Eppure sarebbe tanto semplice !

In questi ultimi giorni riflettevo sulle possibilità d’investimento in questo ultimo scorcio d’anno. In particolare la mia attenzione era rivolta alle possibili opportunità ed al rapporto rendimento rischio. C’è in questo momento una attività finanziaria che abbia un rendimento alto o positivo ed un rischio basso ? E quale sarà l’asset finanziario con il miglior rapporto rendimento/rischio nei prossimi anni ?
Alla prima domanda ho risposto senza esitazione NO !
Ma poi riflettendo bene mi sono detto che se si sprofondasse nella deflazione per qualche anno anche un rendimento nominale del 2% sul decennale governativo italiano sarebbe interessante. Già, ma fare investimenti basati su queste ipotesi significa fare previsioni di politica economica e monetaria ed assumersi il rischio di sbagliare magari trovandosi tra qualche anno con una inflazione galoppante e tassi alti se non con una ristrutturazione del debito nella peggiore delle ipotesi. Allora ho tentato di rispondere alla seconda domanda andando a rispolverare un vecchio libro di Jeremy Siegel “Stocks for the long run” e mi sono accorto che forse si può tentare di dare una risposta alla seconda domanda.

Infatti non esiste solo il rischio inteso come volatilità del nostro portafoglio o emittente ma anche il rischio inteso come probabilità di sbagliare previsioni e trovarsi dunque alla fine  con un pugno di mosche anzichè il rendimento sperato. Ma se piuttosto che fare previsioni ci basassimo su dati passati e serie storiche delle varie asset class forse potremmo tentare di rispondere alla domanda. Il vecchio caro Siegel fece una analisi storica dei rendimenti nel lungo termine delle varie attività finanziarie confrontate con l’inflazione. Egli scopri che dal 1902 ad oggi l’asset più redditizia, se detenuta per un tempo abbastanza lungo, è l’azionario. Avete capito bene, l’azionario è stato nel corso del secolo scorso il posto migliore in cui mettere i propri soldi. Il rendimento di quest’ultimo ha superato l’oro, i titoli di stato a breve termine ed i titoli di stato a lungo termine consegnando a coloro che vi hanno creduto ed investito rendimenti ben superiori all’inflazione. Maggiore è il tempo che l’investitore ha avuto a disposizione e maggiore è stata la probabilità di portare a casa un risultato importante ed in alcuni casi incredibile. Per cui potremmo dire in maniera molto semplice e disinvolta che ogni pianificazione finanziaria fatta a dovere dovrebbe contenere azionario per la parte di investimenti a lungo termine. La cosa strana è che spesso accade il contrario. Gente che fa trading con orizzonte brevissimo investendo i soldi sull’azionario  con la logica del mordi e fuggi e viceversa persone che investono per realizzare obiettivi di lungo termine investendo in titoli di stato a lungo termine. Come dire, nel breve termine sono disposto a prendere qualche rischio ma nel lungo devo essere sicuro !

Si tratta di un grande abbaglio che ci fa vedere una realtà distorta, ci facciamo una rappresentazione nella nostra testa del mercato azionario che non è quella reale ma magari solo il frutto di una nostra qualche esperienza andata male. Ritornando a bomba alla riflessione iniziale su quale sia l’attività finanziaria migliore per i prossimi anni potremmo rispondere che sarà con buona probabilità quella che è stata per oltre un secolo. Ho voluto, allo scopo,  guardare i ritorni lordi (con i dividendi reinvestiti) dell’Indice principe che dovrebbe esserci nella parte “core” di ogni portafoglio costruito con esperienza e buon senso.Si tratta dell’ MSCI WORLD INDEX TOTAL RETURN in dollari americani.

world

Un indice mondiale che rappresenta molto bene i mercati azionari mondiali delle economie sviluppate, di cui abbiamo analizzato i rendimenti annuali dal 1970 ai nostri giorni. Si tratta di una storia di 46 anni in cui si è passati dall’iperinflazione degli anni 70, ai conflitti internazionali per arrivare agli eventi più recenti quali la crisi della new economy, attentati alle torri gemelle, guerra Iraq, bolla immobiliare, fallimenti di Banche centenarie, crisi debito Irlanda, Grecia ed Italia, terremoto in Giappone, svalutazioni yuan cinese, Brexit, crollo della sterlina e così via. Guardate bene i dati annuali. Ci segnalano 12 anni negativi su 46 e solo un caso con 3 anni negativi consecutivi. Sempre nel testo di Siegel, emerge che l’indice azionario americano S&P 500, forse l’indice più famoso al mondo misurato dal 1902 ai nostri giorni, è cresciuto per i 2/3 del tempo ed è sceso per 1/3 del tempo. La nostra analisi dell’indice MSCI World per il periodo considerato mostra lo stesso fenomeno. Dunque un mercato azionario che mostra statisticamente periodi di ribasso brevi e periodi di rialzo più lunghi. Io non credo che la maggioranza dei risparmiatori sappia e abbia ben in mente questo ! Ma sarebbe importante, poichè consentirebbe alle persone che hanno un orizzonte di lungo termine, di investire in azioni controllando meglio l’emotività nei momenti di ribasso che inevitabilmente si troverebbero a vivere. Aiuterebbe ad essere maggiormente ottimisti sulle possibilità di recupero dei listini azionari, a mantenere un maggiore equilibrio, fiducia e speranza. Equilibrio necessario per avere il premio nel tempo che spetta a coloro che si sono privati della liquidabilità dell’investimento nel breve per aver investito in azioni. Una giusta ricompensa, che gli economisti definiscono da sempre “premio per il rischio”, che c’è sempre stato e sempre ci sarà !

 

 

 

 

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11% !

E’ questa la percentuale di italiani intervistati che conoscono le principali caratteristiche di una obbligazione. Sconcertante !

Questo emerge dalla consueta relazione annuale della Consob  rapporto Consob 2016 su ricchezza e risparmio dalla quale emerge un peggioramento rispetto all’anno precedente della conoscenza finanziaria delle famiglie italiane. Il dato stupisce ancor più se pensiamo che siamo un popolo che ama le obbligazioni ed investe prevalentemente in obbligazioni. I miliardi di risparmi andati in fumo negli ultimi 15 anni con i vari crack Argentina, Cirio, Parmalat, Banca Etruria e così via, sembrano non aver lasciato un segno !

Solo il 47% degli intervistati sa cosa sia l’inflazione (e sono meno del rapporto annuale del 2015) ed il 78% non comprende cosa significhi tassi negativi. Badate bene che non stiamo parlando di spiegare cosa è il crowdfunding o altre terminologie di finanza moderna. Dunque sconcertante è anche l’inconsapevolezza di quanto sia importante, se non ci si affida ad un consulente finanziario, conoscere le regole del gioco. Infatti, pur aumentando la percentuale di coloro che si rivolgono a professionisti del settore, esiste ancora una percentuale elevatissima (38%) che preferisce chiedere consiglio a parenti od amici anzichè consultare un esperto. Eppure l’Italiano avrebbe un bisogno immenso di conoscere concetti economici semplici quali inflazione, rischio/rendimento, diversificazione…e così via per non imbattersi più in una nuova Parmalat o un subordinato dell’Etruria. Occorrerebbe essere consapevoli che la concentrazione distrugge i portafogli mentre la diversificazione li protegge. Dall’indagine emerge anche che gli Italiani hanno una maggiore percezione del rischio rispetto ad altri investitori di altri paesi ed un crescente minore interesse per gli investimenti finanziari con la conseguenza di dirigere le proprie preferenze verso prodotti liquidi  e assicurativi. Questo comportamento ha ridotto la componente azionaria nei portafogli e precluso delle opportunità alle famiglie. La ridotta alfabetizzazione finanziaria emerge anche, ad esempio, dall’incomprensione del gruppo intervistato relativamente al fenomeno dei tassi negativi. Infatti quando è stata chiesta una opinione sui rendimenti dei titoli di stato eurozona, il 40% non ha saputo esprimere una opinione ed il 38%  li considera troppo rischiosi.

Il rapporto annuale Consob conferma un’altra caratteristica dell’investitore Italiano, l’overconfidence !

Trattasi della propensione a ritenersi più capace e superiore rispetto alla media degli investitori. E questo atteggiamento è riconoscibile nella scarsa disponibilità da parte dell’Italiano ad ammettere che non è possibile prevedere i mercati e che sarebbe meglio affidarsi ad esperti che lo fanno di mestiere. Ecco dunque spiegata la concentrazione in pochi strumenti del portafoglio e la bassa diversificazione. Perchè devo diversificare se so quale investimento è preferibile e migliore in questo momento ?

Il 6% degli intervistati conosce le implicazioni di una corretta diversificazione, mentre il 52% intende la diversificazione come la possibilità di investire in un numero elevato di titoli a basso rischio ed alto rendimento non comprendendo per nulla il trade/off rischio rendimento (al salire del rendimento atteso dobbiamo accettare un rischio più alto). A proposito del rischio, il 50% degli intervistati identifica il rischio con la possibilità di perdere il capitale, mentre solo il 25% con la variabilità del rendimento.

In termini di scelte d’investimento è aumentata la quota di famiglie che possiedono obbligazioni bancarie denotando quindi una scarsa conoscenza del rischio e una scarsa volontà di partecipare ai mercati finanziari. Tutto ciò ha ed avrà certamente un costo opportunità in termini di rendimento.

Ultima, ma non meno importante, è la scarsa disponibilità dell’Italiano a fornire informazioni al consulente non capendo che la qualità della consulenza dipende anche dalle informazioni che egli fornisce.

Ancora una volta il rapporto indica che l’Italiano  chiama consulenza qualcosa che non lo è. Considera il consulente finanziario un venditore di prodotti, uno di cui non ci si può fidare fino in fondo, salvo poi chiedere allo stesso delle dritte sui mercati o il titolo miracoloso. Potremmo dire che ha una scarsa consapevolezza finanziaria ! Ma è proprio da qui che occorre partire. Non è necessario far frequentare corsi di finanza agli Italiani ma sarebbe già qualcosa che sapessero di non sapere e che sui mercati finanziari non esistono pasti gratis !

 

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Quadro tecnico dei mercati azionari

Come molti di voi sanno, anzichè affidarsi alle previsioni, preferisco prendere atto delle situazioni. In gergo tecnico finanziario si dice seguire i trends dei mercati e assecondarli. E come di consueto pubblicherò i grafici dei 5 mercati che seguo quali MSCI World, S&P 500, Stoxx600, MSCI Emerging e Nikkei per il Giappone. In particolare, il mercato americano da inizio estate mostra segnali interessanti. Infatti i primi di maggio abbiamo assistito ad un segnale di rientro sul mercato susseguito poi nel mese di luglio da un altro segnale importante ovvero il superamento dei massimi dell’anno precedente. Dopo un anno di fase laterale in cui l’indice si è mosso in un range ben definito, finalmente, dopo vari tentennamenti, è stato sfondato il massimo precedente a cui si sono susseguiti nuovi record nei giorni successivi. Qui sotto il grafico a cui abbiamo applicato l’algoritmo.

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Il grafico di cui sopra è a 3 anni e come dicevo, nell’ultimo anno, il trend rialzista  iniziato nel marzo del 2009 ha cominciato ha mostrare segni di stanchezza mostrando repentine discese e risalite fino a luglio in cui finalmente la situazione si è sbloccata ed il trend rialzista ha proseguito. Ovvio che prima o poi questo trend rialzista primario finirà ma non sapendo quando sarà quel momento ci limitiamo a seguirlo. Per cui semaforo verde sugli USA.

Ora guardiamo l’Europa e diamo una occhiata al maggiore indice europeo rappresentativo delle 600 aziende maggiori per capitalizzazione in Europa. Si tratta di un indice che ben si presta per avere una rappresentazione della situazione europea. Potremmo definire la situazione in recupero ma non abbiamo ancora un segnale di acquisto. Nessun segnale dell’algoritmo e ancora molta distanza dai massimi del 2015.Tuttavia la forte correlazione di questo indice con quello americano ci fa ben sperare. Il gap da ricucire è molto amplio e ad essere ottimisti potremmo aver spazio per un forte recupero. Si potrebbe adottare, in questa fase, la tattica dell’entrata in doccia che prevede prudenza allungando prima il braccio per sentire la temperatura dell’acqua e solo quando questa è ottimale entrare con tutto il corpo. Metaforicamente significa entrare con qualcosa e poi aumentare quando arriverà il segnale d’acquisto. Dunque semaforo arancione. Ecco il grafico qui sotto a 3 anni.

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L’indice MSCI World (sotto) segue invece le stesse orme dell’indice americano e mostra da qualche mese segnali di forza ed un trend inequivocabilmente rialzista.

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Non so quanti di noi ricordano i mercati emergenti ….che sembravano essere gli unici protagonisti del mercato azionario fino a pochi anni fa e che invece negli ultimi 3 anni, contro ogni previsione, hanno fatto una magra figura rispetto ai mercati azionari dei paesi sviluppati. Beh, ancora contro ogni previsione del 2015, si stanno riscattando in questo scorcio del 2016  e l’indice MSCI Emerging mostra risultati eccellenti da inizio anno. Il segnale di acquisto su questo mercato è appena arrivato e chiede conferme nei prossimi giorni.EEM_3A.jpeg

Ultimo mercato che guarderemo sarà l’indice Nikkei giapponese in cui il semaforo è ancora rosso, nonostante l’helicopter money della BoJ !

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Occhio alle tasse di successione….

Questa volta affronteremo un argomento non così affascinante e coinvolgente come i mercati, ma per l’importanza che esso riveste e l’impatto che potrebbe avere sui nostri patrimoni, non meno importante. In particolare, le cifre che ci sono in ballo, potrebbero arrecare maggiori danni ai risparmiatori di una crisi dei mercati. La mancanza di una robusta crescita dell’economia italiana, unitamente alla difficoltà di contenere la spesa pubblica spinge continuamente il governo a trovare soluzioni per reperire nuove risorse. Il dibattito parlamentare da tempo sta considerando, a tal proposito,molto seriamente, un inasprimento delle tasse di successione. Tali interventi saranno così estesi da coinvolgere probabilmente anche le attuali normative di esenzione su titoli di stato e polizze assicurative in fatto di successione ereditaria. Ma vediamo, per sommi capi, cosa prevede oggi la normativa in caso di successione ereditaria.

La base imponibile ovviamente coinvolge beni immobili e mobili ed è determinata con riferimento al valore complessivo netto dei beni devoluti a ciascun erede o legatario.

Sono previste aliquote di tassazione diverse, a seconda del grado di parentela intercorrente tra la persona deceduta e l’erede. In particolare, sul valore complessivo dell’eredità si applicano le seguenti aliquote:

• 4%, per il coniuge e i parenti in linea retta (genitori e figli), da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, 1.000.000 di euro

• 6%, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, 100.000 euro

• 6%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, nonché affini in linea collaterale fino al terzo grado

• 8%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per le altre persone.

Già da una prima analisi si intuisce come il fisco sia particolarmente clemente nel caso di successioni con parenti in linea retta consentendo di applicare una franchigia per erede di ben 1.000.000 di euro. Tutto ciò sembra destinato a cambiare, poichè da tempo questo governo sta considerando una revisione al rialzo delle imposte di succesione. Del resto l’Italia risulta essere particolarmente benevola rispetto al resto d’Europa in termini di imposte di successione. Si tratta di un tema importantissimo all’interno di ogni pianificazione finanziaria. Infatti quest’ultima dovrebbe servire a non subire gli eventi o i cambiamenti e consentire di trasferire ricchezza agli eredi, sia quote societarie, immobili o altre attività, usufruendo di risparmi fiscali. Ricordo a tutti che con l’approvazione della legge 23/2014 sulla riforma catastale che verrà completata entro il 2019 avremo un aggiornamento delle rendite catastali di tutti gli immobili con conseguente aumento delle imposte ipocatastali in fase di successione e donazione. Ma torniamo alla revisione delle imposte di successione che dovrebbe consistere (in base al dibattito parlamentare in corso) in una riduzione o eliminazione delle esenzioni fiscali. L’eliminazione dei privilegi fiscali in caso di successione potrebbe investire anche le polizze assicurative ed i titoli di stato che ad oggi sono esclusi dall’asse ereditario.

Con un esempio concreto potremmo, forse, immaginare l’impatto che un inasprimento delle imposte di successione potrebbe avere su una famiglia composta da marito imprenditore, moglie casalinga e due figli studenti.

Supponiamo che il totale del patrimonio sia così suddiviso:

-denaro: 400.000 euro

-immobili: valore catastale 600.000 euro

Muore il marito e si apre la successione:

Ad oggi, la franchigia degli eredi (1 Mil. procapite) assorbirebbe totalmente il milione di euro ereditato ed il patrimonio totale verrebbe diviso dando un terzo al coniuge ed i due terzi ai figli. Ci troveremmo solo le imposte ipocatastali sull’immobile (3%) da pagare se i fligli non potranno godere della agevolazione prima casa e si dovrà dunque pagare all’erario “solo” 18.000 euro.

Adesso proviamo a fare delle ipotesi di cambiamento (come all’estero ad esempio..) e vediamo come cambierebbe l’importo da pagare.

  1. Aumento delle rendite catastali pari a 2 volte il valore attuale
  2. Diminuzione della franchigia da 1 milione 200.000 euro procapite
  3. Diminuzione della franchigia da 1 minione a 100.000 euro procapite
  4. Diminuzione della franchigia da 1 milione a 200.000 euro ed aumento dell’aliquota al 10%
  5. Diminuzione della franchigia da 1 milione a 100.000 euro ed aumento dell’aliquota successoria al 10
  6. Diminuzione della franchigia da 1 milione a 200.000 euro per erede ed un aumento dell’aliquota al 20%

Le imposte da pagare nei rispettivi casi diventerebbero:

  1.                36.000 euro
  2.                53.600 euro
  3.                66.800 euro
  4.                80.000 euro
  5.               113.000 euro
  6.               124.000 euro

Quello che balza alla vista è che oltre alla possibile riduzione delle franchigie ed all’aumento delle aliquote,  l’aumento certo in quanto già legge delle imposte ipocatastali sugli immobili sarà una bella tegola !

Ma i nostri vicini di casa come trattano l’argomento ?

In Francia  le aliquote vanno dal 5 al 40% per i parenti in linea retta, in base al valore del bene (per un appartamento di 300mila euro, si paga ad esempio il 20%): vero che il coniuge è esente, ma il figlio gode di una franchigia di “soli” 100mila euro e non è così favorito come in Italia (limite a un milione). Per gli altri eredi, a seconda del legame con il de cuius, le aliquote vanno poi dal 35 al 60%. In Inghilterra, invece, la franchigia è di 325mila sterline, indipendentemente dalla parentela: quanto eccede è soggetto ad aliquota del 40%, e il trasferimento in favore del coniuge è esente da imposta. In Germania, in virtù del valore del bene, le aliquote variano dal 7 al 30% per parenti in linea retta, dal 15 al 43% per fratelli, sorelle, nipoti, e dal 30 al 50% per altri soggetti; ma c’è una franchigia individuale da 100mila a 500mila euro per i trasferimenti in linea retta o fra coniugi.

Credo proprio che il tema debba destare delle riflessioni su ognuno di noi per non trovarsi successivamente a “piangere sul latte versato” !

 

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Italiani orfani delle cedole !

Tempi bui per chi sognava di vivere di rendita con una piccolo patrimonio ! Il risparmiatore si trova in una realtà completamente diversa rispetto al passato ed è sempre più confuso, preoccupato ed in cerca di soluzioni. Un passato fatto di rinnovi allo sportello bancario e di contrattazione sul tasso di interesse a dodici mesi. La generazione che possiede la maggiore ricchezza (dati Banca D’Italia) è quella in età compresa tra i 51 ed i 65 ovvero i nati nei decenni 50 e 60. Queste persone hanno vissuto la maggior parte della loro vita in un ambiente “protetto” caratterizzato da tassi nominali e reali su attività finanziarie “free risk ” meravigliosamente elevati. Basta dare una occhiata ai rendimenti medi lordi dal 1950 ad oggi dei BTP con vita residua superiore ad un anno per rendersene conto

rendimento medio lordo BTP

Possiamo affermare che dal 1975 fino al 2000, il risparmiatore Italiano ha vissuto in una zona di comfort, caratterizzata da tassi a doppia cifra ed uno Stato garante. Certo, da quei rendimenti occorre togliere la ritenuta fiscale e l’inflazione per capire quanto davvero mi rimaneva in tasca in termini reali ma vi assicuro che la maggioranza degli italiani non si poneva questa domanda. A titolo esemplificativo basti pensare che nel 1980 il tasso di inflazione medio annuo era al 21,2% !

Così, complice uno Stato che aveva bisogno di indebitarsi sempre di più, la pratica più diffusa per questa generazione di risparmiatori che negli anni 80 aveva grandi disponibilità derivanti dal boom dell’Italia del dopoguerra, era quella di acquistare dei buoni a 12 mesi. Rendimento sicuro, scadenza breve e rischio zero.

BOT 12 mesi

Il concetto e l’abitudine ad un tasso alto insieme alla cedola è diventato carissimo agli italiani impedendo loro di migliorare la propria educazione finanziaria. Ha impedito loro di guardare cosa accadeva in altri paesi, di valutare altre forme di investimento in campo mobiliare ed in ultima analisi di migliorare le proprie conoscenze. Non è che non gliene importasse è che semplicemente non c’è n’era bisogno !

Oggi quella stessa persona si reca allo sportello e spera che qualcuno gli dica come fare per avere un buon tasso di interesse preferibilmente su un orizzonte corto e senza rischio. L’offerente “consulenza” probabilmente ha in mente la tabella con i rendimenti “lordi” delle obbligazioni in giro per il mondo

rendimenti lordi obbligazioni

Ma ancora di più ha in mente di non voler deludere quel cliente e di voler trovare una soluzione per dare al cliente ciò che desidera. Questo è “marketing”ovvero “dai al cliente ciò che desidera”. In questo caso si tratta di uno strumento a scadenza corta e con cedola. Naturalmente  free risk !

Spiegare al risparmiatore che oggi dovrebbe abbandonare le sue abitudini, credenze e certezze, richiede tempo, energia e coraggio ma soprattutto non paga nel breve. Non paga spiegargli che se in epoca di tassi zero e negativi vorrà ottenere rendimenti dovrà trasformarsi da risparmiatore ed investitore !

Infatti un investitore è colui che opera investimenti di capitale nelle imprese e dunque colui che non è esente da rischi, li accetta e li condivide !

Ora qui entra in gioco il professionista “consulente” che dovrebbe guidare l’investitore nella costruzione di un portafoglio efficiente combinando tra loro diversi strumenti al fine di ottenere il rendimento massimo per un dato livello di rischio che l’investitore desidera sopportare. Qui il “marketing” non c’entra nulla. Per ottenere questo è importantissimo che i vari strumenti inseriti non siano perfettamente correlati. Si tratta di seguire delle regole sviluppate negli anni da illustri economisti e applicarle. Successivamente occorrerà ribilanciare il portafoglio in relazione agli andamenti dei mercati e qui inizia il vero lavoro per un “consulente” che dovrà accompagnare l’investitore al mutare delle condizioni dei mercati e della propria propensione al rischio. Infatti, a seconda degli accadimenti della vita e dei mercati , tale propensione purtroppo varia  nello stesso soggetto ed è la sensibilità del “consulente” che deve capire questo.

In una piattaforma moderna ed evoluta in cui vi sono migliaia di strumenti non è più possibile combinare gli strumenti a caso tra loro ma occorre farlo seguendo dei modelli, delle regole base. E una delle prime regole è non concentrarsi su un unico asset, paese, valuta o titolo.

Ma ritorniamo al risparmiatore che va allo sportello con la forma mentale che ha sempre avuto e trova un “esperto” compiacente. Sicuramente gli verrà proposto un fondo o un prodotto assicurativo a cedola magari al 3% annuo !

Una musica per le orecchie della signora Pina di turno che non si fa tante domande e chiede subito dove deve firmare. La rete di vendita è contenta perchè incassa subito tutte le provvigioni (commissioni di collocamento) che poi sono ammortizzate contabilmente nel corso dell’intera durata prevista dal fondo. In abbinata è anche prevista una commissione di uscita qualora il risparmiatore uscisse prima della scadenza. Nessuna attenzione è dunque rivolta dal risparmiatore ai costi complessivi e soprattutto al fatto che la società del risparmio di turno o assicurazione potrebbe ingolosire il cliente pagando nei primi anni cedole superiori al rendimento dei titoli in portafoglio e, alla fine nonostante le promesse iniziali, l’investimento potrebbe chiudere in perdita !

Con tassi di interesse zero o negativi come in questo momento, il gestore di un fondo a cedola, deve assumersi rischi maggiori che in realtà scarica sui sottoscrittori. Non è raro quindi trovare fondi a cedola imbottiti di obbligazioni subordinate e adesso non mancano fondi che , pur di sbandierare l’offerta di cedole predeterminate, inseriscono nei portafogli anche una parte di azioni. Cosa non si fa per promettere una cedola ai risparmiatori !

 

 

 

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Il vecchio caro piano di accumulo

 

Quanti di noi conoscono i piani di accumulazione ? Probabilmente molti, ma quanti conoscono i reali vantaggi di investire attraverso un piano di accumulo ?

Ritorniamo ai fondamentali !

Stiamo parlando di un sistema di investimento semplice che può essere realizzato da chiunque senza nessuna conoscenza particolare di borsa o strumenti finanziari. Tutti dovrebbero e potrebbero usare queste forme d’investimento indipendentemente dalla ricchezza accumulata. Infatti lo strumento risolve sia le esigenze di chi ha bisogno di iniziare a risparmiare per formare un capitale nel tempo, che quelle di chi è già in possesso di un capitale.Quest’ultimo caso potrebbe essere quello di un investitore che vuole entrare in un mercato percepito alto oppure in un mercato in discesa che ancora non ha fatto il suo minimo….

Il PAC nasce originariamente per coloro i quali vogliono accumulare un capitale per i figli per gli studi universitari, per una casa nuova o per qualsiasi altra esigenza futura. Lo scopo era quello di risparmiare gradualmente e costantemente per poter realizzare un progetto futuro. Risparmio oggi per consumare domani. Ma come già detto, viene sempre più utilizzato anche da coloro che hanno già un risparmio accumulato da investire sul mercato e che, non sapendo se correttamente valutato, decidono di comprarlo a rate per ridurre i rischi di sbagliare timing.

Tecnicamente si tratta di acquistare quote di fondi comuni d’investimento, anzichè in una unica soluzione, rateizzando l’investimento mensilmente o trimestralmente per un periodo non inferiore a 60 mesi. L’investimento minimo mensile è di 50 euro, dimostrandosi dunque anche idoneo a quelle persone che non hanno una grande capacità di risparmio. L’investitore può scegliere nell’universo dei fondi comuni distribuiti in Italia e può decidere di sospendere e disinvestire lo strumento quando desidera senza penali di alcun tipo. Acquistando il PAC in un portale multibrand  i costi vengono abbattuti e diventano 9 euro per l’apertura del piano e 0,95 centesimi per ogni rata rendendo così l’investimento economico anche sotto il profilo dei costi. L’obiettivo del Pac, anzichè massimizzare il rendimento potenziale di un investimento nel tempo, è al contrario, ridurre il rischio legato al timing, cioè il momento in cui si effettua l’investimento. Il timing sbagliato è una delle principali cause dei rendimenti bassi o negativi dei portafogli di molti investitori, anche di quelli che hanno sottoscritto fondi ben gestiti. Diluendo l’investimento nel tempo, il Pac permette di smorzare la volatilità dei mercati riducendo il rischio legato all’investimento azionario. Il Pac permette quindi di ottenere non il massimo rendimento possibile, ma risultati migliori in termini di rapporto rischio/rendimento. Sono delle modalità d’investimento vantaggiosi e sicuri perché funzionano come dei livellatori del rischio e permettono nelle fasi di ribasso dei mercati finanziari di comprare quote del fondo comune di riferimento a dei prezzi inferiori così da mediare il prezzo medio d’acquisto. Ora cerchiamo con un esempio, di capire l’utilità del pac in maniera concreta, riferendoci ad un caso reale spiacevole ma accaduto !

Chi di voi ricorda la bolla del 2000 e l’andamento successivo dei mercati ?

Chi di voi ricorda il 2007-2008 e la bolla dei subprime ?

Credo parecchi di voi ed allora proviamo a simulare un investimento in un fondo azionario internazionale iniziato nel marzo del 2000 sui massimi e terminato nel marzo del 2010. Non esagero se dico che è stato uno dei peggiori dieci anni sui mercati azionari dal 1950 ad oggi. L’unico periodo decennale in cui un investitore cassettista sull’azionario world avrebbe avuto un rendimento negativo. Bene, abbiamo simulato con dati reali un periodo d’investimento tramite PAC da marzo 2000 a febbraio 2010, ipotizzando di avere investito 100 euro al mese in un fondo azionario internazionale chiamato Anima fondo Trading Classe A che realmente è esistito ed ancora esiste. Ipotizziamo un investitore che apre il PAC sui massimi del mercato anzichè optare per investire tutto in quel momento:

pac marzo 2000

L’investitore avrebbe versato in 10 anni 12.000 euro e ritirato 11.615 euro. Voi direte che è una pessima performance ma se paragonata a chi avesse investito tutti i 12.000 euro in una unica soluzione per lo stesso periodo diventerebbe un buon risultato. Infatti l’investitore che avesse investito in una unica soluzione avrebbe ottenuto al termine una cifra di 9.915 euro. E stiamo parlando di un investitore che ha acquistato azioni internazionali con un fondo a gestione attiva, perchè se avesse acquistato l’indice World All Country  in Euro (di cui qui sotto mostro performance di periodo) replicando passivamente l’indice avrebbe portato a casa 7.573 euro.

pac1

Ora, sottolineo che ho scelto appositamente un periodo temporale particolare per verificare cosa avrebbe realizzato un PAC in un mercato fortemente negativo per molti anni. Dalla simulazione è emerso che il PAC ha smussato la volatilità del mercato e ha consentito di ottenere un risultato migliore rispetto al PIC (unica soluzione) anche in un periodo storico molto difficile per i mercati azionari. Avremmo avuto una crescita del capitale più costante nel tempo ed un draw down (perdita massima registrata nel periodo) inferiore a quello mostrato nel versamento unico. Quest’ultimo aspetto è molto importante per controllare l’emotività dell’investitore che mal sopporta i cali dei mercati.

PAC2015

Stesso PAC aperto a marzo 2000 con 100 euro trimestrali e terminato nel 2015 avrebbe dato questo risultato. PAC2015

Investito 6313 ed oggi 7293 corrispondente ad un rendimento annuo composto del 2,80% netto. Poco o molto non saprei ma di certo un rendimento, ottenuto con il pilota automatico in un periodo, ribadisco, molto nefasto per i mercati. Ma se avessimo adottato una metodologia o il buon senso anche per i PAC vendendo nel 2007 parte di ciò che avevamo accumulato e con il ricavato avessimo aperto un nuovo PAC il risultato sarebbe stato nettamente migliore. L’intervento dell’uomo, come sempre, può diventare indispensabile e necessario per offrire una buona consulenza ed anche il PAC necessita di monitoraggio ed assistenza nel corso degli anni.

 

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Lancio della monetina o metodo ?

Davvero sarebbe più comodo predire il 2016 piuttosto che ammettere l’incertezza. Ma chi da tempo esercita la professione e si è stancato di mentire a se stesso oggi non può fare altro che accettare l’incertezza e conviverci !

I notiziari spiegano puntualmente perchè i mercati scendono giustificando la discesa con un evento che oggi può essere la Cina, la bomba atomica della Corea o un attentato terroristico e domani un altro evento ma il sapere perchè a fine giornata la borsa ha perso non mi aiuta a sapere che cosa farà domani il mercato.Ma torniamo al punto principale: l’incertezza ! Se è vero che devo operare in uno scenario incerto è altrettanto vero che devo avere uno strumento che mi aiuti a ridurla. Seguire tutti i giorni le notizie e le opinioni dei cosiddetti “esperti”significa aumentare l’incertezza e la confusione nella nostra mente. D’altra parte, affidarci alla buona sorte prendendo decisioni lanciando una monetina, non sarebbe particolarmente confortante. A tal proposito fa sorridere sapere che esistono studi che hanno dimostrato come la selezione casuale di mercati e titoli spesso produca migliori risultati di una selezione fatta da “esperti” analisti. Ma esistono davvero dei metodi che ci aiutano da tempo, e l’analisi tecnica o meglio una parte di essa ci può venire in aiuto. L’obiettivo principale di chi utilizza l’analisi tecnica per studiare il comportamento dei mercati finanziari è quello di individuare il trend principale seguito dai prezzi cercando di ridurre il più possibile il rumore di fondo presente nei vari movimenti di mercato. In altre parole si studiano i prezzi storici per avere un’idea dei prezzi futuri. Il fine ultimo è trovare dei trend, siano essi ribassisti o rialzisti, all’interno dei quali operare. In un mercato azionario che sale per i 2/3 del tempo e scende per 1/3 del tempo (così è sempre stato) come è possibile perdere soldi ?

La perdita di denaro è dovuta alla mancanza di un metodo. I comportamenti delle persone sono determinati dall’emotività e non dall’applicazione di un metodo e questa è la principale ragione che porta a perdere soldi. Quindi proviamo ad osservare come l’analisi tecnica ci avrebbe aiutato nei 15 anni passati. A tale scopo prendiamo l’indice principe al mondo ovvero l’S&P500.

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Il grafico illustra l’andamento del mercato azionario americano dal 2000 ad oggi. In questo lasso di tempo  avremmo potuto attuare due strategie: Buy and hold o analisi tecnica. la prima, che dice compra e tieni, è la più semplice e permette di andare a pescare senza occuparsi degli investimenti. Se mi fossi addormentato 15 anni ed oggi mi fossi risvegliato avrei realizzato in valuta locale un rendimento del 40% circa. Se avessi fatto lo stesso conteggio in valuta euro senza copertura avrei realizzato un 25%. Ma quanti di noi sarebbero stati disposti in questi 15 anni,caratterizzati dai momenti più cupi e bui dell’ultimo mezzo secolo, vedere un patrimonio per ben due volte scende agli inferi dimezzato e poi risalire fino ad arrivare ad oggi ? Forse vale la pena ricordare gli eventi accaduti in questi ultimi 15 anni

  • 2000 scoppio bolla internet
  • 2001 attacco alle due torri
  • 2003 guerra in Iraq
  • 2003 scoppio della polmonite atipica “Sars”
  • 2005 attacchi terroristici metropolitana di Londra
  • 2007 la crisi dei Subprime
  • 2011 crisi debito Europa
  • 2015 scandalo Volkswagen

solo per citarne i più importanti. Si dice in borsa che ride bene chi ride ultimo e  la strategia compra e effettivamente il “compra e tieni” tieni alla fine non avrebbe portato a risultati disastrosi (comprando World). Ma come potrete immaginare avrebbe richiesto nervi saldi e grande ottimismo ! Doti che francamente ho rilevato raramente nelle persone, soprattutto nei momenti in cui accadono eventi negativi. Ma dicevamo che ci possono essere due strategie e dunque parliamo della seconda. Si tratta di applicare una metodologia che ci consenta di stare pesanti sul mercato in alcuni periodi e stare leggeri di azionario in altri. Bene, se date una occhiata attenta al grafico sopra dello s&p 500 in valuta locale ed all’algoritmo ad esso applicato negli ultimi 15 anni avremmo avuto 8 segnali complessivi di cui 4 in uscita e 4 in entrata. Ascoltare questi segnali ci avrebbe evitato di:

  • chiederci ad ogni starnuto del mercato “cosa fare”
  • subire perdite temporanee del 50% ed oltre
  • lasciarci guidare dall’emotività

Ci avrebbe anche consentito di realizzare un guadagno su uno dei periodi più brutti della storia del 28% !

Ma ciò che è più importante avremmo avuto una crescita del capitale con meno volatilità. E la volatilità è nemica delle decisioni razionali. Tutti i giorni sono abituato a sentire previsioni e avere persone che mi chiedono di fare previsioni. In maniera onesta e consapevole sostengo che le previsioni sono fatte per essere smentite e mai una delle ultime 88 recessioni è stata predetta per cui sarebbe meglio lanciare la monetina. Ritengo quindi che l’unico modo che ho per capire cosa fare sui mercati azionari sia utilizzare una analisi dei trend di medio lungo. E considerando che i mercati salgono per i 2/3 del tempo (con le scale) e scendono per 1/3 del tempo (con l’ascensore spesso) devo solo trovare un metodo che mi consenta di ridurre l’esposizione al mercato quando il trend è palesemente ribassista ed andarla ad incrementare quando il trend è rialzista. Ma nessuno suona la campanella per avvertirci che è cambiato il trend e dunque ci serviamo di strumenti che studiano le serie storiche per avere dei segnali. Chiaramente l’ottimizzazione del sistema è molto importante perchè come in tutti i sistemi di trading si producono falsi segnali e la soluzione è testare un sistema che abbia generato meno falsi segnali negli ultimi 40 anni.

L’ultimo periodo è stato caratterizzato da una forte volatilità per cui è interessante guardare in quale situazione è l’indice S&P 500 USA, semaforo rosso o verde ?

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Il sistema negli ultimi 6 mesi ha generato un segnale di vendita nella prima decade di ottobre (non accadeva dal 2011) ed un segnale di acquisto verso metà dicembre. Non ho deciso di muovermi sul fronte USA in quanto dopo il doppio minimo è subito iniziato il recupero a metà ottobre e successivamente a metà dicembre è arrivato il segnale di acquisto …..non seguito da nuovi massimi….per cui ho deciso di non muovermi. Ora ho nuovamente un segnale di vendita. Occorre attendere che vengano violati i minimi di settembre e le medie si allarghino per avere un segnale affidabile. Infatti in fase laterale il sistema può generare falsi segnali. Per cui direi che abbiamo un semaforo giallo. Per quanto riguarda gli altri mercati la zona Europa è negativa insieme agli emergenti ed il  Giappone è ancora IN.

 

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