Il paziente sta guarendo !

Sono passati 9 anni dal quel settembre 2008 in cui sembrava di essere prossimi alla fine del mondo. Ricordo ancora molto bene le telefonate dei numerosi clienti preoccupati per quello che sarebbe accaduto  non solo sui mercati finanziari ma anche nell’economia reale. Telefonate che talvolta erano anche di disperazione. Un bravo consulente non deve solo arginare lo stato d’animo ansioso e preoccupato del cliente ma anche chiedersi in quei momenti che cosa fare. E la cosa giusta da fare non gli viene suggerito da nessuna testata giornalistica.

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Di solito quello che leggiamo è fatto per trasmetterci delle emozioni al fine di riuscire ad attrarre quanti più lettori possibili. E si sa, le masse si muovono sull’emotività spesso alimentata dai media. Infatti da quel settembre 2008 il mercato azionario sarebbe sceso fino a marzo 2009 ovvero per altri 6 mesi facendo crollare i listini di tutto il mondo di oltre il 50% rispetto ai massimi precedenti. Un consulente finanziario che abbia vissuto quell’esperienza molto forte ed imprevedibile, oggi,  a distanza di anni  dovrebbe chiedersi prima di tutto se il cliente, a cui fornisce aiuto, ha il portafoglio che desidera e la quantità di rischio che aveva chiesto. Si badi bene che ho parlato di quantità di rischio e non se vuole rischio. E qui apro e chiudo la parentesi. Il rischio zero studiato nei vecchi manuali di finanza è scomparso !

E non so quanti risparmiatori abbiano questa consapevolezza e quanti consulenti abbiano il coraggio di dirlo. Digerire questo concetto ci porta al passo successivo che è quello di avere ed ottenere un giusto rapporto rendimento atteso/rischio. In parole semplici significa capire quale perdita/guadagno si è disposti ad accettare su un orizzonte temporale predefinito.

Spesso, quando accadono crash come quelli del 2008, si scopre che tanti hanno comprato del rischio senza saperlo o non ne avevano compreso l’entità. Solo l’esperienza di un consulente finanziario, la conoscenza che ha dei suoi clienti e ancor più la disponibilità del cliente ad aprirsi e chiedere manifestamente ciò che vuole in termini di rischio consentirà a ciascuno di aver un portafoglio che avrà negli anni un rendimento atteso e rischio (misurata in termini di volatilità) in linea con quanto richiesto.

Un portafoglio in cui mettere i risparmi deve essere costruito in modo da tener conto del

  • rendimento Atteso
  •  di quanto oscilla ovvero del rischio
  • scegliendo tipi di investimenti differenti ovvero della diversificazione
  • così che vadano su e giù in modi e tempi diversi ovvero che abbiano una bassa correlazione

Funziona a tal punto che un portafoglio diversificato e decorrelato composto da attività speculative potrebbe risultare meno rischioso di un portafoglio prudente. Dobbiamo, in poche parole, costruire un portafoglio seguendo delle regole ed una metodologia. Ma torniamo al caso di un investitore che, leggendo il giornale del 16 settembre 2008, si fosse spaventato ed avesse venduto un portafoglio azionario World ben diversificato. Fino al 20 marzo 2009 avrebbe cantato vittoria avendo evitato un -35% del World All Country. Ma si sa che in borsa ride ben chi ride ultimo ed oggi avrebbe avuto un rendimento del 82,1%, un 10% circa annualizzato di rendimento !

L’investitore in esame non ha scelto di disinvestire su modelli oggettivi ma solo in base ai media e dunque se lo stesso investitore avesse continuato dal 16 settembre 2008 in avanti a leggere i giornali forse non sarebbe rientrato sul mercato fino al 2012-13 anni in cui i giornali ricominciavano a parlare di ripresa o forse ancora oggi sarebbe fuori dal mercato visto le continue incertezze ed eventi accaduti non beneficiando dei profitti degli anni successivi. lo so che a molti potrebbe apparire noioso questo discorso. Ma pensare di costruire un portafoglio diversificato e fare aggiustamenti in base ad un metodo  è l’unica strada da perseguire per gestire nel medio lungo termine un portafoglio.

Fare timing sul mercato in base ai media è assolutamente sbagliato e questa ne è la dimostrazione mentre è giusto fare aggiustamenti sull’azionario in base ai trend di medio lungo termine delle asset class. Una volta costruito un portafoglio idoneo per ciascuno con i criteri prima elencati si opererà sulla parte di azionario, ad esempio, aumentandola o riducendola seguendo una metodologia che nel mio caso è quella descritta più volte nel mio blog basata su medie ottimizzate e stop loss.Se un investitore avesse operato in questo modo nel 2008 avrebbe ridotto l’esposizione in quel periodo e poi aumentato l’azionario fino a riportarla al valore originario nei mesi successivi al crollo beneficiando oggi di uno dei più grandi rialzi della storia dei listini internazionali. Infatti a marzo 2009 i giornali ed i media continuavano ad affermare che il rally di wall street era una illusione e che le manovre messe in atto dalla banca centrale americana avrebbe messo in ginocchio l’America più di quello in cui era. Il messaggio era “stai fuori dal mercato !”

Alcuni rimangono affascinati interloquendo con professionisti in videoconferenza da Londra che fanno previsioni a breve e suggeriscono di spostare i soldi da una parte all’altra…tuttavia non serve, è solo cinema ed anzi ci porta sulla strada sbagliata, facendoci perdere di vista l’obiettivo e costringendoci a guardare a brevissimo creando ancora più confusione ed incertezza

Occorre partire dall’umiltà e ammettere di sapere di non sapere ! Questo atteggiamento ci consentirà di avere lucidità nei momenti in cui nessuno ce l’ha. E guardando con lucidità il presente non si può non considerare che i mercati azionari internazionali sono in trend nonostante le mille incertezze sul presente e sul futuro, le preoccupazioni etc, rispolverando un vecchio detto secondo il quale le borse sono abituate da anni a scalare i muri delle preoccupazioni. Non si può non vedere che le manovre messe in piedi dai governi e dalle banche centrali prima in America, poi in tutto il mondo compresa l’Europa, abbiano avuto effetti positivi. Non si può non notare che il paziente è uscito dalla terapia intensiva e che oltreoceano hanno staccato le flebo da dicembre 2015, mese in cui abbiamo assistito al primo rialzo dei tassi. Eppure nessuno ha suonato la campanella a wall street e festeggiato il paziente che cominciava a stabilizzarsi e si alimentava da solo !

E non possiamo non notare che il LIBOR usa 3 mesi è salito fino all’1,12% e che un decennale usa oggi rende più di un titolo di stato Italiano. Non si può non notare che l’inflazione sta progressivamente aumentando in USA ed altrove rendendo molto probabilmente  improcastinabile il proseguimento dei  rialzi dei tassi in futuro.

Questo ed altri macro trend occorre vedere quando si costruisce un portafoglio, facendo fotografie in movimento delle variabili economiche finanziarie per decidere i pesi da dare ad ogni asset con cui si costruisce un portafoglio.

Con questo concludo dicendo che il mercato farà il mercato e dunque avrà un andamento che nel breve sarà imprevedibile alla faccia di tutti coloro che pensano di “sgamarlo” !

 

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Anche l’Europa è tornata in trend

Come sa chi mi legge, cerco il più possibile, di seguire i trend e dunque di non interpretare i mercati in base a impressioni, opinioni o altro ma facendo riferimento ad un modello matematico che studiando le serie storiche ci dice in quale fase è il mercato. Ribadisco, a scanso di equivoci, che non si tratta di un sistema che è immune da falsi segnali come tutti i trading system. Ma la combinazione delle due medie mobili da me utilizzate è la migliore metodologia per minimizzare falsi segnali. Su un arco temporale di 5 anni ( periodo giusto per operare sul mercato azionario) solitamente si creano dei trend ribassisti e rialzisti di medio termine e questo modello è strutturato per segnalarceli. Infatti il problema più grosso per un investitore è capire dove siamo ovvero se l’indice in questo momento è in un trend primario rialzista o ribassista o se invece si tratta di una correzione del trend primario e quindi un movimento di poca rilevanza. Dunque il compito principale del modello che seguo è individuare i trend primari rialzisti e ribassisti di medio-lungo  termine. Il compito principale del modello non è segnalarci se da qui ad un mese il mercato giapponese salirà ma se oggi c’è trend e dunque se entrare con un orizzonte di medio-lungo termine. Poco importa se poi durante il viaggio ci saranno degli imprevisti di breve termine che come si dice in gergo creano rumore perchè ciò che ci interessa è essere in acquisto quando l’indice di riferimento ha massimi crescenti e minimi crescenti. Diversamente i sistemi di trading creati per individuare i movimenti di breve periodo sono pieni di falsi segnali e di “rumori di sottofondo” e quindi non idonei per una operatività con meno transazioni e falsi segnali.  Di qui la necessità di uno strumento che ci individua trend primari e ci distolga dai falsi segnali che invece generano continuamente i trading system di breve termine. Certamente, come dicevo, non riusciamo a sterilizzare completamente questi falsi segnali e dobbiamo accettarli come parte del pacchetto e testando il sistema sugli indici principali capiamo che è un sacrificio che dobbiamo sopportare per avere un utile più che proporzionale. Per illustrare come il sistema ha lavorato dal 1998 ad oggi guarderemo un grafico.

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Si tratta del noto S&P500, indice americano, rappresentativo delle 500 più grandi aziende americane per capitalizzazione. Il grafico mostra gli ultimi 20 anni di storia. Mostra anche come avrebbe lavorato il trading system basato su medie mobili ottimizzate. Prima di tutto osserviamo il numero di interventi a cui tale sistema ci ha sottoposto. Ciò ci serve per capire se l’operatività richiesta dal sistema è elevata e dunque tarata sul breve termine oppure sul medio termine. Negli ultimi 20 anni l’indice ci ha chiamati a prendere decisioni e dunque ci ha fornito segnali 8 volte. Dunque una operatività di medio termine volta a catturare i trend di medio-lungo termine. In seconda battuta andiamo a verificare quanti di questi segnali sarebbero stati falsi segnali. Avremmo avuto 4 falsi segnali ma come si può vedere dal grafico i primi 4 interventi mi avrebbero risparmiato il rischio rovina e tempi lunghi di recupero individuando egregiamente i trend rialzisti e ribassisti mentre i 4 interventi successivi sarebbero stati falsi segnali. Tuttavia facciamo una considerazione importante: quanto rendimento mi avrebbero fatto perdere gli interventi sbagliati ? E da quanta perdita mi avrebbero salvato gli interventi corretti ?

Mia opinione è che non è mai un problema aver guadagnato meno per interventi sbagliati ma è un grosso problema trovarsi a -50% con il proprio capitale investito e magari dover aspettare 12 anni per recuperare il proprio capitale investito. Inoltre questo trading system va opportunamente accoppiato con un trailing stop che ci sarebbe venuto in aiuto riducendo ulteriormente questi falsi segnali ma questo è un altro tema. Ciò che vorrei rimarcare è che avere un metodo è meglio che seguire i media o l’istinto. Ci conduce all’obiettivo alla fine senza dispersione di energie e indecisioni.

Seguendo questa metodologia i mercati azionari internazionali principali quali World, USA, Giappone ed Emergenti sono oggi in trend rialzista e da poco anche l’Europa analizzando il grafico dello Stoxx600 che rappresenta le 600 aziende a maggiore capitalizzazione in Europa.

 

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Osservando il grafico sopra vediamo come il mercato europeo stia ritornando in trend dopo un anno e mezzo. Sarà la riscossa dell’Europa sugli USA ? Sarà l’inizio di un nuovo ciclo di crescita ? O sarà l’inizio della fine dell’Europa ?

Non è certo mio compito fare analisi e previsioni politiche per cui lascio a voi l’ingrato incarico !

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Eppure sarebbe tanto semplice !

In questi ultimi giorni riflettevo sulle possibilità d’investimento in questo ultimo scorcio d’anno. In particolare la mia attenzione era rivolta alle possibili opportunità ed al rapporto rendimento rischio. C’è in questo momento una attività finanziaria che abbia un rendimento alto o positivo ed un rischio basso ? E quale sarà l’asset finanziario con il miglior rapporto rendimento/rischio nei prossimi anni ?
Alla prima domanda ho risposto senza esitazione NO !
Ma poi riflettendo bene mi sono detto che se si sprofondasse nella deflazione per qualche anno anche un rendimento nominale del 2% sul decennale governativo italiano sarebbe interessante. Già, ma fare investimenti basati su queste ipotesi significa fare previsioni di politica economica e monetaria ed assumersi il rischio di sbagliare magari trovandosi tra qualche anno con una inflazione galoppante e tassi alti se non con una ristrutturazione del debito nella peggiore delle ipotesi. Allora ho tentato di rispondere alla seconda domanda andando a rispolverare un vecchio libro di Jeremy Siegel “Stocks for the long run” e mi sono accorto che forse si può tentare di dare una risposta alla seconda domanda.

Infatti non esiste solo il rischio inteso come volatilità del nostro portafoglio o emittente ma anche il rischio inteso come probabilità di sbagliare previsioni e trovarsi dunque alla fine  con un pugno di mosche anzichè il rendimento sperato. Ma se piuttosto che fare previsioni ci basassimo su dati passati e serie storiche delle varie asset class forse potremmo tentare di rispondere alla domanda. Il vecchio caro Siegel fece una analisi storica dei rendimenti nel lungo termine delle varie attività finanziarie confrontate con l’inflazione. Egli scopri che dal 1902 ad oggi l’asset più redditizia, se detenuta per un tempo abbastanza lungo, è l’azionario. Avete capito bene, l’azionario è stato nel corso del secolo scorso il posto migliore in cui mettere i propri soldi. Il rendimento di quest’ultimo ha superato l’oro, i titoli di stato a breve termine ed i titoli di stato a lungo termine consegnando a coloro che vi hanno creduto ed investito rendimenti ben superiori all’inflazione. Maggiore è il tempo che l’investitore ha avuto a disposizione e maggiore è stata la probabilità di portare a casa un risultato importante ed in alcuni casi incredibile. Per cui potremmo dire in maniera molto semplice e disinvolta che ogni pianificazione finanziaria fatta a dovere dovrebbe contenere azionario per la parte di investimenti a lungo termine. La cosa strana è che spesso accade il contrario. Gente che fa trading con orizzonte brevissimo investendo i soldi sull’azionario  con la logica del mordi e fuggi e viceversa persone che investono per realizzare obiettivi di lungo termine investendo in titoli di stato a lungo termine. Come dire, nel breve termine sono disposto a prendere qualche rischio ma nel lungo devo essere sicuro !

Si tratta di un grande abbaglio che ci fa vedere una realtà distorta, ci facciamo una rappresentazione nella nostra testa del mercato azionario che non è quella reale ma magari solo il frutto di una nostra qualche esperienza andata male. Ritornando a bomba alla riflessione iniziale su quale sia l’attività finanziaria migliore per i prossimi anni potremmo rispondere che sarà con buona probabilità quella che è stata per oltre un secolo. Ho voluto, allo scopo,  guardare i ritorni lordi (con i dividendi reinvestiti) dell’Indice principe che dovrebbe esserci nella parte “core” di ogni portafoglio costruito con esperienza e buon senso.Si tratta dell’ MSCI WORLD INDEX TOTAL RETURN in dollari americani.

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Un indice mondiale che rappresenta molto bene i mercati azionari mondiali delle economie sviluppate, di cui abbiamo analizzato i rendimenti annuali dal 1970 ai nostri giorni. Si tratta di una storia di 46 anni in cui si è passati dall’iperinflazione degli anni 70, ai conflitti internazionali per arrivare agli eventi più recenti quali la crisi della new economy, attentati alle torri gemelle, guerra Iraq, bolla immobiliare, fallimenti di Banche centenarie, crisi debito Irlanda, Grecia ed Italia, terremoto in Giappone, svalutazioni yuan cinese, Brexit, crollo della sterlina e così via. Guardate bene i dati annuali. Ci segnalano 12 anni negativi su 46 e solo un caso con 3 anni negativi consecutivi. Sempre nel testo di Siegel, emerge che l’indice azionario americano S&P 500, forse l’indice più famoso al mondo misurato dal 1902 ai nostri giorni, è cresciuto per i 2/3 del tempo ed è sceso per 1/3 del tempo. La nostra analisi dell’indice MSCI World per il periodo considerato mostra lo stesso fenomeno. Dunque un mercato azionario che mostra statisticamente periodi di ribasso brevi e periodi di rialzo più lunghi. Io non credo che la maggioranza dei risparmiatori sappia e abbia ben in mente questo ! Ma sarebbe importante, poichè consentirebbe alle persone che hanno un orizzonte di lungo termine, di investire in azioni controllando meglio l’emotività nei momenti di ribasso che inevitabilmente si troverebbero a vivere. Aiuterebbe ad essere maggiormente ottimisti sulle possibilità di recupero dei listini azionari, a mantenere un maggiore equilibrio, fiducia e speranza. Equilibrio necessario per avere il premio nel tempo che spetta a coloro che si sono privati della liquidabilità dell’investimento nel breve per aver investito in azioni. Una giusta ricompensa, che gli economisti definiscono da sempre “premio per il rischio”, che c’è sempre stato e sempre ci sarà !

 

 

 

 

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11% !

E’ questa la percentuale di italiani intervistati che conoscono le principali caratteristiche di una obbligazione. Sconcertante !

Questo emerge dalla consueta relazione annuale della Consob  rapporto Consob 2016 su ricchezza e risparmio dalla quale emerge un peggioramento rispetto all’anno precedente della conoscenza finanziaria delle famiglie italiane. Il dato stupisce ancor più se pensiamo che siamo un popolo che ama le obbligazioni ed investe prevalentemente in obbligazioni. I miliardi di risparmi andati in fumo negli ultimi 15 anni con i vari crack Argentina, Cirio, Parmalat, Banca Etruria e così via, sembrano non aver lasciato un segno !

Solo il 47% degli intervistati sa cosa sia l’inflazione (e sono meno del rapporto annuale del 2015) ed il 78% non comprende cosa significhi tassi negativi. Badate bene che non stiamo parlando di spiegare cosa è il crowdfunding o altre terminologie di finanza moderna. Dunque sconcertante è anche l’inconsapevolezza di quanto sia importante, se non ci si affida ad un consulente finanziario, conoscere le regole del gioco. Infatti, pur aumentando la percentuale di coloro che si rivolgono a professionisti del settore, esiste ancora una percentuale elevatissima (38%) che preferisce chiedere consiglio a parenti od amici anzichè consultare un esperto. Eppure l’Italiano avrebbe un bisogno immenso di conoscere concetti economici semplici quali inflazione, rischio/rendimento, diversificazione…e così via per non imbattersi più in una nuova Parmalat o un subordinato dell’Etruria. Occorrerebbe essere consapevoli che la concentrazione distrugge i portafogli mentre la diversificazione li protegge. Dall’indagine emerge anche che gli Italiani hanno una maggiore percezione del rischio rispetto ad altri investitori di altri paesi ed un crescente minore interesse per gli investimenti finanziari con la conseguenza di dirigere le proprie preferenze verso prodotti liquidi  e assicurativi. Questo comportamento ha ridotto la componente azionaria nei portafogli e precluso delle opportunità alle famiglie. La ridotta alfabetizzazione finanziaria emerge anche, ad esempio, dall’incomprensione del gruppo intervistato relativamente al fenomeno dei tassi negativi. Infatti quando è stata chiesta una opinione sui rendimenti dei titoli di stato eurozona, il 40% non ha saputo esprimere una opinione ed il 38%  li considera troppo rischiosi.

Il rapporto annuale Consob conferma un’altra caratteristica dell’investitore Italiano, l’overconfidence !

Trattasi della propensione a ritenersi più capace e superiore rispetto alla media degli investitori. E questo atteggiamento è riconoscibile nella scarsa disponibilità da parte dell’Italiano ad ammettere che non è possibile prevedere i mercati e che sarebbe meglio affidarsi ad esperti che lo fanno di mestiere. Ecco dunque spiegata la concentrazione in pochi strumenti del portafoglio e la bassa diversificazione. Perchè devo diversificare se so quale investimento è preferibile e migliore in questo momento ?

Il 6% degli intervistati conosce le implicazioni di una corretta diversificazione, mentre il 52% intende la diversificazione come la possibilità di investire in un numero elevato di titoli a basso rischio ed alto rendimento non comprendendo per nulla il trade/off rischio rendimento (al salire del rendimento atteso dobbiamo accettare un rischio più alto). A proposito del rischio, il 50% degli intervistati identifica il rischio con la possibilità di perdere il capitale, mentre solo il 25% con la variabilità del rendimento.

In termini di scelte d’investimento è aumentata la quota di famiglie che possiedono obbligazioni bancarie denotando quindi una scarsa conoscenza del rischio e una scarsa volontà di partecipare ai mercati finanziari. Tutto ciò ha ed avrà certamente un costo opportunità in termini di rendimento.

Ultima, ma non meno importante, è la scarsa disponibilità dell’Italiano a fornire informazioni al consulente non capendo che la qualità della consulenza dipende anche dalle informazioni che egli fornisce.

Ancora una volta il rapporto indica che l’Italiano  chiama consulenza qualcosa che non lo è. Considera il consulente finanziario un venditore di prodotti, uno di cui non ci si può fidare fino in fondo, salvo poi chiedere allo stesso delle dritte sui mercati o il titolo miracoloso. Potremmo dire che ha una scarsa consapevolezza finanziaria ! Ma è proprio da qui che occorre partire. Non è necessario far frequentare corsi di finanza agli Italiani ma sarebbe già qualcosa che sapessero di non sapere e che sui mercati finanziari non esistono pasti gratis !

 

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Quadro tecnico dei mercati azionari

Come molti di voi sanno, anzichè affidarsi alle previsioni, preferisco prendere atto delle situazioni. In gergo tecnico finanziario si dice seguire i trends dei mercati e assecondarli. E come di consueto pubblicherò i grafici dei 5 mercati che seguo quali MSCI World, S&P 500, Stoxx600, MSCI Emerging e Nikkei per il Giappone. In particolare, il mercato americano da inizio estate mostra segnali interessanti. Infatti i primi di maggio abbiamo assistito ad un segnale di rientro sul mercato susseguito poi nel mese di luglio da un altro segnale importante ovvero il superamento dei massimi dell’anno precedente. Dopo un anno di fase laterale in cui l’indice si è mosso in un range ben definito, finalmente, dopo vari tentennamenti, è stato sfondato il massimo precedente a cui si sono susseguiti nuovi record nei giorni successivi. Qui sotto il grafico a cui abbiamo applicato l’algoritmo.

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Il grafico di cui sopra è a 3 anni e come dicevo, nell’ultimo anno, il trend rialzista  iniziato nel marzo del 2009 ha cominciato ha mostrare segni di stanchezza mostrando repentine discese e risalite fino a luglio in cui finalmente la situazione si è sbloccata ed il trend rialzista ha proseguito. Ovvio che prima o poi questo trend rialzista primario finirà ma non sapendo quando sarà quel momento ci limitiamo a seguirlo. Per cui semaforo verde sugli USA.

Ora guardiamo l’Europa e diamo una occhiata al maggiore indice europeo rappresentativo delle 600 aziende maggiori per capitalizzazione in Europa. Si tratta di un indice che ben si presta per avere una rappresentazione della situazione europea. Potremmo definire la situazione in recupero ma non abbiamo ancora un segnale di acquisto. Nessun segnale dell’algoritmo e ancora molta distanza dai massimi del 2015.Tuttavia la forte correlazione di questo indice con quello americano ci fa ben sperare. Il gap da ricucire è molto amplio e ad essere ottimisti potremmo aver spazio per un forte recupero. Si potrebbe adottare, in questa fase, la tattica dell’entrata in doccia che prevede prudenza allungando prima il braccio per sentire la temperatura dell’acqua e solo quando questa è ottimale entrare con tutto il corpo. Metaforicamente significa entrare con qualcosa e poi aumentare quando arriverà il segnale d’acquisto. Dunque semaforo arancione. Ecco il grafico qui sotto a 3 anni.

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L’indice MSCI World (sotto) segue invece le stesse orme dell’indice americano e mostra da qualche mese segnali di forza ed un trend inequivocabilmente rialzista.

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Non so quanti di noi ricordano i mercati emergenti ….che sembravano essere gli unici protagonisti del mercato azionario fino a pochi anni fa e che invece negli ultimi 3 anni, contro ogni previsione, hanno fatto una magra figura rispetto ai mercati azionari dei paesi sviluppati. Beh, ancora contro ogni previsione del 2015, si stanno riscattando in questo scorcio del 2016  e l’indice MSCI Emerging mostra risultati eccellenti da inizio anno. Il segnale di acquisto su questo mercato è appena arrivato e chiede conferme nei prossimi giorni.EEM_3A.jpeg

Ultimo mercato che guarderemo sarà l’indice Nikkei giapponese in cui il semaforo è ancora rosso, nonostante l’helicopter money della BoJ !

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Occhio alle tasse di successione….

Questa volta affronteremo un argomento non così affascinante e coinvolgente come i mercati, ma per l’importanza che esso riveste e l’impatto che potrebbe avere sui nostri patrimoni, non meno importante. In particolare, le cifre che ci sono in ballo, potrebbero arrecare maggiori danni ai risparmiatori di una crisi dei mercati. La mancanza di una robusta crescita dell’economia italiana, unitamente alla difficoltà di contenere la spesa pubblica spinge continuamente il governo a trovare soluzioni per reperire nuove risorse. Il dibattito parlamentare da tempo sta considerando, a tal proposito,molto seriamente, un inasprimento delle tasse di successione. Tali interventi saranno così estesi da coinvolgere probabilmente anche le attuali normative di esenzione su titoli di stato e polizze assicurative in fatto di successione ereditaria. Ma vediamo, per sommi capi, cosa prevede oggi la normativa in caso di successione ereditaria.

La base imponibile ovviamente coinvolge beni immobili e mobili ed è determinata con riferimento al valore complessivo netto dei beni devoluti a ciascun erede o legatario.

Sono previste aliquote di tassazione diverse, a seconda del grado di parentela intercorrente tra la persona deceduta e l’erede. In particolare, sul valore complessivo dell’eredità si applicano le seguenti aliquote:

• 4%, per il coniuge e i parenti in linea retta (genitori e figli), da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, 1.000.000 di euro

• 6%, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, 100.000 euro

• 6%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, nonché affini in linea collaterale fino al terzo grado

• 8%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per le altre persone.

Già da una prima analisi si intuisce come il fisco sia particolarmente clemente nel caso di successioni con parenti in linea retta consentendo di applicare una franchigia per erede di ben 1.000.000 di euro. Tutto ciò sembra destinato a cambiare, poichè da tempo questo governo sta considerando una revisione al rialzo delle imposte di succesione. Del resto l’Italia risulta essere particolarmente benevola rispetto al resto d’Europa in termini di imposte di successione. Si tratta di un tema importantissimo all’interno di ogni pianificazione finanziaria. Infatti quest’ultima dovrebbe servire a non subire gli eventi o i cambiamenti e consentire di trasferire ricchezza agli eredi, sia quote societarie, immobili o altre attività, usufruendo di risparmi fiscali. Ricordo a tutti che con l’approvazione della legge 23/2014 sulla riforma catastale che verrà completata entro il 2019 avremo un aggiornamento delle rendite catastali di tutti gli immobili con conseguente aumento delle imposte ipocatastali in fase di successione e donazione. Ma torniamo alla revisione delle imposte di successione che dovrebbe consistere (in base al dibattito parlamentare in corso) in una riduzione o eliminazione delle esenzioni fiscali. L’eliminazione dei privilegi fiscali in caso di successione potrebbe investire anche le polizze assicurative ed i titoli di stato che ad oggi sono esclusi dall’asse ereditario.

Con un esempio concreto potremmo, forse, immaginare l’impatto che un inasprimento delle imposte di successione potrebbe avere su una famiglia composta da marito imprenditore, moglie casalinga e due figli studenti.

Supponiamo che il totale del patrimonio sia così suddiviso:

-denaro: 400.000 euro

-immobili: valore catastale 600.000 euro

Muore il marito e si apre la successione:

Ad oggi, la franchigia degli eredi (1 Mil. procapite) assorbirebbe totalmente il milione di euro ereditato ed il patrimonio totale verrebbe diviso dando un terzo al coniuge ed i due terzi ai figli. Ci troveremmo solo le imposte ipocatastali sull’immobile (3%) da pagare se i fligli non potranno godere della agevolazione prima casa e si dovrà dunque pagare all’erario “solo” 18.000 euro.

Adesso proviamo a fare delle ipotesi di cambiamento (come all’estero ad esempio..) e vediamo come cambierebbe l’importo da pagare.

  1. Aumento delle rendite catastali pari a 2 volte il valore attuale
  2. Diminuzione della franchigia da 1 milione 200.000 euro procapite
  3. Diminuzione della franchigia da 1 minione a 100.000 euro procapite
  4. Diminuzione della franchigia da 1 milione a 200.000 euro ed aumento dell’aliquota al 10%
  5. Diminuzione della franchigia da 1 milione a 100.000 euro ed aumento dell’aliquota successoria al 10
  6. Diminuzione della franchigia da 1 milione a 200.000 euro per erede ed un aumento dell’aliquota al 20%

Le imposte da pagare nei rispettivi casi diventerebbero:

  1.                36.000 euro
  2.                53.600 euro
  3.                66.800 euro
  4.                80.000 euro
  5.               113.000 euro
  6.               124.000 euro

Quello che balza alla vista è che oltre alla possibile riduzione delle franchigie ed all’aumento delle aliquote,  l’aumento certo in quanto già legge delle imposte ipocatastali sugli immobili sarà una bella tegola !

Ma i nostri vicini di casa come trattano l’argomento ?

In Francia  le aliquote vanno dal 5 al 40% per i parenti in linea retta, in base al valore del bene (per un appartamento di 300mila euro, si paga ad esempio il 20%): vero che il coniuge è esente, ma il figlio gode di una franchigia di “soli” 100mila euro e non è così favorito come in Italia (limite a un milione). Per gli altri eredi, a seconda del legame con il de cuius, le aliquote vanno poi dal 35 al 60%. In Inghilterra, invece, la franchigia è di 325mila sterline, indipendentemente dalla parentela: quanto eccede è soggetto ad aliquota del 40%, e il trasferimento in favore del coniuge è esente da imposta. In Germania, in virtù del valore del bene, le aliquote variano dal 7 al 30% per parenti in linea retta, dal 15 al 43% per fratelli, sorelle, nipoti, e dal 30 al 50% per altri soggetti; ma c’è una franchigia individuale da 100mila a 500mila euro per i trasferimenti in linea retta o fra coniugi.

Credo proprio che il tema debba destare delle riflessioni su ognuno di noi per non trovarsi successivamente a “piangere sul latte versato” !

 

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Italiani orfani delle cedole !

Tempi bui per chi sognava di vivere di rendita con una piccolo patrimonio ! Il risparmiatore si trova in una realtà completamente diversa rispetto al passato ed è sempre più confuso, preoccupato ed in cerca di soluzioni. Un passato fatto di rinnovi allo sportello bancario e di contrattazione sul tasso di interesse a dodici mesi. La generazione che possiede la maggiore ricchezza (dati Banca D’Italia) è quella in età compresa tra i 51 ed i 65 ovvero i nati nei decenni 50 e 60. Queste persone hanno vissuto la maggior parte della loro vita in un ambiente “protetto” caratterizzato da tassi nominali e reali su attività finanziarie “free risk ” meravigliosamente elevati. Basta dare una occhiata ai rendimenti medi lordi dal 1950 ad oggi dei BTP con vita residua superiore ad un anno per rendersene conto

rendimento medio lordo BTP

Possiamo affermare che dal 1975 fino al 2000, il risparmiatore Italiano ha vissuto in una zona di comfort, caratterizzata da tassi a doppia cifra ed uno Stato garante. Certo, da quei rendimenti occorre togliere la ritenuta fiscale e l’inflazione per capire quanto davvero mi rimaneva in tasca in termini reali ma vi assicuro che la maggioranza degli italiani non si poneva questa domanda. A titolo esemplificativo basti pensare che nel 1980 il tasso di inflazione medio annuo era al 21,2% !

Così, complice uno Stato che aveva bisogno di indebitarsi sempre di più, la pratica più diffusa per questa generazione di risparmiatori che negli anni 80 aveva grandi disponibilità derivanti dal boom dell’Italia del dopoguerra, era quella di acquistare dei buoni a 12 mesi. Rendimento sicuro, scadenza breve e rischio zero.

BOT 12 mesi

Il concetto e l’abitudine ad un tasso alto insieme alla cedola è diventato carissimo agli italiani impedendo loro di migliorare la propria educazione finanziaria. Ha impedito loro di guardare cosa accadeva in altri paesi, di valutare altre forme di investimento in campo mobiliare ed in ultima analisi di migliorare le proprie conoscenze. Non è che non gliene importasse è che semplicemente non c’è n’era bisogno !

Oggi quella stessa persona si reca allo sportello e spera che qualcuno gli dica come fare per avere un buon tasso di interesse preferibilmente su un orizzonte corto e senza rischio. L’offerente “consulenza” probabilmente ha in mente la tabella con i rendimenti “lordi” delle obbligazioni in giro per il mondo

rendimenti lordi obbligazioni

Ma ancora di più ha in mente di non voler deludere quel cliente e di voler trovare una soluzione per dare al cliente ciò che desidera. Questo è “marketing”ovvero “dai al cliente ciò che desidera”. In questo caso si tratta di uno strumento a scadenza corta e con cedola. Naturalmente  free risk !

Spiegare al risparmiatore che oggi dovrebbe abbandonare le sue abitudini, credenze e certezze, richiede tempo, energia e coraggio ma soprattutto non paga nel breve. Non paga spiegargli che se in epoca di tassi zero e negativi vorrà ottenere rendimenti dovrà trasformarsi da risparmiatore ed investitore !

Infatti un investitore è colui che opera investimenti di capitale nelle imprese e dunque colui che non è esente da rischi, li accetta e li condivide !

Ora qui entra in gioco il professionista “consulente” che dovrebbe guidare l’investitore nella costruzione di un portafoglio efficiente combinando tra loro diversi strumenti al fine di ottenere il rendimento massimo per un dato livello di rischio che l’investitore desidera sopportare. Qui il “marketing” non c’entra nulla. Per ottenere questo è importantissimo che i vari strumenti inseriti non siano perfettamente correlati. Si tratta di seguire delle regole sviluppate negli anni da illustri economisti e applicarle. Successivamente occorrerà ribilanciare il portafoglio in relazione agli andamenti dei mercati e qui inizia il vero lavoro per un “consulente” che dovrà accompagnare l’investitore al mutare delle condizioni dei mercati e della propria propensione al rischio. Infatti, a seconda degli accadimenti della vita e dei mercati , tale propensione purtroppo varia  nello stesso soggetto ed è la sensibilità del “consulente” che deve capire questo.

In una piattaforma moderna ed evoluta in cui vi sono migliaia di strumenti non è più possibile combinare gli strumenti a caso tra loro ma occorre farlo seguendo dei modelli, delle regole base. E una delle prime regole è non concentrarsi su un unico asset, paese, valuta o titolo.

Ma ritorniamo al risparmiatore che va allo sportello con la forma mentale che ha sempre avuto e trova un “esperto” compiacente. Sicuramente gli verrà proposto un fondo o un prodotto assicurativo a cedola magari al 3% annuo !

Una musica per le orecchie della signora Pina di turno che non si fa tante domande e chiede subito dove deve firmare. La rete di vendita è contenta perchè incassa subito tutte le provvigioni (commissioni di collocamento) che poi sono ammortizzate contabilmente nel corso dell’intera durata prevista dal fondo. In abbinata è anche prevista una commissione di uscita qualora il risparmiatore uscisse prima della scadenza. Nessuna attenzione è dunque rivolta dal risparmiatore ai costi complessivi e soprattutto al fatto che la società del risparmio di turno o assicurazione potrebbe ingolosire il cliente pagando nei primi anni cedole superiori al rendimento dei titoli in portafoglio e, alla fine nonostante le promesse iniziali, l’investimento potrebbe chiudere in perdita !

Con tassi di interesse zero o negativi come in questo momento, il gestore di un fondo a cedola, deve assumersi rischi maggiori che in realtà scarica sui sottoscrittori. Non è raro quindi trovare fondi a cedola imbottiti di obbligazioni subordinate e adesso non mancano fondi che , pur di sbandierare l’offerta di cedole predeterminate, inseriscono nei portafogli anche una parte di azioni. Cosa non si fa per promettere una cedola ai risparmiatori !

 

 

 

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