Il Tempo è il tuo migliore alleato

La Storia di Marco e Giovanni e la Magia del Rendimento Composto (spiegato facile)

La storia che sto per raccontarti è una storia semplice, ma potentissima. Marco e Giovanni potrebbero essere due amici qualunque: quelli che abbiamo conosciuto da bambini e con cui abbiamo condiviso una parte della nostra vita.

Si incontrano alle elementari, restano amici fino alle superiori, tra passioni, sport ed esperienze che ti plasmano per sempre.

Poi arriva il diploma. E in quel momento accade qualcosa che sembra poco rilevante, ma che, in realtà, determinerà il loro futuro finanziario in modo radicale.

Due scelte, un destino diverso

Al compimento dei 18 anni, Marco riceve 15.000 euro da sua nonna. La stessa cifra viene regalata anche a Giovanni.

Entrambi sono grati. Entrambi ragionano sul cosa farne. Le loro famiglie finanzieranno gli studi universitari, quindi hanno libertà totale nell’utilizzare quei soldi.

È qui che le strade iniziano a separarsi.

Marco

È cresciuto in una famiglia che gli ha insegnato il valore del risparmio. Ha sentito parlare molte volte dell’importanza del tempo negli investimenti.

Così decide di investire quei 15.000 euro in un portafoglio globale di azioni. Non sa ancora cosa ne farà, ma sa che quel denaro può crescere. E quando inizierà a lavorare, ha già in mente di aggiungere sistematicamente qualcosa ogni mese.

Giovanni

Non ha ricevuto un’educazione finanziaria. Per lui il denaro serve per vivere il presente, non il futuro.

Così, dopo la maturità, realizza il suo sogno: un anno sabbatico in Australia. Al rientro decide di comprarsi anche una moto. L’università può aspettare: ora vuole godersi la vita.

Il tempo passa

A cinquant’anni, Marco e Giovanni vengono invitati alla reunion della loro classe delle superiori.

Si ritrovano con entusiasmo. Parlano delle loro vite, dei percorsi intrapresi e a un certo punto Marco rivela una cosa che Giovanni non si aspetta.

Marco è oggi un grande appassionato del movimento FIRE (Financial Independence, Retire Early).
Sta pianificando il ritiro anticipato dal lavoro. Ama ciò che fa, ma vuole libertà.

E tutto questo – racconta – è possibile grazie a quel seme piantato dai nonni 32 anni prima e alla costanza con cui ha investito regolarmente.

Giovanni è incredulo: «Ma che cifra hai accumulato? Marco sorride. E con calma racconta tutto.

I numeri della differenza

Marco ha investito:

– 15.000 € iniziali
– 250 € al mese (a partire dal 25 compleanno)
– rendimento medio ipotizzato: 8% annuo

Il totale che ha effettivamente versato è:
111.000 euro

Ma oggi, il suo patrimonio vale:
635.885 euro

Una cifra che gli consentirebbe già oggi, applicando la regola del 4%, di generare
➡️ 25.435 € l’anno di rendita, senza rischiare di esaurire il capitale fino a quando vivrà.

Libertà finanziaria. Libertà di scelta. Libertà di vita.

Le tre regole che hanno cambiato la vita di Marco

Giovanni gli chiede se abbia seguito corsi di finanza o se abbia studiato i mercati. Marco risponde con naturalezza. No, ho solo seguito tre semplici regole per tutta la vita:

  1. Investire regolarmente in capitale di rischio
  2. Diversificare
  3. Aspettare

Nulla di più. Nulla di meno. E con queste sole regole, unite al tempo, il rendimento composto ha fatto il resto.

La magia del rendimento composto

Albert Einstein lo definiva
l’ottava meraviglia del mondo” e completava la definizione con la famosa frase “chi lo conosce guadagna, chi non lo capisce paga“.

Ma perché l’interesse composto è considerato così straordinario? La risposta è semplice: “Perché è reinvestito”.

L’interesse composto può essere definito come l’interesse calcolato non solo sulla somma iniziale ma anche sugli interessi accumulati nei periodi precedenti.

Vedilo come una palla di neve che scendendo giù dalla montagna diventa sempre più grande perché accumula neve su neve: man mano che il tempo passa, guadagniamo interessi sugli interessi creando un vero e proprio effetto valanga.

La “valanga” in matematica è descritta da questa formula

dove

M è il MONTANTE
(sono le mie disponibilità future, comprendono i soldi che ho investito più gli interessi maturati)

C è il CAPITALE (i soldi che ho deciso di investire)

I è il TASSO D’INTERESSE
a cui investo i miei soldi (espresso in %)

T il TEMPO
(quanto tempo lascerò investiti i miei soldi senza toccarli)

Il risultato non è una linea retta con crescita lineare ma una funzione esponenziale e accelerata nel tempo.

Il grafico che racconta tutto

Se osservi il grafico, noterai che la curva del montante parte lenta: all’inizio lo scarto rispetto al capitale è minimo. Con il passare del tempo però la curva si impenna. È l’effetto tipico dell’interesse composto, che trasforma una crescita lineare in una crescita esponenziale.

Ti ho parlato della formula del rendimento composto perché oltre a essere magica introduce un concetto fondamentale per diventare ricchi.

Vediamo chi indovina qual è la variabile più importante della formula. La riscrivo. Non devi essere bravo in matematica, devi ragionare

Esatto. Il TEMPO.

Se vuoi accumulare ricchezza dovrai iniziare a investire il prima possibile e poi concentrarti sul miglior rendimento potenziale che puoi ottenere (il tasso d’interesse a cui investi i soldi).

Più la tua vita da investitore inizierà presto e più diventerai ricco. Non è un’opinione. È matematica lasciatelo dire anche da lui

“Ho fatto il mio primo investimento a 11 anni. Ho perso tempo fino ad allora”

(Warren Buffet)


Il concetto di rendimento composto è semplice. Applicarlo, però, non lo è affatto. Perché?

La differenza tra Marco e Giovanni non è stata la fortuna.
Non è stata la cifra iniziale.
Non è stata la capacità di “battere il mercato”.

È stata una sola cosa:

Il tempo.

Perché il rendimento composto è una magia che cresce lentamente all’inizio… e in modo esplosivo alla fine.

Guadagna chi conosce le regole, chi capisce i meccanismi, chi riesce a vedere oltre l’ansia del breve termine. Il rendimento composto è la regola più importante. Non richiede genialità, richiede conoscenza, costanza e la capacità di restare sul percorso.

La buona notizia?
Questa magia funziona per chiunque scelga di piantare il seme.

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Qualcuno di voi ha mai ricevuto la busta arancione dell’INPS?

La Busta Arancione: un’occasione mancata per la consapevolezza pensionistica

Era il 2016 quando l’INPS comunicò che sarebbe partita con l’iniziativa la “Busta Arancione”, un documento cartaceo per informare i lavoratori sulla loro pensione futura, fornendo un riepilogo della posizione contributiva con una simulazione dell’importo e della data di pensionamento.

Chissà perché l’invio massivo delle buste, che avrebbero dovuto avere cadenza annuale, ben presto si interruppe, impedendo ai cittadini di prendere consapevolezza della propria posizione pensionistica futura. L’INPS spiegò che il motivo di quel dietro-front era dovuto agli alti costi dell’iniziativa, e che presto avrebbero provveduto a rendere disponibili online tutte le informazioni tramite il servizio La mia pensione futura.

Mai scelta fu più azzeccata per diffondere consapevolezza in un paese in cui solo il 45,8% della popolazione possiede competenze digitali di base, il 25% non usa quotidianamente internet e solo il 42% lo utilizza con una certa regolarità, come rilevato da Openpolis nell’analisi sull’alfabetizzazione digitale e le materie STEM in Italia.

E qui a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina. Qualcuno potrebbe aver ritenuto poco opportuno distruggere i sogni delle giovani generazioni riguardo a un futuro radioso, una volta in pensione.

Come ben sappiamo, il “patto generazionale” dovrebbe rappresentare l’impegno tra le generazioni a lasciare alle future un’eredità fatta di opportunità, risorse e condizioni favorevoli per prosperare. In questo paese, invece, abbiamo spesso agito nella direzione opposta.
E a cosa serve, allora, la consapevolezza? A cosa serve sapere quale sarà la mia posizione previdenziale, quale gap dovrò colmare per mantenere inalterato il mio tenore di vita, se non potrò fare nulla per cambiarla?

Se ragioni così commetti un errore

Una soluzione c’è. Possiamo affrontare il problema sfruttando il capitale accumulato e il risparmio mensile, così da ridurre il divario di reddito necessario a integrare la pensione quando arriverà il momento.
A proposito, se non sai ancora quantificare questo divario e non hai voglia di fare un giro sul sito dell’INPS, te lo mostro io. Farà un po’ male ma è necessario

Elaborazione del 2023 a cura della Ragioneria di Stato: tassi di sostituzione lordi riferiti a un lavoratore (rispettivamente dipendente o autonomo) con anzianità contributiva di 38 anni al 2040, ipotizzando un tasso medio di crescita del PIL attorno all’1% medio annuo.

Il gap pensionistico

Le stime indicano che già a partire dal 2040, l’importo della pensione di un lavoratore dipendente sarà inferiore del 40% rispetto all’ultima retribuzione, mentre per un lavoratore autonomo la riduzione sale al 54%.

Bene, abbiamo individuato il problema e ci concentreremo su questo senza addentrarci in altri argomenti molto di moda come quelli sostenuti dal movimento FIRE —  Financial Independence, Retire Early, una corrente di pensiero che punta a raggiungere l’indipendenza finanziaria attraverso risparmio e investimenti, per poter lasciare il lavoro tradizionale molto prima dell’età pensionabile.

Noi, invece, vogliamo semplicemente capire come godere al meglio del tempo libero che avremo a disposizione una volta terminata l’attività lavorativa, dedicandoci a hobby, viaggi e passioni personali, senza dover rinunciare a nulla, e senza bisogno dello Stato-mamma con le sue buste arancioni.

La domanda a cui cercheremo di dare una risposta è “di quanti soldi avrò bisogno quando andrò in pensione”?

Se siete giovani, avete affianco a voi l’alleato più prezioso: il tempo. Grazie alla lunga prospettiva temporale, al rendimento composto e alla clemenza fiscale prevista dal legislatore per chi investe in strumenti previdenziali complementari, potete costruire una rendita integrativa con uno sforzo contenuto tramite l’adesione a un fondo pensione.
Già, quella previdenza complementare, ancora sconosciuta a molti (se sei tra loro dai un’occhiata qui) composta da fondi pensione di categoria e fondi pensione aperti 1, farà la differenza tra una vecchiaia serena o difficile.
Ma siamo ancora molto lontani dal traguardo, dato che ogni anno, in Italia, la spesa per la previdenza integrativa è pari a poco più di un decimo rispetto a quella per il gioco d’azzardo. Pianificare oggi significa garantirsi un domani senza rinunce e con la libertà di godervi appieno il vostro tempo.

Lasciatemi dire che destinare al fondo pensione la prima parte dei risparmi annuali fino alla cifra massima consentita per la piena deducibilità (5.164,57 euro) è la base di una corretta pianificazione previdenziale per persone di qualsiasi età. Anche un minore può aderire a un fondo pensione, permettendo così ai genitori di beneficiare della deducibilità fiscale. Inoltre, il fondo pensione rappresenta una soluzione vantaggiosa anche per chi ha il TFR ancora accantonato in azienda e si avvicina all’età pensionabile, perché l’adesione consente di usufruire di una tassazione in uscita più favorevole, pari al 15% anziché al 23%.

Insomma, mi verrebbe da dire che i rendimenti, come sempre, li farà il mercato ma i costi e la fiscalità sono una certezza, e dunque è bene agire per tempo per trarne vantaggio.

E per chi è già in pensione?

Per rispondervi dovrò scomodare William Bengen, laureato in areonautica al MIT, imprenditore e consulente finanziario, il primo a pubblicare nel 1994 una ricerca sul Journal of financial planning in cui si fa riferimento alla regola del 4%. La sua ricerca, basata sull’analisi empirica dei rendimenti dei mercati e dei diversi scenari di pensionamento degli ultimi 75 anni, dimostra che investendo al momento del ritiro i propri risparmi in un portafoglio 50% azioni e 50% obbligazioni, possiamo essere ragionevolmente sicuri di non rimanere al verde per almeno altri 30 anni, prelevando un 4% il primo anno, e il 4% + l’inflazione negli anni successivi.

Oggi la pensione di vecchiaia si raggiunge a 67 anni, significa che fino a 97 anni potremo tranquillamente sollazzarci, senza preoccuparci se in alcuni anni i nostri risparmi cresceranno e in altri scenderanno.

Facciamo un esempio concreto ipotizzando un’inflazione al 3% :

500.000 euro all’età del ritiro ti consentiranno di prelevare 20.000 euro il primo anno, 20.600 euro il secondo anno e così via per almeno 30 anni prima di esaurire i tuoi risparmi. Studi recenti come quello di Micheal Kitces, hanno dimostrato che analizzando la storia dei rendimenti dal 1870 ai giorni nostri, abbiamo avuto più periodi di 30 anni in cui la ricchezza quintuplicava piuttosto che periodi in cui si esauriva.

A questo punto, molti di voi avranno già preso la calcolatrice in mano per capire quanto denaro sarà necessario accumulare per “tosare la pecoraogni anno e, allo stesso tempo, mantenerla in vita per almeno 30 anni.

tosare la pecora mantenendola in vita

Vi vengo in aiuto con un calcolo molto semplice

25 x spesa prevista il primo anno
=
tesoretto necessario per seguire la regola del 4%

Vi sembra molto? Allora non state facendo bene i conti.

Fare bene i conti significa togliere dalla spesa annua quella parte alimentata dalla pensione sociale o da altre rendite. Per cui potrete partire da una spesa annua più bassa sottraendo queste ultime voci e moltiplicare quel numero per 25.

Se per vivere bene ho bisogno di 40.000 euro all’anno, la pensione e altre rendite, come ad esempio l’incasso di un affitto, me ne garantiscono 20.000, la cifra da moltiplicare per 25 non è più 40.000 ma 20.000 euro. Non male, vero?

Giunti a questo punto, se siamo giovani abbiamo capito che per risolvere il problema gap, dovremo RISPARMIARE e INVESTIRE per raggiungere il tesoretto desiderato.
Se siamo già in pensione e abbiamo dei risparmi li dobbiamo investire con criterio e… SPENDERE!
Con criterio perché la regola del 4% non può essere applicata ad un portafoglio di soli bond governativi, quelli che puntualmente chiedete al vostro consulente per stare tranquilli avvicinandovi alla vecchiaia, perché investendo esclusivamente in obbligazioni e prelevando il 4% all’anno, rimarrete al verde ben prima dei 30 anni ipotizzati da Bengen.

E allora occorre fare un passo indietro e tornare a quella benedetta busta arancione. Ma davvero abbiamo bisogno dello Stato per capire che abbiamo un gap da colmare e che il momento per pensare a cosa ne sarà di noi e dei nostri cari quando andremo in pensione È ORA?

No, non abbiamo bisogno di buste arancioni. Quella che occorre è una presa di coscienza collettiva, che permetta alle giovani generazioni di comprendere l’importanza di costruirsi fin da subito un futuro previdenziale e a quelle diversamente giovani la libertà di godersi i frutti dei propri sacrifici.

Abbiamo solo bisogno di consapevolezza e di agire subito, il prima possibile.

  1. Tralascio deliberatamente i PIP (Piani Individuali Pensionistici), perché non meritano attenzione, considerati i costi elevati. Se ne hai sottoscritto uno ti consiglio di dedicare 10 minuti del tuo tempo per capire se davvero è il prodotto giusto per te.
    ↩︎

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Turisti per caso

Una metafora che svela le insidie dell’approccio superficiale agli investimenti

Questa mattina, ascoltando un’intervista all’editorialista del Wall Street Journal Jason Zweig, sono rimasto colpito da una metafora: quella dell’investitore paragonato a un turista.

Essendo ogni giorno sul campo come consulente finanziario, posso dire di comprendere profondamente il senso di questa immagine. Zweig descrive l’investitore come un viaggiatore distratto: visita un luogo frettolosamente, scatta qualche foto qua e là, raramente si immerge nella cultura locale con curiosità e rispetto. Non pianifica con attenzione il percorso, non dedica tempo alla scoperta, e spesso non è pronto ad affrontare gli imprevisti con spirito di adattamento e flessibilità.

Mai metafora mi è sembrata più azzeccata per descrivere una certa modalità di avvicinarsi agli investimenti.

L’approccio fugace ai mercati

Senza voler scadere nei luoghi comuni, spesso mi capita di percepire nei risparmiatori un atteggiamento simile. La richiesta ricorrente è quella di entrare e uscire da un investimento come fosse un autobus: sali per vedere dove porta, scendi quando ti sembra che non funzioni. Spesso è un passo suggerito da amici o conoscenti, con l’illusione di potersi arricchire in tempi brevi e senza reali basi.

In definitiva, è un approccio fugace al mondo finanziario. Una visita superficiale, guidata più dalla curiosità che dalla consapevolezza – proprio come farebbe un turista distratto.

La domanda rivelatrice

Una delle domande più frequenti che ricevo, sia in ambito professionale che privato, è:

Hai dei titoli da consigliare in questo momento?

Domanda che lascia presagire la ricerca di una scorciatoia per raggiungere gli obiettivi finanziari della propria vita. Purtroppo, i dati sono impietosi e mostrano come solo la diversificazione, il tempo e la pazienza portino gli investitori a risultati concreti.

Investire con strategia

La volontà di entrare nel mondo degli investimenti finanziari per restarci nel lungo termine, infatti, diventa un elemento essenziale e decisivo per portare avanti qualsiasi strategia di investimento goal based.

Secondo numerosi studi (tra cui quello di Brinson, Hood e Beebower aggiornato nel 1991, e quelli più recenti di Morningstar e Vanguard nel 2020), l’asset allocation rimane il driver principale del rendimento di un portafoglio nel lungo termine. Sottolineo: lungo termine. Secondo questi studi, il contributo dell’asset allocation al rendimento finale è vicino al 90%, evidenziando come le scelte dei singoli titoli o il market timing incidano marginalmente.

Cos’è l’asset allocation?

Tradotto in italiano, asset allocation significa allocazione delle risorse. Ma cosa significa realmente?

Una asset allocation solida dovrebbe essere basata su:

  • dati storici che ne dimostrano la validità
  • orizzonte temporale disponibile
  • propensione al rischio
  • obiettivi finanziari specifici

Essa diversifica tra asset class quali azioni, obbligazioni, immobili, materie prime, consentendo di ridurre il rischio complessivo del portafoglio e migliorare il rapporto rischio/rendimento. Le diverse asset class non sono perfettamente correlate tra loro e reagiscono in modo differente ai cambiamenti macroeconomici.

In altre parole, quando un asset performa male, un altro può compensare, contribuendo alla stabilità del portafoglio nel tempo.

L’illusione della semplicità

Se vogliamo massimizzare i rendimenti nel lungo termine, mantenendo il rischio sotto controllo, il primo passo è costruire una solida asset allocation. Tutto parte da lì.

A questo punto, qualcuno potrebbe dire: “Beh, facile, tutto qui?”

Sì, facile… come farsi un selfie con un orso bruno. Ah no, quello non è facile. È solo tremendamente stupido.

Confondere la semplicità con la superficialità è un errore fatale. Come dimostrano i fatti di cronaca recenti, cercare scorciatoie o ignorare i segnali di pericolo — che si tratti della natura o dei mercati finanziari — può portare a conseguenze tragiche.

Il nemico silenzioso: l’ego

Ma c’è un nemico silenzioso che agisce dall’interno: il nostro ego. È lui che ci fa credere di poter battere il mercato, ci distrae dalla disciplina, ci trascina negli abissi del panico o ci fa volare troppo in alto sull’onda dell’euforia. E, dulcis in fundo, ci priva della pazienza, virtù fondamentale in ogni strategia d’investimento.

Una strategia solida non è solo tecnica — deve essere anche emotivamente sostenibile. Saper tenere a bada l’ego e avere un piano razionale è la vera chiave per evitare di diventare prede facili.

Come nella natura, anche nei mercati bisogna sapere quando è il momento di fermarsi e quando conviene restare a distanza di sicurezza.

L’importanza del lungo termine

Il lungo termine è lungo. E in questo lasso di tempo accadranno avvenimenti che impatteranno sui mercati, ma anche sulla nostra vita personale, rendendo difficile mantenere la barra dritta.

Investire sui mercati non significa dare un’occhiatina e vedere come va, ma assumersi un impegno a portare avanti un piano fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Qual è il rendimento medio atteso?

Certo, qualcuno vorrà sapere qual è il rendimento medio atteso per una data asset allocation.

Qui si apre un mondo: dal portafoglio con l’asset allocation più classica e semplice (60% azioni e 40% obbligazioni), passando per i lazy portfolio, fino ad arrivare ai multi-strategy.

A titolo esemplificativo, il mercato americano mostra la relazione tra rendimento medio annuo e asset allocation (azioni e obbligazioni) dal 1926 al 2022.

Ad esempio, una asset allocation 60/40, gestita in maniera statica (solo ribilanciando periodicamente), avrebbe prodotto:

  • rendimento medio: 8,6%
  • massima perdita annua: 26,6%
  • massimo guadagno annuo: 36,7%

Chiaramente, poiché pochi di noi puntano a un obiettivo centenario, è necessario ragionare sull’asset allocation adatta al rischio che vogliamo, possiamo e dobbiamo assumerci, e sul periodo temporale.

L’arte del bilanciamento

Una volta trovata l’asset allocation:

  • costruiamo il portafoglio con strumenti efficienti
  • ribilanciamo per mantenere i pesi invariati
  • i mercati ci consegneranno il nostro premio

Se riuscissimo a fare questo, sarebbe già un grande risultato.

Il passo successivo: la gestione attiva

Volendo strafare, il passaggio successivo potrebbe essere inserire nella asset allocation passiva una gestione attiva. Magari basata sul premio per il rischio dell’asset class azioni in un dato momento.

Ma questa è un’altra storia. Ad alcuni l’ho già raccontata durante i nostri incontri, agli altri la racconterò nei prossimi articoli.





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Il mio nuovo team di lavoro: un nuovo passo avanti per un servizio qualificato

Oggi vi presento il mio Team di lavoro, nato dall’esigenza di creare una struttura in grado di rispondere alle esigenze dei miei clienti in modo ancora più tempestivo e qualificato.

Grazie per la vostra fiducia e collaborazione.

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È quando la marea si abbassa che…

Ci siamo, stiamo entrando nella fase in cui i permabear, ovvero quelli che pensano che il mercato azionario scenderà, che l’economia si schianterà e che ci aspetteranno anni di lacrime e sangue, possono finalmente uscire allo scoperto e dire “ve lo avevo detto”!

Eh già, perchè dai massimi toccati pochi giorni fa, il pincipale indice del mercato a stelle e strisce, lo S&P500, ha perso il 20% se possedete il suo Etf replicante. Venerdì scorso la mappa dell’S&P500 appariva così:

Le correzioni maggiori al 20% costituiscono, per definizione, un mercato orso chiamato “bear market“. Non voglio entrare nel merito del perché è accaduto, se non sottolineando che c’è sempre un evento scatenante che fa partire un ribasso, facilmente individuabile a posteriori ma impossibile da prevedere a priori. In questi giorni ho sentito molti affermare, “c’era da immaginarselo”, “si sapeva che Trump avrebbe imposto dazi”, ecc.
Se fosse stato così, per la teoria dell’efficienza dei mercati, a cui credo molto, i prezzi del mercato azionario sarebbero scesi prima e non dopo la comunicazione dei dazi. Dunque le informazioni non erano nei prezzi e solo quando è arrivata la notizia sui dazi, gli investitori hanno iniziato a fare i conti, e dunque a incorporare nei prezzi una serie di variabili come il calo dei profitti delle aziende, una probabile recessione, il peggioramento dell’inflazione e chi più ne ha più ne metta.

C’è da augurarsi che Trump abbia messo la pistola sul tavolo, sfruttando la sua posizione di forza per negoziare con ogni singolo paese nel tentativo di aumentare il gettito fiscale, mantenendo così la promessa elettorale di ridurre le tasse e favorire la reindustrializzazione attraverso il rilancio del settore manifatturiero. Vedremo. Se non fosse così, la storia ci riporterebbe indietro alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, quando le misure protezionistiche provocarono effetti depressivi sull’economia, sanati solo alla fine della seconda guerra mondiale dalla riapertura al commercio internazionale, che ha regalato decenni di grande prosperità a tutto l’Occidente.

Ma chiudiamo la parentesi sull’analisi e cerchiamo di capire cosa possiamo fare noi, oggi, davanti a un mercato come questo.

Direi nulla, se avevamo pianificato bene le nostre risorse finanziarie. Anche questo evento non impedirà ai mercati di risalire e superare i massimi precedenti tra lo stupore dei suoi spettatori.

Ricordiamo i principali dal 2000:

  • bolla dot-com 2000
  • mutui subprime 2007-2008
  • crisi del debito sovrano 2011-2012
  • pandemia covid-19 2020
  • guerra russo-ucraina 2022
  • crisi settore bancario 2023

Ho citato solo i più rilevanti, quelli capaci di minare la fiducia nei mercati, creando incertezza sul futuro. Momenti in cui i media hanno parlato di miliardi bruciati, prevedendo scenari apocalittici.
La buona notizia è che il mercato è abituato da tempo a scalare il muro delle preoccupazioni.
Facciamocelo raccontare dai dati

max intrayear drawdowns vs end of year total returns 1950-2025

La tabella mette in evidenza i rendimenti annui dell’S&P500 USA nella colonna TR (total return) e i peggiori ribassi nell’anno nella colonna DD (drawdown).

Quale lezione possiamo trarre?

Statisticamente, i mercati salgono per i due terzi del tempo e scendono per un terzo del tempo, salgono con le scale e scendono con l’ascensore. Sono volatili, hanno frequenti oscillazioni dalla loro media, anche molto ampie e non prevedibili. Nell’esempio vanno da una media del -10% ad un -48%.

Questo processo, questa “sofferenza” porta al premio per l’investitore che è riuscito a resistere, rimanendo investito nel lungo periodo. Nel caso specifico della tabella un rendimento annualizzato dell’11,6% (!) su un arco tempoarale che va dal 1950 al 2024.

Pensare di poter cogliere questo risultato senza partecipare ai drowdown periodici significa non aver compreso cosa significa investire sui mercati azionari, non aver compreso le regole dei processi d’investimento e non conoscere la storia dei mercati azionari.

La frase che dà il titolo al post è una delle tante celebri citazioni di Warren Buffet. Completa, dice così

“È quando la marea si abbassa che possiamo vedere chi nuotava nudo” è una buona metafora per descrivere i momenti bui sui mercati, quelli in cui si scopre chi non era pronto ad affrontarli.

Se la pianificazione finanziaria, fatta da soli o con l’aiuto di un consulente, è stata pensata focalizzandosi sul rischio che vogliamo, possiamo e dobbiamo prendere, sulla massimizazione del rendimento atteso per quel livello di rischio, sulla divisione del portafoglio in cassetti ciascuno dedicato a un obiettivo, allora non dobbiamo fare nient’altro che lasciarci guidare e dedicarci ad altro.

Si tratta di evitare di autosabotarci, prendendo decisioni sbagliate perchè dettate dalle nostre emozioni e non dalla razionalità.

Se invece avete investito inseguendo i trend, le notizie sui giornali, il rendimento, senza considerare la vostra tolleranza al rischio, senza definire i vostri obiettivi e senza diversificare tra le varie asset class… allora good luck!

Se le vostre risorse sono state allocate in maniera efficiente, distribuite tra le varie asset class come azioni, obbligazioni, liquidità, immobili e materie prime, allora non avrete nulla da temere, dovrete solo essere “pazienti“. È questa la qualità richiesta ad un investitore di livello superiore.

Sarà divertente, ora, guardarsi intorno e vedere quanta gente stava nuotando nuda.

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Esiste il free risk?

Tenetevi forte! Mi dispiace deludervi, ma posso affermare con assoluta certezza, che il tanto amato btp non rappresenta un investimento a rischio zero.

Lo so, siamo tutti abituati a trattarlo come tale per varie ragioni, la prima della quale è certamente costituita dal fatto che è il debito di casa nostra. La tendenza a preferire degli investimenti del proprio paese rispetto a quelli stranieri, non è nulla di strano, ed è facilmente catalogabile come uno dei “bias” più diffusi ovvero il “bias domestico”.

La seconda ragione è certamente determinata dal fatto che l’Italia, dalla sua unità, non è mai andata in default, a differenza di paesi come la Spagna, la Germania e perfino il Regno Unito. Il “Non è mai successo e quindi qui il rischio non c’è”, è invece un modo di dire, catalogabile come “bias dell’ottimismo”.

La terza ragione più comune, è riconducibile all’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea e dunque al fatto che la BCE compra il nostro debito. Sostanzialmente si da per scontato che la BCE continui all’infinito a comprare il nostro debito, pur non avendo certezza che ciò avvenga.

Bene, un punto di partenza per combattere i nostri bias, che sono appunto distorsioni, è assumere consapevolezza ed identificarli, per poi procedere mettendo in dubbio ciò in cui crediamo e considerare punti di vista alternativi, cercare la diversità. Significa smettere di cercare dati che confermino le nostre opinioni, ma provare a cercare dati che mettano in dubbio le nostre convinzioni per poi analizzarli in maniera razionale ed equilibrata. Solo al termine di questa disamina potremo arrivare a una risposta, che sarà sempre soggettiva, ma con tutta probabilità più affidabile.

Ora passiamo alla definizione di free risk. Si tratta di quel tasso di interesse derivante da un’attività priva di rischio. In prima battuta potremmo affermare che nella realtà economica non esistono attività prive di rischio. Ma se proprio dovessimo identificarne una verosimilmente priva di rischio, potremmo considerare il debito di uno stato. Potremmo quindi assimilare il debito di uno stato alla cosa più vicina al risk free.

Ma allora qualsiasi obbligazone governativa è un’attività a rischio zero?

Non proprio, l’elenco di paesi andati in default negli ultimi 200 anni è bello lungo e la lista delle insolvenze sovrane ce l’ho ricorda. E per soddisfare la caratteristica del rischo zero è necessario avere un rendimento certo con assenza di rischio. Per questo motivo lo stato che emette debito che noi compriamo deve esere uno stato solido.

Quindi abbiamo ristretto il campo dai titoli sovrani a quelli emessi da stati solidi. A questo punto sorge spontanea la domanda: ma esistono e se si come facciamo ad identificarli?

Esistono agenzie nel mondo che classificano i debiti di società, enti pubblici, stati e così via, in base al grado di solvibilità e solidità . Certamente in passato hanno mostrato la loro vulnerabilità, tuttavia al momento forniscono ancora uno dei principali strumenti per farsi un’idea sulla solidità di uno stato. Le principali agenzie sono Moody’s, S&P e Fitch, ciascuno dei quali ha una sua scala metrica. Allego qui sotto la tabella con la classificazone usata da ciascuna agenzia

Ora che abbiamo nella nostra valigetta gli strumenti necessari per misurare la capacità di uno stato di rimborsare il proprio debito, vediamo che rating è applicato dalle tre agenzie agli stati nel mondo, alla ricerca del free risk avendo capito dalla tabella che, se esiste il rischio zero, è certamente la tripla A.

                                  S&Poor’s     Moody’s     Fitch      

ItaliaBBBBaa3BBB
GermaniaAAAAaaAAA
FranciaAAAa2AA-
SpagnaABaa1A-
PortogalloBBB+A3A-
Stati Uniti d’AmericaAA+AaaAA+
Regno UnitoAAAa3AA-
GiapponeA+A1A
SvizzeraAAAAaaAAA
Federazione RussaSDCaNR
CanadaAAAAaaAA+
AustraliaAAAAaaAAA
Nuova ZelandaAA+AaaAA+
BrasileBBBa2BB
Corea del SudAAAa2AA-
CinaA+A1A+
ArgentinaCCC+CaCCC-
BulgariaBBBBaa1BBB
RomaniaBBB-Baa3BBB-
GreciaBBB-Ba1BBB-
SveziaAAAAaaAAA
Arabia SauditaA+A1A+
Sud AfricaBB-Ba2BB-
AndorraBBB A-
Emirati Arabi Uniti Aa2 
AfghanistanNot rated  
Antigua e BarbudaNot rated  
AlbaniaB+B1 
ArmeniaNot ratedBa3B+
AngolaCCC+Caa1B-
AustriaAA+Aa1AA+
ArubaBBB BB+
AzerbaijanBB+Ba2BB+
Bosnia ErzegovinaBB3 
BarbadosB-Caa1B
BangladeshBB-Ba3BB-
BelgioAAAa3AA-
Burkina FasoB  
BahrainB+B2B+
BurundiNot rated  
BeninB+B1B+
BermudaA+A2AA+
BoliviaB-B2B-
BahamasBBBa2 
BhutanNot rated  
BotswanaBBB+A3 
BielorussiaCCCB3NR
BelizeSDCaa3 
Repubblica CentroafricanaNot rated  
Isole CookB+  
CileAA1A-
ColombiaBB+Baa2BB+
Costa RicaBB-B2BB-
CubaNot ratedCaa2 
Capo VerdeB- B-
CiproBBB-Ba2BBB
Repubblica CecaAA-Aa3AA-
GibutiNot rated  
DanimarcaAAAAaaAAA
DominicaNot rated  
Repubblica DominicanaBB-Ba3BB-
AlgeriaNot rated  
EcuadorB-Caa3CCC+
EstoniaAA-A1A+
EritreaNot rated  
EtiopiaCCC+Caa1CCC-
FinlandiaAA+Aa1AA+
FijiBB-B1 
GabonBB-Caa1B-
GrenadaNot rated  
GeorgiaBBBa2BB
GuernseyAA-  
GhanaB-B3C
GambiaNot Rated  
GuineaNot rated  
Guinea EquatorialeNot rated  
GuatemalaBB-Ba1BB
Guinea-BissauNot rated  
GuyanaNot rated  
Hong KongAA+Aa3AA-
HondurasBB-B1B+
CroaziaBBB+Baa2BBB+
HaitiNot rated  
UngheriaBBBBaa2BBB
IndonesiaBBBBaa2BBB
IrlandaAAAa3AA-
IsraeleAA-A1A+
Isola di ManNot ratedAa3 
IndiaBBB-Baa3BBB-
IraqB-Caa1B-
IranNot rated  
IslandaA+A2A
JerseyAA-  
GiamaicaBB-B2B+
GiordaniaB+B1BB-
KenyaBB2B
CambogiaBB2 
KiribatiNot rated  
ComoreNot rated  
KuwaitAA-A1AA
Isole Cayman Aa3 
LaosNot rated CCC-
LibanoSDCRD
LiechtensteinAAA  
Sri LankaSDCaa1RD
LiberiaNot rated  
LesothoNot rated B
LituaniaA+A2A
LussemburgoAAAAaaAAA
LettoniaA+A3A-
LibiaNot rated  
MaroccoBBB-Ba1BB+
MonacoNot rated  
MoldaviaNot ratedB3 
MadagascarNot rated  
Isole MarshallNot rated  
MacedoniaBB- BB+
MaliNot ratedCaa1 
MyanmarNot rated  
MongoliaBB3B
Macao Aa3AA
MontserratBBB-  
MaltaA-A2A+
MauriziusNot ratedBaa2 
MaldiveNot ratedB3B-
MalawiNot rated  
MessicoBBBBaa1BBB-
MalesiaA-A3BBB+
MozambicoCCC+Caa2CCC+
NamibiaNot ratedBa3BB-
NigerNot rated  
NigeriaB-B2B-
NicaraguaB+B3B-
Paesi BassiAAAAaaAAA
NorvegiaAAAAaaAAA
NepalNot rated  
NauruNot rated  
OmanBBBa3BB
PerùBBB+BBBBBB
Polinesia FranceseNot rated  
Papua Nuova GuineaB-B2 
FilippineBBB+Baa2BBB
PakistanCCC+Caa3CCC
PoloniaA-A2A-
Porto RicoDCa 
PalauNot rated  
ParaguayBBBa1BB+
QatarAA-Aa3AA-
RuandaB+B2B+
Isole SolomonNot rated  
SeychellesNot rated BB-
SudanNot rated  
SingaporeAAAAaaAAA
SloveniaAA-A3A
SlovacchiaA+A2A
Sierra LeoneNot rated  
San MarinoNot rated BB
SenegalB+Ba3 
SomaliaNot rated  
SurinameSDCaa3RD
El SalvadorB-Caa2CC
SiriaNot rated  
SwazilandNot ratedB2 
CiadNot rated  
TogoNot rated  
TailandiaBBB+Baa1BBB+
Timor EstNot rated  
Turkmenistan  B+
TunisiaNot ratedCaa2CCC-
TongaNot rated  
TurchiaBB+B3BB
Trinidad e TobagoBBB-Ba2 
TuvaluNot rated  
TaiwanAA+Aa3AA
TanzaniaNot rated B+
UcrainaCCC+/CCaa2CC
UgandaBB2B+
UruguayBBB+Baa2BBB
UzbekistanNot ratedB1BB-
VenezuelaSDCNR
VietnamBB+Ba3BB
VanuatuNot rated  
SamoaNot rated  
YemenNot rated  
ZambiaSDCaRD
ZimbabweNot rated  

Esatto, proprio quel paese, che in questo momento sta preoccupando gli Italiani, al punto che qualche investitore mi ha confessato di aver qualche perplessità nel comprare il suo debito, esprime nella zona euro la massima solidità al punto da poterlo considerare un investimento a rendimento certo e privo di rischio. Si, proprio la germania, quel paese che sta mostrando un forte rallentamento economico, le cui aziende giorno dopo giorno stanno licenziando dipendenti. Eppure la solvibilità di quel paese, a breve e lungo termine, non è messa in alcun dubbio dalle agenzie.

Per tutti coloro che non investirebbero un euro nel debito della Bulgaria, sappiate che quest’ultima ha lo stesso rating dell’Italia. Qualcuno di voi dirà che non è possibile e griderà al complotto internazionale che come al solito ce l’ha con noi…

Ma io preferisco basarmi sui dati e non sulle supposizioni e congettire, e dunque per me oggi il risk free idoneo potrebbe essere l’Euribor (un tasso di interesse a cui si scambiano denaro le banche sulla piazza europea) o appunto il tasso di rendimento a breve e lungo di un governativo tripla A come la germania o di un sovranazionale tripla A come la BEI o la World Bank.

E se prendessimo questi riferimenti, quale sarebbe il tasso di rendimento oggi di un’attività a rischio zero?

Oggi potrebbe essere il 2,85% dell’euribor, oppure il 2,20% del bund tedesco ad un anno o 2,40% del decennale.

Bene, individuato il tasso a rischio zero, dobbiamo accettare il fatto che se vogliamo un rendimento atteso maggiore, dovremo assumerci dei rischi acquistando attività rischiose che vanno dai nostri amati BTP fino arrivare all’equity. La consapevolezza e la comprensione di questo ultimo punto è fondamentale per impostare una asset allocation che risponde ai nostri obiettivi. Avere solo BTP, magari di durate diverse, non significa diversificare ed avere una corretta asset allocation e non significa detenere attività finanziraie a rischo zero.

Ma allora Abati cosa dobbiamo fare se non vogliamo rischiare?

Accontentarvi del rendimento che il rischio zero vi offrirà nella consapevolezza che non avrete nel lungo termine il premio per il rischio che avranno coloro che hanno un asset allocation con del rischio di mercato

Buon 2025!

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Il fondo pensione…che noia!

Diciamocelo chiaramente, potremmo assimilare il fondo pensione ad una persona che racchiude in se tutte le qualità che idealmente dovrebbe avere la compagna della vita, perfetto per essere nostro compagno di vita, ma, poco brillante, divertente, sorprendente, emozionante…in una parola un pò noioso.

Vuoi mettere ascoltare ogni mattina il morning briefing sui mercati, saltare dal mercato delle commodity all’intelligenza artificiale, passando per il green tech e lo spread trading. Tutti sogniamo una vita spericolata piena di emozioni ma siamo sicuri poi di volerla e soprattutto siamo pronti ad accettare le conseguenze?

Bene, se non sei tra quelli che ha bisogno della scarica di adrenalina quotidiana, ma tra quelli che fa scelte d’investimento guidate dalla razionalità, allora continua a leggere l’articolo perchè potrai trovare spunti interessanti per una corretta allocazione di una parte del tuo patrimonio.

Andiamo dritti al dunque ed elenchiamo i punti di forza del fondo pensione e perdonatemi se ne ho dimenticato qualcuno

-gradualità dell’ingresso nell’investimento

-amplificatore della magia del rendimento composto

-indisponibilità delle somme investite

-esenzione dall’imposta di bollo annuale dello 0,20%

-deducibilità dei versamenti effettuati fino a 5.165 euro annui

-uscita dall’asse ereditario ed esenzione dalle imposte di successione

-tassazione agevolata degli interessi maturati

-tassazione a scadenza inferiore a quella del tfr (per i dipendenti)

-ultimo ma non meno importante, riduzione gap pensione pubblica

Svantaggi

-non pervenuti

Qualcuno di voi potrebbe affermare che almeno uno svantaggio c’è ed è il vincolo. Si tratta della subordinazione della riscattabilità al verificarsi di determinati eventi, quali maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione, malattia, cessazione dell’attività lavorativa, prima casa per i figli e così via. Ma se rileggete i punti di forza vi accorgerete che troverete proprio la caratteristica dell’indisponibilità come vantaggio.

Certamente, perchè l’impossibilità di rimborsare liberamente un investimento che dovrebbe essere di lungo periodo per consentire di sfruttare tutti i vantaggi della capitalizzazione composta, della deducibilità, della riduzione del gap previdenziale, si traduce in un plus per l’investitore ed il raggiungimento dei suoi obiettivi.

Fatta questa premessa, nella quale abbiamo illustrato sinteticamente alcuni dei principali vantaggi del fondo pensione, potremmo chiederci se un fondo vale l’altro…

La risposta ovviamente è no. La normativa infatti ha previsto 3 categorie di fondi pensione

-piani individuali pensionistici

-fondi pensione sindacali/negoziali

-fondi pensione aperti

Tutte queste tre tipologie si differenziano essenzialmente per la struttura dei costi e per il soggetto a cui è affidata la gestione.

Potremmo. in linea generale, ordinare in ordine decrescente il costo dei fondi pensione partendo dai piani individuali pensionistici passando per i fondi aperti e poi arrivando a quelli negoziali, i meno costosi. Per quanto riguarda la gestione questa cambia da fondo a fondo ma si tratterà sempre di una banca, assicurazione, sim o sgr.

Vista l’importanza di tenere sotto controllo i costi, ne deriva che il fondo pensione aperto e quello negoziale sono certamente la scelta ottimale per il sottoscrittore. Scelta che dovrà essere valutata in base alla tipologia del lavoratore (imprenditore/professionista o dipendente) e al settore di appartenenza.

Fatte queste considerazioni, se io vi dicessi che, in buona sintesi, il fondo pensione è un piano di accumulazone di capitale con vantaggi fiscale sarei più efficace?

Ho ripetuto più volte nei miei articoli che il piano di accumulazione ci consente di smussare la volatilità dei mercati grazie agli ingressi graduali e di focalizzarci sugli obiettivi di lungo termine sfruttando la potenza del rendimento composto. Bene, anche il fondo pensione per le sue caratteristiche (versamenti annui, e orizzonte di lungo termine), potrebbe assolvere alla stessa funzione.

Facciamo un esempio: lavoratore dipendente di 25 anni busta paga mensile di 1500 euro che versa un contributo volontario dell’1% della sua busta paga, 1% del datore di lavoro (che non li verserebbe in assenza di fondo pensione) e il tfr. Annualmente largo circa verserebbe 1900 euro al fondo pensione. Bene proviamo a ipotizzare che ricchezza avrà all’età di 67 anni nel fondo pensione.

Dopo 42 anni, versando annualmente 1.900 euro al tasso annuo composto del 6%, il montante accumulato potrebbe essere di circa 334.306,03 euro.

Vi chiederete perchè ho considerato un tasso del 6% annuo. Perchè è il tasso di interesse medio annuo approssimato per difetto in via prudenziale, ottenuto da un portafoglio 60/40 su orizzonti temporali di questo tipo. Potreste obiettare che, dato l’orizzonte così lungo, sarebbe meglio fare un fondo pensione più dinamico ad esempio sposando un comparto azionario internazionale…vero!

Ma ho voluto appositamente prendere ad esempio un portafoglio bilanciato, più facilmente adattabile a tutti, per illustrarvi lo sviluppo del montante (capitale più interessi). Guardando il grafico, potrete ammirare la magia prodotta su un capitale investito nel lungo termine. I nostri 89.300 versati diventano 334.306 euro.

Maggiore sarà il tasso, maggiore il tempo ed il risparmio investito, maggiore sarà il montante maturato grazie alla macchina del rendimento composto. Ma allora perchè non fare un banale piano di accumulazione?

Perchè maggiore sarà l’importo canalizzato nel fondo pensione, maggiore sarà anche il risparmio fiscale ottenibile. Non possiamo addentraci nei dettagli della fiscalità dei fondi pensione perchè per farlo mi occorrerebbe molto più spazio e tempo di quello che può contenere un articolo che non vi faccia addormentare. Ma cercherò di quantificare con un esempio la deducibilità dei versamenti con le nuove aliquote irpef per il 2024.

Nuove Aliquote IRPEF:

23% per i redditi fino a 28.000 euro

35% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro

43% per i redditi oltre i 50.000 euro

Ipotizzando un lavoratore dipendente tipo con 25.000 euro di reddito annuo, che versa tra contributo datore lavoro e volontario, 2000 euro al fondo pensione, si troverebbe con un risparmio ficsale annuo di 460 euro.

Ipotizziamo anche il caso di un lavoratore autonomo. Dal momento che un lavoratore autonomo se in forfettario (reddito inferiore a 85.000 euro) non potrebbe dedurre il fondo pensione considereremo un reddito di 100.000 euro annuo ed un versamento di 5164,57 il massimo consentito per la deducibilità.

Morite dalla voglia di sapere che montante genererà un versamento annuo di 5165,57 per 35 anni al tasso del 6%? Anche io!

Eccolo, largo circa 575.560 euro. Su un versato di 180.775 euro. Ma non è qui che volevo portarvi, perchè questo risultato lo potremmo ottenere anche con un piano di acumulazione.

Versando 5.165,57 euro all’anno, quante tasse risparmierà il nostro lavoratore autonomo?

Il risaprmio annuo sarà di 2.221,76 euro

Ora, per capire quanto questo risparmio fiscale sia come un propellente per l’investimento, potremmo capitalizzare questo risparmio annuo fiscale per 35 anni ad un tasso del 6% e vedere cosa accade

La linea tratteggiata è il nostro risparmio fiscale annuo che anzichè finire nelle casse dello stato viene investito. La linea blue è lo sviluppo del montante (capitale più interessi). Come puoi osservare, grazie all’effetto degli interessi composti, il montante cresce in modo esponenziale rispetto al capitale versato. Qualcuno potrà obiettare…certo ma prima o poi dovrò pagare le tasse allo stato perchè il fondo pensione è tassato!

Vero, per semplicità e senza entrare nei dettagli, dovrai restituire il 9% dei premi dedotti. Ti sembra molto ?

Proviamo a fare due conti. Durante la vita lavorativa, prendendo ad esempio il nostro ultimo caso, avrai risparmiato 77.761 euro di tasse che, reinvestite, ti avranno generato un montante di 247.581 euro. La differenza pari a 169.820 euro sarà la ricchezza in più che non avresti avuto.

Al termine, all’età del pensionamento, lo stato ti chiederà un 9% sui premi dedotti che nel nostro esempio (35 x 5164,57) x 9% ammonterebbe…bada bene…alla cifra esorbitante di 16.268 euro!

Chi di voi, come me, trovasse interessante la possibilità di pagare meno tasse oggi per trovarsi maggiore ricchezza domani, potrà approfondire con me l’argomento.

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Market timing o gestione del rischio?

Non me ne voglia Riccardo Spada, autore dello strepitoso podcast The Bull, dal quale ho preso il titolo del mio articolo quest’oggi, ma non ho resistito ed eccomi qui a parlare di qualcosa di cui più volte, in ordine sparso, ho parlato nel mio blog.

A meno che non siate dei guru della finanza, con residenza a Wall Street, e non siate imparentati con George Soros, avrete certamente sperimentato quel senso di grande frustrazione che deriva dall’aver sbagliato timing di ingresso in una attività finanziaria.

E già perchè are timing significa operare 2 scelte, la prima relativa a quando comprare e la seconda a quando vendere. Ciò include la capacità o forse meglio la fortuna di essere nel posto giusto per ben due volte: al momento dell’acquisto e al momento della vendita. Sbagliare anche uno solo di questi due momenti può annullare i potenziali guadagni.

Purtroppo i media esaltano continuamente le persone che millantano capacità predittive sui mercati e prova ne sia la storia recente dell’etf ARK Innovation. Quotato nel 2014 negli USA, gestito dalla money manager Cathie Wood’s, nel 2020 diventa l’etf a gestione attiva più grande mai esistito con 17 bilion di dollari di asset ed una performance strabiliante che nel 2020 raggiunse il 170% in un anno. Dal 2014 al 2021, infatti, consegnò agli investitori una performance del 39% annualizzata fino a gennaio 2021 per poi perdere il 78% . E indovinate un pò; la maggioranza degli investitori non entrò nel 2014 beneficiando del ritorno monster ma alla fine del 2020 dopo l’avvenuta incoronazione a Guru di wall Street di Cathie Wood’s.

Quando si dice che il ritorno dell’investitore differisce dal ritorno dello strumento!

Fare market timing significa dimenticare che l’asset allocation nel medio lungo termine sia la componente più importante della performance di un portafoglio. Gli investitori, facendo market timing, si prendono rischi senza calcolare il suo corrispondete rendimento atteso perchè il più delle volte è dettato da caso e spesso conduce ad una distruzione di valore.

Charlie Munger, il socio di Warren Buffet deceduto nel 2023 alla veneranda età di 99 anni, amava dire

“Tutti cercano di essere brillanti, io invece provo semplicemente a non essere un’idiota, ma è più difficile di quanto si pensi”

Non sappiamo nulla del futuro e tutti gli sforzi che facciamo per prevedere il futuro sono vani. Ma possiamo essere pragmatici e prepararci al futuro pianificando le nostre risorse finanziarie e prendendo decisioni finanziarie in base alla nostra tolleranza al rischio.

La gestione del rischio riferita a un portafoglio d’investimento si riferisce all’insieme di strategie e processi messi in atto per identificare, analizzare e mitigare i rischi che possono influenzare negativamente la performance di un portafoglio finanziario. L’obiettivo principale è minimizzare le perdite potenziali, mantenendo al contempo la possibilità di ottenere rendimenti adeguati.

Ma nel concreto quali sono queste strategie e processi, voi mi chiederete?

1. Diversificazione: Distribuire gli investimenti su diverse asset class (azioni, obbligazioni, materie prime, immobili, ecc.) o all’interno della stessa categoria, riducendo l’impatto negativo di una singola perdita su tutto il portafoglio.

2. Valutazione della volatilità: Monitorare la volatilità di ciascun investimento, ossia quanto il valore di un’asset può fluttuare nel tempo. Gli asset più volatili tendono ad essere più rischiosi.

3. Correlazione tra asset: Analizzare la correlazione tra gli investimenti. Investimenti con correlazione negativa (o bassa) tendono a muoversi in direzioni opposte, contribuendo a bilanciare le perdite in caso di oscillazioni di mercato.

4. Stop-loss e limiti di esposizione: Impostare livelli prestabiliti di perdite accettabili oltre i quali si disinveste automaticamente per limitare le perdite.

5. Ribilanciamento del portafoglio: Periodicamente, il portafoglio potrebbe essere ribilanciato per allinearlo agli obiettivi di rischio iniziali. Questo potrebbe implicare la vendita di asset che sono aumentati di valore e l’acquisto di quelli che sono diminuiti, mantenendo l’equilibrio di rischio.

Inoltre, per fare degli esempi pratici, anche andare a modificare l’asset allocation in relazione ai tassi di interesse presenti in un dato momento, in relazione all’età dell’investitore, alla dimensione del suo patrimonio, alla sua posizione lavorativa e così via…sono tutti esempi di interventi sulla gestione del rischio non determinati da previsioni sui mercati e cicli economici.

Fare gestione del rischio di un portafoglio, significa riuscire ad organizzare le varie attività finanziarie presenti nel patrimonio complessivo dell’investitore in modo da massimizzare il rendimento atteso per un dato livello di rischio o minimizzare il rischio dato un rendimento atteso obiettivo.

In conclusione attraverso la gestione del rischio, cerchiamo di proteggere il capitale, garantendo che il portafoglio d’investimento possa sopportare le fluttuazioni del mercato senza subire perdite eccessive, prima di raggiungere l’obiettivo prefissato dall’investitore in termini di rendimento atteso. In sede di pianificazione, quindi ci sforziamo di prendere in considerazione, il non prevedibile e l’eventuale rischio che questo si porterebbe dietro e l’impatto che avrebbe sulle nostre vite.

Il mercato ci attirerà con il canto delle sirene, ma la nostra vita prenderà strade a volte imprevedibili che stravolgeranno la nostra pianificazione finanziaria. Solo sapere di non sapere, ci metterà al riparo, consentendoci di costruire una pianificazione patrimoniale davvero in grado di resistere alle tempeste dei mercati e a quelle ancora più forti e intense della nostra vita.

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Guidereste con gli specchietti retrovisori?

Lo so, la tentazione è forte. Come dicono gli inglesi la “fear of missing out” o come diciamo in Italia “la paura di perdere il treno” trasforma la tentazione in azione. Là fuori c’è un buffet e già si sono accomodate molte persone che conosco, chi sono io per non approfittarne?

E qui veniamo al punto. Guardare il passato per prendere decisioni di investimento è buona cosa?
Se esistesse ancora Isac Newton potrebbe portarci la sua testimonianza. Correva il 1700 quando la compagnia dei mari del sud (società inglese a partecipazione pubblica e privata) ottenne il monopolio pr il commercio in sud America. ma purtroppo in quel momento la Spagna controllava il commercio in quell’area, rendendo rischiose le aspettative sui profitti della compagnia inglese ma le azioni crebbero di valore vertiginosamente e molti investitori successivamente (dopo il Buble act nel 1720) furono rovinati dal crollo delle quotazioni.
In quell’occasione anche Isaac Newton, il genio della fisica, si rovinò investendo in azioni della Compagnia dei Mari del Sud. “Posso calcolare i moti dei corpi celesti, ma non la follia della gente”, commentò al mercato, dopo aver acquistato, venduto e infine riacquistato, poco prima del crollo.

Ma un secolo dopo, anche Karl Marx fallì esattamente come Newton. L’8 giugno 1864, l’autore del “Il Capitale” scrisse al suo collaboratore e amico Friedrich Engels che aveva “fatto un bel colpo in borsa. Son tornati i tempi in cui, a Londra, con arguzia e pochissimo denaro, è possibile far soldi”.

Marx commenterà qualche tempo dopo: “Io, e ciò vi sorprenderà non poco, sto speculando parzialmente in fondi americani, ma soprattutto in azioni inglesi, che quest’anno stanno spuntando come funghi (a beneficio di ogni società per azioni immaginabile, e anche di quelle inimmaginabili), vengono pompate sino a un livello assurdo e poi, il più delle volte, crollano. Ho guadagnato in questo modo più di 400 sterline e, ora che la complessità della situazione politica offre maggiori opportunità, ricomincerò da capo. È un genere di operazione che richiede poco tempo, e che vale la pena di fare, pur correndo qualche rischio, per alleggerire il nemico del suo denaro”. E…non finì bene!

Ma cosa causa le bolle? La risposta è complessa perchè ogni volta che si forma una bolla, questa è causata da fattori diversi, ma c’è un comune denominatore dalla bolla dei tulipani nel 1600 al Bitcoin nei nostri giorni (forse)…ovvero il comportamento degli esseri umani. Ad un certo punto si innesca un effetto gregge, che innesca un effetto emulativo, basato sull’avidità, che spinge le persone a gettarsi nella mischia senza riflettere sul perchè si acquista e su cosa potrebbe accadere.

Oggi vi sto parlando di questo tema, non perchè penso che si stia creando una bolla finanziaria in qualche asset (tesi che non posso certo affermare con certezza), ma perchè vedo ogni giorno, sempre più forte, la crescita del fenomeno emulativo da parte degli investitori. A tal proposito avete sentito parlare di meme stock e di Roaring kitty ad esempio…e di quanti followers abbia?

Si sta formando una sorta di palla di neve, che venendo giù dalla montagna diventa sempre più grossa, composta da investitori attratti dai guadagni stellari ottenuti sul mercato azionario da altri investitori, sulle cripto, sulle meme stock e così via.

In definitiva, scelte dettate da una focalizzazione sul passato e non su una analisi presente e futura, in buona sostanza da un approccio all’investimento guardando dallo specchietto retrovisore. Per spiegarmi meglio farò un esempio pratico e reale su ciò che potrebbe accadere.

Tutti, oramai, conoscono l’oracolo di Omaha, Warren Buffet. E’ sulla bocca di tutti e tutti vogliono emularlo, oggi!

Ma se avessimo acquistato quote delle sue azioni berkshire hathaway alla fine del 2007, confortati da due anni precedenti strepitosi ovvero 24,11% nel 2006 e 28,74% nel 2007, avremmo fatto la scelta giusta?

Si,…molti di voi staranno pensando, si guardando poi come sarebbe andata oggi dopo 17 anni.

Ma chissà cosa avremmo fatto a inizio 2013 vedendo che i nostri investimenti ancora non stavano performando. Sono sicuro che avremmo messo in dubbio la bontà della nostra scelta, soprattutto dopo aver letto sui media frasi come queste, “Warren ha perso il tocco magico?”

Per evitare questa spiacevole situazione e dover metterci alla prova, basterebbe utilizzare il buon senso, evitando di fare scelte dettate dalle performance passate, evitando di dividere in buoni e cattivi i renedimenti delle asset, pensando che se non ha performato negli ultimi anni non perfromerà più. Questa è una trappola in cui non possiamo cadere. Facciamo scelte di asset allocation strategica coerente con il profilo rischio/rendimento della stessa nel medio lungo periodo, lasciando spazio all’asset allocation tattica e dinamica che ci consentano di cogliere le opportunità del mercato.

Vogliamo fare un esempio?

Era il 2000 e i titoli growth stavano sovraperformando da tempo i value…,possiamo vedere cosa è successo negli anni successivi!

Il grafico di cui sopra, invece, mostra un mercato azionario baldanzoso dal 2020 con rendimenti a tripla cifra dopo 4 anni del value e growth ma mostra anche come dal 2023 il divario stia crescendo mano mano che la febbre per il tech sale. E i tassi di interesse non sono a zero!

Facciamo scelte basate sui fondamentali, sul valore intrinseco di un’attività finanziaria, acquistandola non perchè è salita ma perchè c’è del valore inespresso facendo attenzione al “margine di sicurezza”. Sarà quest’ultimo che ci salverà, quando il mercato prezzerà senza l’effetto speculazione le attività finanziarie.

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La cabina armadio degli investimenti

Quante volte ad ognuno di noi è accaduto di aprire l’armadio e percepire una grande confusione, un senso di disordine che ci crea ansia e mancanza di controllo. Beh, vi garantisco che è la stessa cosa che si prova quando apriamo un portafoglio pieno di strumenti finanziari di cui non si capisce lo scopo, l’utilità e soprattutto l’organizzazione, al punto che, se devo mettere ordine non saprei da che parte iniziare, cosa tenere o scartare e perchè.
Mi sono trovato ad analizzare, più frequentemente di quanto uno pensi, “Zoo portfolios”.E vi confesso di essere stato in grande difficoltà nel farlo ma allo stesso tempo fortemente motivato nel mettere ordine, come fosse l’armadio di casa mia.


Ma vediamo come dovrebbe essere organizzato un armadio e perché. L’idea di base, è quella di avere nel nostro armadio solo vestiario che indossiamo, scartando tutti quegli abiti, scarpe ed accessori che nell’ultimo anno non abbiamo mai messo nemmeno una volta. Se non li abbiamo mai scelti significa che non ci piacevano e che non li consideriamo utili. Per cui, perché tenerli?
Una volta deciso quali tenere e quindi quelli meritevoli di occupare il nostro armadio, si tratterà di dedicare un cassetto, uno spazio, per tutti quelli che sono accomunati dalla stessa funzione. Ad esempio non metterei insieme nello stesso spazio una berretta di lana con un costume, un paio di calzini con una camicia.
Lo scopo è quello di trovare facilmente e velocemente il vestiario idoneo a soddisfare una data esigenza, dandogli una collocazione ben precisa e distinta.
Altro esempio è dividere i vestiti per stagionalità, magari mettendo nella parte superiore dell’armadio quelli della stagione trascorsa, in modo da non creare confusione.
Mettere a portata di mano i capi di uso quotidiano e così via…

Questo processo, che immagino sembri a tutti noi molto logico, razionale e di buon senso dovremmo applicarlo al nostro portafoglio investimenti.
Investimenti che non ci piacciono, perchè semplicemente non li capiamo, li abbiamo da tanti anni e non hanno dato alcun risultato, vanno eliminati. E anche quelli che non riteniamo possano essere utili per il raggiungimenti dei nostri obiettivi. Quelli che rimarranno dopo questa prima selezione andranno ordinati per tipologia e andrà data una collocazione ben precisa in relazione all’ esigenza che questi strumenti possono soddisfare. Una volta divisi e raggruppati andranno riposti in cassetti e spazi dedicati, in modo da non generare confusione nel momento in cui apriamo il portafoglio investimenti.
Non avremo più un senso di ansia quando le cose non andranno come pensavamo e quando tutto attorno a noi sembra dirci che stiamo sbagliando… poiché sappiamo che anche se nel cassetto della previdenza ci sono strumenti che in questo momento perdono, saremo sereni e non preoccupati, consapevoli che quel cassetto andrà aperto tra molti anni.


Alla stessa stregua, se fuori arriva una tempesta improvvisa e devo uscire di fretta, sappiamo che potremo apire il cassetto in cui abbiamo inserito i “capi jolly” e prendere velocemente ciò che ci serve. ll “capo jolly” potrebbe essere un cassetto virtuale del portafoglio titoli, in cui abbiamo lo strumento liquidabile a vista per fare fronte alle nostre emergenze. Così facendo, il nostro stato emotivo può essere nettamente migliorato e così anche le performance dei nostri investimenti che dipendono si dal mercato ma anche dal nostro comportamento. Concentriamoci certamente sull’intero portafoglio investimenti, costruendolo ragionando sull’insieme e non sul singolo;una volta costruito lo pensiamo suddiviso per spazi e cassetti.

In breve, si tratta di riuscire a costruire una contabilità mentale e quindi suddividere mentalmente il patrimonio in più categorie che potrebbero essere per semplificare:

denaro corrente in cui potremmo fare rientrare conti correnti e contante

ricchezza corrente in cui potremmo comprendere obbligazioni, etf, quote di fondi bil/obbligazionari, etc

ricchezza futura in cui potremmo includere correttamente casa, azioni, previdenza e polizze

Nella gestione del risparmio questi conti mentali possono tradursi inoltre in altrettante strategie d’investimento, che partendo da un obiettivo specifico, consentiranno di definire l’asset allocation, l’orizzonte temporale, la liquidità (intesa come possibilità di smobilizzare l’investimento), la distribuzione e l’accumulo dei proventi ed ogni altro dettaglio.

Tutto questo processo ci difenderà da noi stessi e da comportamenti dettati dall’emotività e dall’urgenza del momento, che si riveleranno fatali per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti.

Se faremo così la prossima volta che una tempesta ci sorprenderà, non correremo verso l’armadio cercando nel panico una protezione adeguata, ma apriremo subito il cassetto in cui troveremo il capo giusto per proteggerci. Analogamente negli investimenti, questi strumenti possono essere i più diversi; quali la liquidità, una polizza caso morte temporanea, strumenti decorrelati dai mercati azionari quali asset alternativi, e così via.

La morale è che è meglio spendere del nostro tempo per riordinare il prima possibile il nostro armadio piuttosto che procrastinare e piangere poi per non averlo fatto.


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