correre i profitti e tagliare le perdite seguendo indicazioni date dal trading system. Molti mi chiedono quando il trend si fermerà ed allora capisco che non hanno capito come funziona il metodo.

Qualsiasi sistema basato sulle medie mobili mi farà entrare dopo i minimi e vendere dopo i massimi. Non esiste la possibilità di vendere sui massimi e comprare sui minimi sistematicamente ma esiste la possibilità di vendere dopo il raggiungimento dei massimi di periodo se il sistema segnala una inversione del trend di medio periodo.

Attualmente i semafori sono ancora verdi per cui, pur essendo in presenza di un trend che ormai dura dal 2009, e pur sapendo che prima o poi si fermerà non ci resta che seguirlo ed assecondarlo…farcelo amico. Andare contro il mercato è sempre stato pericoloso tanto quanto seguire il gregge senza una guida. Mi piace spesso andare a vedere il grafico dello s&p 500 e come un banalissimo metodo basato su una media mobile semplice a 200 giorni abbia guidato qualsiasi persona nelle proprie scelte d’investimento azionario nella catena di eventi che si sono concatenati nel tempo. Se non avesse seguito un metodo avrebbe venduto le posizioni da molto tempo per prendere profitto e magari avrebbe tenuto quelle in perdita. Soprattutto oggi che l’informazione viaggia rapida ed è piena di “rumori” è sempre più importante isolare ciò che è importante da ciò che non lo è. Date una occhiata al grafico sottostante.

Il grafico mostra l’indice più popolare americano dal 1995 ad oggi a cui è stata applicata una media mobile semplice a 200 giorni. I punti rossi indicano le fasi ribassiste e dunque i trend di medio periodo in cui il mercato è sceso o in cui è arrivato un segnale di vendita ed i punti verdi indicano le fasi rialziste. Questo è solo un esempio di applicazione di un sistema basato sulle medie mobili. Ma ci si rende subito conto di come riesca a ridurre la volatilità di un portafoglio ed eviti di fare la fine della “rana bollita”. Chiaramente non è privo di falsi segnali ma ciò è il prezzo da pagare per non farsi trovare nella rete quando i pescatori tireranno su le reti !

 

 

 

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Ma che sono questi PIR ?

Non avrei voluto parlare di questo argomento ma oramai le principali città d’Italia, Rimini inclusa, sono tappezzate di manifesti tricolore che inneggiano all’Italia ed ai benefici di investire sull’Italia. Non ne avrei voluto parlare perchè credo sia ancora presto, mancando i regolamenti ufficiali ed per altri motivi che poi elencherò. Ma la battage pubblicitaria e la curiosità delle persone meritano un primo approfondimento su questi PIR. Come sempre partiamo dalla legge che li ha costituiti e dunque fatti nascere.

“La legge di stabilità 2017 al Capo II prevede le misure per gli investimenti e l’articolo 18, commi 11-25, stabilisce un regime di esenzione fiscale per i redditi di capitale e i redditi diversi percepiti da persone fisiche residenti in Italia, al di fuori dello svolgimento di attività di impresa commerciale, derivanti dagli investimenti effettuati in piani di risparmio a lungo termine. I piani individuali di risparmio (c.d. PIR), per beneficiare dell’esenzione, devono essere detenuti per almeno 5 anni e devono investire
nel capitale di imprese italiane e europee, con una riserva per le Pmi, nei limiti di 30mila euro all’anno e di 150mila euro nel quinquennio. I piani di risparmio devono essere gestiti dagli intermediari finanziari e dalle imprese di assicurazione i quali devono investire le somme assicurando la diversificazione del portafoglio.

Il comma 12 contiene la definizione di piano di risparmio a lungo termine: tali piani si costituiscono mediante la destinazione di somme o valori con lo scopo di effettuare investimenti qualificati (indicati nel comma 13) mediante l’apertura di un rapporto di custodia o di amministrazione, anche fiduciaria, o di gestione di portafogli o di altro stabile rapporto, con opzione per l’applicazione del regime del risparmio amministrato, o di un contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione, instaurato con operatori professionali.Gli operatori professionali presso i quali possono essere costituiti i PIR sono gli intermediari abilitati e le imprese di assicurazioni residenti. Il conferimento di valori nel piano è considerato cessione a titolo oneroso e l’intermediario applica l’imposta secondo le modalità indicate dalla norma che disciplina l’opzione per l’applicazione dell’imposta sostitutiva su ciascuna plusvalenza
o altro reddito diverso realizzato (articolo 6 del D.Lgs. n. 461 del 1997).

Il comma 13 prevede che in ciascun anno solare di durata del piano, per almeno i due terzi dell’anno stesso, le somme o i valori destinati nel piano di risparmio a lungo termine devono essere investiti per almeno il 70 per cento del valore complessivo in strumenti finanziari, anche non negoziati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese che svolgono attività diverse da quella immobiliare, fiscalmente residenti in Italia o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo con stabili organizzazioni in Italia. La predetta quota del 70 per cento deve essere investita per almeno il 30 per cento del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

Il comma 14 dispone che non più del 10 per cento delle somme o valori destinati nel piano può essere investito in strumenti finanziari emessi o stipulati con lo stesso soggetto, o con altra società appartenente al medesimo gruppo, oppure in depositi e conti correnti.

Il comma 15 prevede che le somme conferite nel piano possano essere investite anche in quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo che investono per almeno il 70 per cento dell’attivo in strumenti finanziari indicati nel comma 13 e che rispettano le condizioni poste al comma 14.

Il comma 17 richiede che gli strumenti finanziari in cui è investito il piano siano detenuti per almeno cinque anni. In caso di cessione prima dei cinque anni i redditi realizzati attraverso la cessione e quelli percepiti durante il periodo minimo di investimento del piano sono soggetti ad imposizione secondo le regole ordinarie, unitamente agli interessi, senza applicazione di sanzioni: il relativo versamento deve essere effettuato dai soggetti gestori entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessione. I soggetti gestori recuperano le imposte dovute attraverso adeguati disinvestimenti o chiedendone la provvista al titolare. In caso di rimborso degli strumenti finanziari oggetto di investimento prima del quinquennio, il controvalore conseguito deve essere reinvestito negli strumenti finanziari ammessi entro 30 giorni dal rimborso Il comma 20 prevede che le minusvalenze, le perdite e i differenziali negativi realizzati mediante la cessione o il rimborso degli strumenti finanziari detenuti nel piano sono deducibili dalle plusvalenze, differenziali positivi o proventi realizzati nelle operazioni successive poste in essere nell’ambito del piano stesso sottoposte a tassazione secondo quanto stabilito ai precedenti commi 17 e 18 a partire dal medesimo periodo d’imposta e non oltre il quarto. Alla chiusura del piano le minusvalenze, le perdite e i differenziali negativi possono essere portati in deduzione non oltre il quarto periodo d’imposta successivo a quello del realizzo nell’ambito di un altro rapporto, di cui sia titolare la medesima persona fisica, con opzione per il regime del risparmio amministrato, ovvero possono essere portati in deduzione, fino a concorrenza, dalle plusvalenze e dagli altri redditi dei periodi d’imposta successivi ma non oltre il quarto, a condizione che sia indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale le minusvalenze e le perdite sono state realizzate (articolo 68, comma 5, del TUIR).

Il comma 21 stabilisce, inoltre, che, in caso di strumenti finanziari appartenenti alla stessa categoria, si considerano ceduti prima gli strumenti acquistati per primi, e che si considera come costo d’acquisto il costo medio ponderato dell’anno di acquisto.

Il comma 22 prevede che il trasferimento di un piano di risparmio a lungo termine da un intermediario ad un altro non rileva ai fini del computo del periodo minimo di detenzione.

Il comma 23 prevede che ciascuna persona fisica non può aprire più di un piano di risparmio a lungo termine e che ciascun piano di risparmio a lungo termine non può avere più di un titolare. L’intermediario o l’impresa di assicurazioni presso il quale è costituito il piano, all’atto dell’incarico, devono acquisire un’autocertificazione, da parte del titolare, con la quale lo stesso dichiara di non essere titolare di un altro piano di risparmio a lungo termine.

Il comma 25 prevede l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni per il trasferimento mortis causa degli strumenti finanziari detenuti nel piano.

La relazione governativa afferma che l’intervento normativo in esame nasce dall’esigenza di prevedere un significativo incentivo fiscale finalizzato a canalizzare il risparmio delle famiglie verso gli investimenti produttivi in modo stabile e duraturo, facilitando la crescita del sistema imprenditoriale italiano.
L’obiettivo è, in particolare, quello di indirizzare il risparmio delle famiglie, attualmente concentrato sulla liquidità, verso gli strumenti finanziari di imprese industriali e commerciali italiane ed europee radicate sul territorio italiano per le quali maggiore è il fabbisogno di risorse finanziarie e insufficiente è l’approvvigionamento mediante il canale bancario.
Il bilanciamento tra gli obiettivi di politica economica e quelli di tutela del risparmiatore viene realizzata subordinando l’incentivo fiscale alla creazione di un “contenitore” fiscale, denominato piano, idoneo ad accogliere tutti gli strumenti finanziari esistenti sul mercato retail purché l’insieme di tali strumenti sia posseduto per un determinato periodo di tempo e sia “assemblato” seguendo criteri predeterminati. In particolare viene previsto che almeno una parte delle risorse investite sia destinato a società italiane ed europee con stabile organizzazione in Italia diverse da quelle rilevanti ai fini del FTSE MIB o altri indici equivalenti. Il riferimento a tali indici ha lo scopo di focalizzare l’agevolazione fiscale sul risparmio che confluisce negli strumenti finanziari
meno liquidi. Ma al momento, nonostante questa possibilità sia prevista dalla normativa, non è praticamente possibile il fai da te. Se in banca chiedete di crearvi un conto titoli che vi consenta di usufruire della nuova normativa sui PIR sui titoli che volete acquistare direttamente rispettando i requisiti previsti, vi ascolteranno come un marziano.

Ora proviamo a fare una sintesi del testo di legge indicando i pro ed i contro di un investimento in PIR.

Certamente il vantaggio più interessante è l’esenzione dalle tasse dei guadagni in conto capitale e cedolare. Ed in un paese in cui la tassazione delle rendite finanziarie è al 26% il discorso si fa interessante. Se facciamo l’esempio di 10.000 euro investito ad un tasso medio annuo del 5% per la durata di 5 anni avremmo a scadenza un montante di 12.762 euro. Sui 2762 euro di guadagno avremmo un risparmio fiscale di 718 euro.

L’esenzione dalle tasse di successione dell’importo investito nei PIR si rivela un altro vantaggio importante in caso di passaggio a miglior vita. Oggi infatti c’è una franchigia di un milione per beneficiario in caso di morte ma  si sta parlando da tempo in parlamento di abbassare tale franchigia ed aumentare le aliquote.

Per contro, la concentrazione dell’investimento in Europa ma ancor più in Italia ci può fare cadere nella trappola dell’ “home bias” ovvero di investire domestico rinunciando ad una diversificazione maggiore e ad un portafoglio meno rischioso per avere un vantaggio fiscale. La soluzione per ovviare a questo problema è dosarlo nei portafogli e pesarlo equamente in base  al rischio che ha.

Un’altra considerazione da fare è rappresentata dal fatto che investe una buona parte del portafoglio (il 30% del 70%) in strumenti spesso non quotati ho quotati in mercati a bassi scambi e dunque meno liquidi e più volatili.
Svantaggioso potrebbe apparire anche il vincolo a cui dobbiamo sottostare per avere il vantaggio fiscale rendendo l’investimento meno flessibile e liquidabile  rispetto ad un altro. Ma si sa che il governo ragiona con il bastone e la carota.

Insomma, l’investimento nei PIR andrebbe valutato non guardando solo al presunto beneficio fiscale ma soprattutto al proprio profilo di rischio, al proprio orizzonte temporale, alla propria asset allocation e al patrimonio posseduto oltre che al TER (Total Expense Ratio, ovvero il costo complessivo annuale del fondo) del PIR. Tutti gli organismi di investimento collettivo del risparmio si stanno buttando a pesce nel business ma i gestori veramente bravi sull’azionario italiano e sulle small e medium cap sono molto pochi. Infatti se si analizzano in base al track record dei risultati conseguiti confrontati con il benchmark, non sono una popolazione così numerosa come il numero di prodotti PIR che si stanno affollando sul mercato. Occorre quindi fare una selezione molto accurata anche perchè non sarà possibile trasferire il PIR in quello di un altro gestore una volta acquistato se non andrà bene. A tal proposito, ricordo che l’intermediario aprirà un dossier PIR dedicato ed una volta aperto non potrò aprirne un altro presso un altro intermediario. Per cui molto meglio utilizzare un intermediario che abbia la più amplia offerta possibile di gestori in modo da poter fare una scelta avveduta.

Ultimo, ma non meno importante, la scelta del momento in cui aprire il PIR. Diciamo che se è completamente azionario, sarebbe corretto impostare dei piani di accumulo per 5 anni in modo da non incorrere nel rischio di sbagliare timing d’ingresso. E a tal proposito inserirò qui sotto il grafico dell’indice Italiano più rappresentativo, il FTSE MIB e l’indice delle piccole medie imprese FTSE mid cap. Forse non è un caso che quest’ultimo da qualche mese a questa parte stia sovraperformando l’indice large cap in modo sempre più evidente. Forse i gestori si vedono arrivare fiumi di denaro dagli intermediari e comprano azioni di piccole medie società contribuendo a far crescere i prezzi indipendentemente dai fondamentali ? Non saprei, ma probabilmente fare piani quinquennali frazionando l’importo complessivo annualmente è la scelta che il buon padre di famiglia è chiamato a fare !

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Il paziente sta guarendo !

Sono passati 9 anni dal quel settembre 2008 in cui sembrava di essere prossimi alla fine del mondo. Ricordo ancora molto bene le telefonate dei numerosi clienti preoccupati per quello che sarebbe accaduto  non solo sui mercati finanziari ma anche nell’economia reale. Telefonate che talvolta erano anche di disperazione. Un bravo consulente non deve solo arginare lo stato d’animo ansioso e preoccupato del cliente ma anche chiedersi in quei momenti che cosa fare. E la cosa giusta da fare non gli viene suggerito da nessuna testata giornalistica.

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Di solito quello che leggiamo è fatto per trasmetterci delle emozioni al fine di riuscire ad attrarre quanti più lettori possibili. E si sa, le masse si muovono sull’emotività spesso alimentata dai media. Infatti da quel settembre 2008 il mercato azionario sarebbe sceso fino a marzo 2009 ovvero per altri 6 mesi facendo crollare i listini di tutto il mondo di oltre il 50% rispetto ai massimi precedenti. Un consulente finanziario che abbia vissuto quell’esperienza molto forte ed imprevedibile, oggi,  a distanza di anni  dovrebbe chiedersi prima di tutto se il cliente, a cui fornisce aiuto, ha il portafoglio che desidera e la quantità di rischio che aveva chiesto. Si badi bene che ho parlato di quantità di rischio e non se vuole rischio. E qui apro e chiudo la parentesi. Il rischio zero studiato nei vecchi manuali di finanza è scomparso !

E non so quanti risparmiatori abbiano questa consapevolezza e quanti consulenti abbiano il coraggio di dirlo. Digerire questo concetto ci porta al passo successivo che è quello di avere ed ottenere un giusto rapporto rendimento atteso/rischio. In parole semplici significa capire quale perdita/guadagno si è disposti ad accettare su un orizzonte temporale predefinito.

Spesso, quando accadono crash come quelli del 2008, si scopre che tanti hanno comprato del rischio senza saperlo o non ne avevano compreso l’entità. Solo l’esperienza di un consulente finanziario, la conoscenza che ha dei suoi clienti e ancor più la disponibilità del cliente ad aprirsi e chiedere manifestamente ciò che vuole in termini di rischio consentirà a ciascuno di aver un portafoglio che avrà negli anni un rendimento atteso e rischio (misurata in termini di volatilità) in linea con quanto richiesto.

Un portafoglio in cui mettere i risparmi deve essere costruito in modo da tener conto del

  • rendimento Atteso
  •  di quanto oscilla ovvero del rischio
  • scegliendo tipi di investimenti differenti ovvero della diversificazione
  • così che vadano su e giù in modi e tempi diversi ovvero che abbiano una bassa correlazione

Funziona a tal punto che un portafoglio diversificato e decorrelato composto da attività speculative potrebbe risultare meno rischioso di un portafoglio prudente. Dobbiamo, in poche parole, costruire un portafoglio seguendo delle regole ed una metodologia. Ma torniamo al caso di un investitore che, leggendo il giornale del 16 settembre 2008, si fosse spaventato ed avesse venduto un portafoglio azionario World ben diversificato. Fino al 20 marzo 2009 avrebbe cantato vittoria avendo evitato un -35% del World All Country. Ma si sa che in borsa ride ben chi ride ultimo ed oggi avrebbe avuto un rendimento del 82,1%, un 10% circa annualizzato di rendimento !

L’investitore in esame non ha scelto di disinvestire su modelli oggettivi ma solo in base ai media e dunque se lo stesso investitore avesse continuato dal 16 settembre 2008 in avanti a leggere i giornali forse non sarebbe rientrato sul mercato fino al 2012-13 anni in cui i giornali ricominciavano a parlare di ripresa o forse ancora oggi sarebbe fuori dal mercato visto le continue incertezze ed eventi accaduti non beneficiando dei profitti degli anni successivi. lo so che a molti potrebbe apparire noioso questo discorso. Ma pensare di costruire un portafoglio diversificato e fare aggiustamenti in base ad un metodo  è l’unica strada da perseguire per gestire nel medio lungo termine un portafoglio.

Fare timing sul mercato in base ai media è assolutamente sbagliato e questa ne è la dimostrazione mentre è giusto fare aggiustamenti sull’azionario in base ai trend di medio lungo termine delle asset class. Una volta costruito un portafoglio idoneo per ciascuno con i criteri prima elencati si opererà sulla parte di azionario, ad esempio, aumentandola o riducendola seguendo una metodologia che nel mio caso è quella descritta più volte nel mio blog basata su medie ottimizzate e stop loss.Se un investitore avesse operato in questo modo nel 2008 avrebbe ridotto l’esposizione in quel periodo e poi aumentato l’azionario fino a riportarla al valore originario nei mesi successivi al crollo beneficiando oggi di uno dei più grandi rialzi della storia dei listini internazionali. Infatti a marzo 2009 i giornali ed i media continuavano ad affermare che il rally di wall street era una illusione e che le manovre messe in atto dalla banca centrale americana avrebbe messo in ginocchio l’America più di quello in cui era. Il messaggio era “stai fuori dal mercato !”

Alcuni rimangono affascinati interloquendo con professionisti in videoconferenza da Londra che fanno previsioni a breve e suggeriscono di spostare i soldi da una parte all’altra…tuttavia non serve, è solo cinema ed anzi ci porta sulla strada sbagliata, facendoci perdere di vista l’obiettivo e costringendoci a guardare a brevissimo creando ancora più confusione ed incertezza

Occorre partire dall’umiltà e ammettere di sapere di non sapere ! Questo atteggiamento ci consentirà di avere lucidità nei momenti in cui nessuno ce l’ha. E guardando con lucidità il presente non si può non considerare che i mercati azionari internazionali sono in trend nonostante le mille incertezze sul presente e sul futuro, le preoccupazioni etc, rispolverando un vecchio detto secondo il quale le borse sono abituate da anni a scalare i muri delle preoccupazioni. Non si può non vedere che le manovre messe in piedi dai governi e dalle banche centrali prima in America, poi in tutto il mondo compresa l’Europa, abbiano avuto effetti positivi. Non si può non notare che il paziente è uscito dalla terapia intensiva e che oltreoceano hanno staccato le flebo da dicembre 2015, mese in cui abbiamo assistito al primo rialzo dei tassi. Eppure nessuno ha suonato la campanella a wall street e festeggiato il paziente che cominciava a stabilizzarsi e si alimentava da solo !

E non possiamo non notare che il LIBOR usa 3 mesi è salito fino all’1,12% e che un decennale usa oggi rende più di un titolo di stato Italiano. Non si può non notare che l’inflazione sta progressivamente aumentando in USA ed altrove rendendo molto probabilmente  improcastinabile il proseguimento dei  rialzi dei tassi in futuro.

Questo ed altri macro trend occorre vedere quando si costruisce un portafoglio, facendo fotografie in movimento delle variabili economiche finanziarie per decidere i pesi da dare ad ogni asset con cui si costruisce un portafoglio.

Con questo concludo dicendo che il mercato farà il mercato e dunque avrà un andamento che nel breve sarà imprevedibile alla faccia di tutti coloro che pensano di “sgamarlo” !

 

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Anche l’Europa è tornata in trend

Come sa chi mi legge, cerco il più possibile, di seguire i trend e dunque di non interpretare i mercati in base a impressioni, opinioni o altro ma facendo riferimento ad un modello matematico che studiando le serie storiche ci dice in quale fase è il mercato. Ribadisco, a scanso di equivoci, che non si tratta di un sistema che è immune da falsi segnali come tutti i trading system. Ma la combinazione delle due medie mobili da me utilizzate è la migliore metodologia per minimizzare falsi segnali. Su un arco temporale di 5 anni ( periodo giusto per operare sul mercato azionario) solitamente si creano dei trend ribassisti e rialzisti di medio termine e questo modello è strutturato per segnalarceli. Infatti il problema più grosso per un investitore è capire dove siamo ovvero se l’indice in questo momento è in un trend primario rialzista o ribassista o se invece si tratta di una correzione del trend primario e quindi un movimento di poca rilevanza. Dunque il compito principale del modello che seguo è individuare i trend primari rialzisti e ribassisti di medio-lungo  termine. Il compito principale del modello non è segnalarci se da qui ad un mese il mercato giapponese salirà ma se oggi c’è trend e dunque se entrare con un orizzonte di medio-lungo termine. Poco importa se poi durante il viaggio ci saranno degli imprevisti di breve termine che come si dice in gergo creano rumore perchè ciò che ci interessa è essere in acquisto quando l’indice di riferimento ha massimi crescenti e minimi crescenti. Diversamente i sistemi di trading creati per individuare i movimenti di breve periodo sono pieni di falsi segnali e di “rumori di sottofondo” e quindi non idonei per una operatività con meno transazioni e falsi segnali.  Di qui la necessità di uno strumento che ci individua trend primari e ci distolga dai falsi segnali che invece generano continuamente i trading system di breve termine. Certamente, come dicevo, non riusciamo a sterilizzare completamente questi falsi segnali e dobbiamo accettarli come parte del pacchetto e testando il sistema sugli indici principali capiamo che è un sacrificio che dobbiamo sopportare per avere un utile più che proporzionale. Per illustrare come il sistema ha lavorato dal 1998 ad oggi guarderemo un grafico.

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Si tratta del noto S&P500, indice americano, rappresentativo delle 500 più grandi aziende americane per capitalizzazione. Il grafico mostra gli ultimi 20 anni di storia. Mostra anche come avrebbe lavorato il trading system basato su medie mobili ottimizzate. Prima di tutto osserviamo il numero di interventi a cui tale sistema ci ha sottoposto. Ciò ci serve per capire se l’operatività richiesta dal sistema è elevata e dunque tarata sul breve termine oppure sul medio termine. Negli ultimi 20 anni l’indice ci ha chiamati a prendere decisioni e dunque ci ha fornito segnali 8 volte. Dunque una operatività di medio termine volta a catturare i trend di medio-lungo termine. In seconda battuta andiamo a verificare quanti di questi segnali sarebbero stati falsi segnali. Avremmo avuto 4 falsi segnali ma come si può vedere dal grafico i primi 4 interventi mi avrebbero risparmiato il rischio rovina e tempi lunghi di recupero individuando egregiamente i trend rialzisti e ribassisti mentre i 4 interventi successivi sarebbero stati falsi segnali. Tuttavia facciamo una considerazione importante: quanto rendimento mi avrebbero fatto perdere gli interventi sbagliati ? E da quanta perdita mi avrebbero salvato gli interventi corretti ?

Mia opinione è che non è mai un problema aver guadagnato meno per interventi sbagliati ma è un grosso problema trovarsi a -50% con il proprio capitale investito e magari dover aspettare 12 anni per recuperare il proprio capitale investito. Inoltre questo trading system va opportunamente accoppiato con un trailing stop che ci sarebbe venuto in aiuto riducendo ulteriormente questi falsi segnali ma questo è un altro tema. Ciò che vorrei rimarcare è che avere un metodo è meglio che seguire i media o l’istinto. Ci conduce all’obiettivo alla fine senza dispersione di energie e indecisioni.

Seguendo questa metodologia i mercati azionari internazionali principali quali World, USA, Giappone ed Emergenti sono oggi in trend rialzista e da poco anche l’Europa analizzando il grafico dello Stoxx600 che rappresenta le 600 aziende a maggiore capitalizzazione in Europa.

 

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Osservando il grafico sopra vediamo come il mercato europeo stia ritornando in trend dopo un anno e mezzo. Sarà la riscossa dell’Europa sugli USA ? Sarà l’inizio di un nuovo ciclo di crescita ? O sarà l’inizio della fine dell’Europa ?

Non è certo mio compito fare analisi e previsioni politiche per cui lascio a voi l’ingrato incarico !

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Eppure sarebbe tanto semplice !

In questi ultimi giorni riflettevo sulle possibilità d’investimento in questo ultimo scorcio d’anno. In particolare la mia attenzione era rivolta alle possibili opportunità ed al rapporto rendimento rischio. C’è in questo momento una attività finanziaria che abbia un rendimento alto o positivo ed un rischio basso ? E quale sarà l’asset finanziario con il miglior rapporto rendimento/rischio nei prossimi anni ?
Alla prima domanda ho risposto senza esitazione NO !
Ma poi riflettendo bene mi sono detto che se si sprofondasse nella deflazione per qualche anno anche un rendimento nominale del 2% sul decennale governativo italiano sarebbe interessante. Già, ma fare investimenti basati su queste ipotesi significa fare previsioni di politica economica e monetaria ed assumersi il rischio di sbagliare magari trovandosi tra qualche anno con una inflazione galoppante e tassi alti se non con una ristrutturazione del debito nella peggiore delle ipotesi. Allora ho tentato di rispondere alla seconda domanda andando a rispolverare un vecchio libro di Jeremy Siegel “Stocks for the long run” e mi sono accorto che forse si può tentare di dare una risposta alla seconda domanda.

Infatti non esiste solo il rischio inteso come volatilità del nostro portafoglio o emittente ma anche il rischio inteso come probabilità di sbagliare previsioni e trovarsi dunque alla fine  con un pugno di mosche anzichè il rendimento sperato. Ma se piuttosto che fare previsioni ci basassimo su dati passati e serie storiche delle varie asset class forse potremmo tentare di rispondere alla domanda. Il vecchio caro Siegel fece una analisi storica dei rendimenti nel lungo termine delle varie attività finanziarie confrontate con l’inflazione. Egli scopri che dal 1902 ad oggi l’asset più redditizia, se detenuta per un tempo abbastanza lungo, è l’azionario. Avete capito bene, l’azionario è stato nel corso del secolo scorso il posto migliore in cui mettere i propri soldi. Il rendimento di quest’ultimo ha superato l’oro, i titoli di stato a breve termine ed i titoli di stato a lungo termine consegnando a coloro che vi hanno creduto ed investito rendimenti ben superiori all’inflazione. Maggiore è il tempo che l’investitore ha avuto a disposizione e maggiore è stata la probabilità di portare a casa un risultato importante ed in alcuni casi incredibile. Per cui potremmo dire in maniera molto semplice e disinvolta che ogni pianificazione finanziaria fatta a dovere dovrebbe contenere azionario per la parte di investimenti a lungo termine. La cosa strana è che spesso accade il contrario. Gente che fa trading con orizzonte brevissimo investendo i soldi sull’azionario  con la logica del mordi e fuggi e viceversa persone che investono per realizzare obiettivi di lungo termine investendo in titoli di stato a lungo termine. Come dire, nel breve termine sono disposto a prendere qualche rischio ma nel lungo devo essere sicuro !

Si tratta di un grande abbaglio che ci fa vedere una realtà distorta, ci facciamo una rappresentazione nella nostra testa del mercato azionario che non è quella reale ma magari solo il frutto di una nostra qualche esperienza andata male. Ritornando a bomba alla riflessione iniziale su quale sia l’attività finanziaria migliore per i prossimi anni potremmo rispondere che sarà con buona probabilità quella che è stata per oltre un secolo. Ho voluto, allo scopo,  guardare i ritorni lordi (con i dividendi reinvestiti) dell’Indice principe che dovrebbe esserci nella parte “core” di ogni portafoglio costruito con esperienza e buon senso.Si tratta dell’ MSCI WORLD INDEX TOTAL RETURN in dollari americani.

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Un indice mondiale che rappresenta molto bene i mercati azionari mondiali delle economie sviluppate, di cui abbiamo analizzato i rendimenti annuali dal 1970 ai nostri giorni. Si tratta di una storia di 46 anni in cui si è passati dall’iperinflazione degli anni 70, ai conflitti internazionali per arrivare agli eventi più recenti quali la crisi della new economy, attentati alle torri gemelle, guerra Iraq, bolla immobiliare, fallimenti di Banche centenarie, crisi debito Irlanda, Grecia ed Italia, terremoto in Giappone, svalutazioni yuan cinese, Brexit, crollo della sterlina e così via. Guardate bene i dati annuali. Ci segnalano 12 anni negativi su 46 e solo un caso con 3 anni negativi consecutivi. Sempre nel testo di Siegel, emerge che l’indice azionario americano S&P 500, forse l’indice più famoso al mondo misurato dal 1902 ai nostri giorni, è cresciuto per i 2/3 del tempo ed è sceso per 1/3 del tempo. La nostra analisi dell’indice MSCI World per il periodo considerato mostra lo stesso fenomeno. Dunque un mercato azionario che mostra statisticamente periodi di ribasso brevi e periodi di rialzo più lunghi. Io non credo che la maggioranza dei risparmiatori sappia e abbia ben in mente questo ! Ma sarebbe importante, poichè consentirebbe alle persone che hanno un orizzonte di lungo termine, di investire in azioni controllando meglio l’emotività nei momenti di ribasso che inevitabilmente si troverebbero a vivere. Aiuterebbe ad essere maggiormente ottimisti sulle possibilità di recupero dei listini azionari, a mantenere un maggiore equilibrio, fiducia e speranza. Equilibrio necessario per avere il premio nel tempo che spetta a coloro che si sono privati della liquidabilità dell’investimento nel breve per aver investito in azioni. Una giusta ricompensa, che gli economisti definiscono da sempre “premio per il rischio”, che c’è sempre stato e sempre ci sarà !

 

 

 

 

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11% !

E’ questa la percentuale di italiani intervistati che conoscono le principali caratteristiche di una obbligazione. Sconcertante !

Questo emerge dalla consueta relazione annuale della Consob  rapporto Consob 2016 su ricchezza e risparmio dalla quale emerge un peggioramento rispetto all’anno precedente della conoscenza finanziaria delle famiglie italiane. Il dato stupisce ancor più se pensiamo che siamo un popolo che ama le obbligazioni ed investe prevalentemente in obbligazioni. I miliardi di risparmi andati in fumo negli ultimi 15 anni con i vari crack Argentina, Cirio, Parmalat, Banca Etruria e così via, sembrano non aver lasciato un segno !

Solo il 47% degli intervistati sa cosa sia l’inflazione (e sono meno del rapporto annuale del 2015) ed il 78% non comprende cosa significhi tassi negativi. Badate bene che non stiamo parlando di spiegare cosa è il crowdfunding o altre terminologie di finanza moderna. Dunque sconcertante è anche l’inconsapevolezza di quanto sia importante, se non ci si affida ad un consulente finanziario, conoscere le regole del gioco. Infatti, pur aumentando la percentuale di coloro che si rivolgono a professionisti del settore, esiste ancora una percentuale elevatissima (38%) che preferisce chiedere consiglio a parenti od amici anzichè consultare un esperto. Eppure l’Italiano avrebbe un bisogno immenso di conoscere concetti economici semplici quali inflazione, rischio/rendimento, diversificazione…e così via per non imbattersi più in una nuova Parmalat o un subordinato dell’Etruria. Occorrerebbe essere consapevoli che la concentrazione distrugge i portafogli mentre la diversificazione li protegge. Dall’indagine emerge anche che gli Italiani hanno una maggiore percezione del rischio rispetto ad altri investitori di altri paesi ed un crescente minore interesse per gli investimenti finanziari con la conseguenza di dirigere le proprie preferenze verso prodotti liquidi  e assicurativi. Questo comportamento ha ridotto la componente azionaria nei portafogli e precluso delle opportunità alle famiglie. La ridotta alfabetizzazione finanziaria emerge anche, ad esempio, dall’incomprensione del gruppo intervistato relativamente al fenomeno dei tassi negativi. Infatti quando è stata chiesta una opinione sui rendimenti dei titoli di stato eurozona, il 40% non ha saputo esprimere una opinione ed il 38%  li considera troppo rischiosi.

Il rapporto annuale Consob conferma un’altra caratteristica dell’investitore Italiano, l’overconfidence !

Trattasi della propensione a ritenersi più capace e superiore rispetto alla media degli investitori. E questo atteggiamento è riconoscibile nella scarsa disponibilità da parte dell’Italiano ad ammettere che non è possibile prevedere i mercati e che sarebbe meglio affidarsi ad esperti che lo fanno di mestiere. Ecco dunque spiegata la concentrazione in pochi strumenti del portafoglio e la bassa diversificazione. Perchè devo diversificare se so quale investimento è preferibile e migliore in questo momento ?

Il 6% degli intervistati conosce le implicazioni di una corretta diversificazione, mentre il 52% intende la diversificazione come la possibilità di investire in un numero elevato di titoli a basso rischio ed alto rendimento non comprendendo per nulla il trade/off rischio rendimento (al salire del rendimento atteso dobbiamo accettare un rischio più alto). A proposito del rischio, il 50% degli intervistati identifica il rischio con la possibilità di perdere il capitale, mentre solo il 25% con la variabilità del rendimento.

In termini di scelte d’investimento è aumentata la quota di famiglie che possiedono obbligazioni bancarie denotando quindi una scarsa conoscenza del rischio e una scarsa volontà di partecipare ai mercati finanziari. Tutto ciò ha ed avrà certamente un costo opportunità in termini di rendimento.

Ultima, ma non meno importante, è la scarsa disponibilità dell’Italiano a fornire informazioni al consulente non capendo che la qualità della consulenza dipende anche dalle informazioni che egli fornisce.

Ancora una volta il rapporto indica che l’Italiano  chiama consulenza qualcosa che non lo è. Considera il consulente finanziario un venditore di prodotti, uno di cui non ci si può fidare fino in fondo, salvo poi chiedere allo stesso delle dritte sui mercati o il titolo miracoloso. Potremmo dire che ha una scarsa consapevolezza finanziaria ! Ma è proprio da qui che occorre partire. Non è necessario far frequentare corsi di finanza agli Italiani ma sarebbe già qualcosa che sapessero di non sapere e che sui mercati finanziari non esistono pasti gratis !

 

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Quadro tecnico dei mercati azionari

Come molti di voi sanno, anzichè affidarsi alle previsioni, preferisco prendere atto delle situazioni. In gergo tecnico finanziario si dice seguire i trends dei mercati e assecondarli. E come di consueto pubblicherò i grafici dei 5 mercati che seguo quali MSCI World, S&P 500, Stoxx600, MSCI Emerging e Nikkei per il Giappone. In particolare, il mercato americano da inizio estate mostra segnali interessanti. Infatti i primi di maggio abbiamo assistito ad un segnale di rientro sul mercato susseguito poi nel mese di luglio da un altro segnale importante ovvero il superamento dei massimi dell’anno precedente. Dopo un anno di fase laterale in cui l’indice si è mosso in un range ben definito, finalmente, dopo vari tentennamenti, è stato sfondato il massimo precedente a cui si sono susseguiti nuovi record nei giorni successivi. Qui sotto il grafico a cui abbiamo applicato l’algoritmo.

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Il grafico di cui sopra è a 3 anni e come dicevo, nell’ultimo anno, il trend rialzista  iniziato nel marzo del 2009 ha cominciato ha mostrare segni di stanchezza mostrando repentine discese e risalite fino a luglio in cui finalmente la situazione si è sbloccata ed il trend rialzista ha proseguito. Ovvio che prima o poi questo trend rialzista primario finirà ma non sapendo quando sarà quel momento ci limitiamo a seguirlo. Per cui semaforo verde sugli USA.

Ora guardiamo l’Europa e diamo una occhiata al maggiore indice europeo rappresentativo delle 600 aziende maggiori per capitalizzazione in Europa. Si tratta di un indice che ben si presta per avere una rappresentazione della situazione europea. Potremmo definire la situazione in recupero ma non abbiamo ancora un segnale di acquisto. Nessun segnale dell’algoritmo e ancora molta distanza dai massimi del 2015.Tuttavia la forte correlazione di questo indice con quello americano ci fa ben sperare. Il gap da ricucire è molto amplio e ad essere ottimisti potremmo aver spazio per un forte recupero. Si potrebbe adottare, in questa fase, la tattica dell’entrata in doccia che prevede prudenza allungando prima il braccio per sentire la temperatura dell’acqua e solo quando questa è ottimale entrare con tutto il corpo. Metaforicamente significa entrare con qualcosa e poi aumentare quando arriverà il segnale d’acquisto. Dunque semaforo arancione. Ecco il grafico qui sotto a 3 anni.

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L’indice MSCI World (sotto) segue invece le stesse orme dell’indice americano e mostra da qualche mese segnali di forza ed un trend inequivocabilmente rialzista.

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Non so quanti di noi ricordano i mercati emergenti ….che sembravano essere gli unici protagonisti del mercato azionario fino a pochi anni fa e che invece negli ultimi 3 anni, contro ogni previsione, hanno fatto una magra figura rispetto ai mercati azionari dei paesi sviluppati. Beh, ancora contro ogni previsione del 2015, si stanno riscattando in questo scorcio del 2016  e l’indice MSCI Emerging mostra risultati eccellenti da inizio anno. Il segnale di acquisto su questo mercato è appena arrivato e chiede conferme nei prossimi giorni.EEM_3A.jpeg

Ultimo mercato che guarderemo sarà l’indice Nikkei giapponese in cui il semaforo è ancora rosso, nonostante l’helicopter money della BoJ !

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