È quando la marea si abbassa che…

Ci siamo, stiamo entrando nella fase in cui i permabear, ovvero quelli che pensano che il mercato azionario scenderà, che l’economia si schianterà e che ci aspetteranno anni di lacrime e sangue, possono finalmente uscire allo scoperto e dire “ve lo avevo detto”!

Eh già, perchè dai massimi toccati pochi giorni fa, il pincipale indice del mercato a stelle e strisce, lo S&P500, ha perso il 20% se possedete il suo Etf replicante. Venerdì scorso la mappa dell’S&P500 appariva così:

Le correzioni maggiori al 20% costituiscono, per definizione, un mercato orso chiamato “bear market“. Non voglio entrare nel merito del perché è accaduto, se non sottolineando che c’è sempre un evento scatenante che fa partire un ribasso, facilmente individuabile a posteriori ma impossibile da prevedere a priori. In questi giorni ho sentito molti affermare, “c’era da immaginarselo”, “si sapeva che Trump avrebbe imposto dazi”, ecc.
Se fosse stato così, per la teoria dell’efficienza dei mercati, a cui credo molto, i prezzi del mercato azionario sarebbero scesi prima e non dopo la comunicazione dei dazi. Dunque le informazioni non erano nei prezzi e solo quando è arrivata la notizia sui dazi, gli investitori hanno iniziato a fare i conti, e dunque a incorporare nei prezzi una serie di variabili come il calo dei profitti delle aziende, una probabile recessione, il peggioramento dell’inflazione e chi più ne ha più ne metta.

C’è da augurarsi che Trump abbia messo la pistola sul tavolo, sfruttando la sua posizione di forza per negoziare con ogni singolo paese nel tentativo di aumentare il gettito fiscale, mantenendo così la promessa elettorale di ridurre le tasse e favorire la reindustrializzazione attraverso il rilancio del settore manifatturiero. Vedremo. Se non fosse così, la storia ci riporterebbe indietro alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, quando le misure protezionistiche provocarono effetti depressivi sull’economia, sanati solo alla fine della seconda guerra mondiale dalla riapertura al commercio internazionale, che ha regalato decenni di grande prosperità a tutto l’Occidente.

Ma chiudiamo la parentesi sull’analisi e cerchiamo di capire cosa possiamo fare noi, oggi, davanti a un mercato come questo.

Direi nulla, se avevamo pianificato bene le nostre risorse finanziarie. Anche questo evento non impedirà ai mercati di risalire e superare i massimi precedenti tra lo stupore dei suoi spettatori.

Ricordiamo i principali dal 2000:

  • bolla dot-com 2000
  • mutui subprime 2007-2008
  • crisi del debito sovrano 2011-2012
  • pandemia covid-19 2020
  • guerra russo-ucraina 2022
  • crisi settore bancario 2023

Ho citato solo i più rilevanti, quelli capaci di minare la fiducia nei mercati, creando incertezza sul futuro. Momenti in cui i media hanno parlato di miliardi bruciati, prevedendo scenari apocalittici.
La buona notizia è che il mercato è abituato da tempo a scalare il muro delle preoccupazioni.
Facciamocelo raccontare dai dati

max intrayear drawdowns vs end of year total returns 1950-2025

La tabella mette in evidenza i rendimenti annui dell’S&P500 USA nella colonna TR (total return) e i peggiori ribassi nell’anno nella colonna DD (drawdown).

Quale lezione possiamo trarre?

Statisticamente, i mercati salgono per i due terzi del tempo e scendono per un terzo del tempo, salgono con le scale e scendono con l’ascensore. Sono volatili, hanno frequenti oscillazioni dalla loro media, anche molto ampie e non prevedibili. Nell’esempio vanno da una media del -10% ad un -48%.

Questo processo, questa “sofferenza” porta al premio per l’investitore che è riuscito a resistere, rimanendo investito nel lungo periodo. Nel caso specifico della tabella un rendimento annualizzato dell’11,6% (!) su un arco tempoarale che va dal 1950 al 2024.

Pensare di poter cogliere questo risultato senza partecipare ai drowdown periodici significa non aver compreso cosa significa investire sui mercati azionari, non aver compreso le regole dei processi d’investimento e non conoscere la storia dei mercati azionari.

La frase che dà il titolo al post è una delle tante celebri citazioni di Warren Buffet. Completa, dice così

“È quando la marea si abbassa che possiamo vedere chi nuotava nudo” è una buona metafora per descrivere i momenti bui sui mercati, quelli in cui si scopre chi non era pronto ad affrontarli.

Se la pianificazione finanziaria, fatta da soli o con l’aiuto di un consulente, è stata pensata focalizzandosi sul rischio che vogliamo, possiamo e dobbiamo prendere, sulla massimizazione del rendimento atteso per quel livello di rischio, sulla divisione del portafoglio in cassetti ciascuno dedicato a un obiettivo, allora non dobbiamo fare nient’altro che lasciarci guidare e dedicarci ad altro.

Si tratta di evitare di autosabotarci, prendendo decisioni sbagliate perchè dettate dalle nostre emozioni e non dalla razionalità.

Se invece avete investito inseguendo i trend, le notizie sui giornali, il rendimento, senza considerare la vostra tolleranza al rischio, senza definire i vostri obiettivi e senza diversificare tra le varie asset class… allora good luck!

Se le vostre risorse sono state allocate in maniera efficiente, distribuite tra le varie asset class come azioni, obbligazioni, liquidità, immobili e materie prime, allora non avrete nulla da temere, dovrete solo essere “pazienti“. È questa la qualità richiesta ad un investitore di livello superiore.

Sarà divertente, ora, guardarsi intorno e vedere quanta gente stava nuotando nuda.

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About gianlucabati

Consulente finanziario Finecobank
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