Attenti a quei due

Proprio così…spesso cerchiamo qualcosa di nuovo e diverso, perché riteniamo che il vecchio sia superato, sia obsoleto e da rottamare. A volte invece ci diciamo anche,  “vuoi che sia così semplice, figurati” … “vuoi che sia così alla portata” e soprattutto “come è possibile che sia sempre stato lì e io non l’ho mai considerato… no, non può essere, dove è la fregatura ?”

Già, accade spesso così, ma io sono qui, per ricordarvelo e per dirvi che siete ancora in tempo per approfittarne. Quindi per una volta mandiamo al diavolo asset allocation dinamica, titoli, certificati, obbligazioni, mutiramo, gestioni separate e qualsiasi altra diavoleria e ritorniamo al pane, prosciutto e bicchiere di vino. Oggi vi voglio parlare di due fondi comuni d’investimento di cui almeno di uno dei due vi avevo già parlato in passato. (Per chi volesse leggere il vecchio articolo “affrontare l’imprevedibilità come una scimmia”). Si tratta di un bilanciato moderato internazionale e di un azionario internazionale che per storia e persistenza dei risultati si sono contraddistinti nel panorama dell’industria del risparmio gestito. Ma come sappiamo tanti fondi si sono forgiati delle cinque stelle Morningstar per alcuni periodi e poi improvvisamente sono scesi agli inferi …per cui vi voglio parlare di due gestori che non hanno la presunzione di fare previsioni e stupire ma solo di fare bene quello che è possibile fare. Così facendo non ci troveremo risultati sganciati dalla realtà dei mercati o incomprensibili ma risultati in linea con il buon senso che è stato adottato nel fare i portafogli. Ma partiamo dal Blackrock Global Allocation. Si tratta di un bilanciato fondato e  coogestito  da Dennis  Stattman dal 1989 fino al 2017  anno del suo ritiro con la  logica del multi-asset e non del gestore star  ovvero con la volontà  principale di avere una grandissima diversificazione in termini di asset e titoli e mantenendo una esposizione azionaria vicini al 60%… io lo chiamo il bilanciatone, l’evergreen che chiunque dovrebbe detenere in portafoglio per la parte core. La prima domanda che sorge spontanea è quanto lo dovrò tenere nel portafoglio per avere un rendimento soddisfacente ( e qui si aprirebbe un altro capitolo). La risposta è che il tempo lavorerà per noi e a nostro favore e dunque il più possibile …

Guardiamo nel dettaglio l’andamento del fondo dal 2002 ad oggi e confrontiamolo con un indice azionario world all country come MSCI AC WORLD anche se non sarebbe corretto.

Senza la necessità di fare analisi approfondite, anche a occhio nudo possiamo notare due elementi distintivi, il rendimento del fondo bilanciato maggiore dell’azionario internazionale (155% contro 131%)  e la minore volatilità (oscillazione dei prezzi dalla loro media). Esaminandolo più con la lente d’ingrandimento e l’occhio critico possiamo anche vedere che in alcuni periodi ad esempio 2015 e 2018 il fondo non ha generato ritorni positivi e che quindi nonostante sia un bilanciato è richiesto il solito ingrediente che l’investitore tollera poco: la pazienza. Solo mettendo sul campo quest’ultima si sarebbe potuto godere del risultato finale.

L’altro fondo di cui vorrei parlarvi è il Morgan Stanley Global Brands ovvero un azionario internazionale di lunga storia e risultati.  Il team d’investimento ritiene che le società con un brand importante possano generare rendimenti interessanti nel lungo periodo. Di norma, queste società godono infatti di posizioni di mercato dominanti, beneficiano di attività immateriali di alto valore e difficilmente replicabili e sono in grado di generare un’elevata redditività del capitale operativo senza ricorso alla leva, nonché solidi flussi di cassa. Tra le altre caratteristiche vi sono flussi reddituali ricorrenti, potere contrattuale, bassa intensità del capitale e crescita organica. Già…ma sottolineano nel lungo termine. Anche questo lo confrontiamo con l’indice MSCI  AC World al fine di capire se un approccio di questo tipo nel tempo è stato premiante rispetto alla replica dell’indice.

In questo caso l’investitore che si fosse affidato ad un portafoglio completamente azionario dal 2002 e non si fosse curato delle crisi che si sono susseguite negli anni essendo fiducioso che il tempo avrebbe lavorato a suo favore sarebbe stato premiato con un 352% contro un 131% dell’indice World AC.

Ora il tema è che non esistono certezze oggi più che mai e occorre convivere con la volatilità e sapere che sarà proprio grazie a questa che si raggiungeranno ottimi risultati.

Infatti i due fondi in questione sono esempi concreti di come sia stato possibile avere rendimenti in un’epoca a tassi bassi o zero e molti di voi hanno toccato con mano avendoli nei loro portafogli. E se solo aggiungessimo una modalità di acquisto in forma di piano di accumulazione troveremmo la quadratura del cerchio. Troppo semplice ?

 

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Time, not timing

Sembra passato un secolo da quando nel 1997 la società di gestione di fondi Putnam Investment lanciava questo slogan eppure oggi è più attuale che mai.  Sono certo che la maggioranza degli investitori e risparmiatori negli ultimi anni siano molto confusi sul da farsi per costruire e ribilanciare un portafoglio. La difficoltà consiste nel non accettare l’imprevedibilità dei mercati e pretendere di voler capire dove è meglio mettere i propri soldi per poi spostarli da un’altra parte non appena il trend è cambiato. A prima vista un investitore inesperto potrebbe pensare che è facile ma le cose nella pratica stanno in maniera molto diversa. Cerchiamo allora di capire il perché ed il significato di quello slogan.

“Time, non timing” significa tradotto in italiano “tempo, non giusto momento”. Il messaggio che la società di fondi voleva lanciare ai suoi clienti era quindi che per la buona riuscita di un investimento azionario (perchè era questo il mkt a cui si riferivano) l’ingrediente principale era il tempo. Il tempo avrebbe lavorato a tuo favore e ti avrebbe consegnato risultati importanti. Di contro, fare timing, ovvero cercare di azzeccare il momento migliore per entrare ed uscire dal mkt azionario, avrebbe distrutto valore e ridotto il risultato finale. Oggi dopo 23 anni potrei aggiungere, per esperienza personale, che questa attività non solo avrebbe ridotto i rendimenti ma in molti casi avrebbe anche causato perdite non recuperabili. Il perché è presto detto. Un’ analisi di Advisor Perspective mostra che oltre il 70% delle perdite accumulate dallo s&p 500 USA negli ultimi 35 anni dipende da dieci periodi di crolli molto brevi (limitati ad un mese) recuperati nell’85% dei casi in tre mesi e nel 93% dei casi entro un anno. Se questa è la realtà non c’è da sorprendersi dei risultati della ricerca della società indipendente Dalbar sul mercato USA dal titolo Quantitative analysis of investor behavior.

Secondo questa analisi, a fronte di un rendimento annualizzato del 9,96% dello S&P500 (che ricordiamo rappresentare le prime 500 aziende USA) l’investitore ha incassato poco più del 5%. In estrema sintesi questo è successo perché i rendimenti sui mercati si fanno in pochi giorni e per la maggioranza delle persone risulta impossibile intercettarli. Per cui ciò che la società Putnam di Boston voleva comunicare 23 anni fa è che entrare ed uscire dai mercati aumenta solo la probabilità di perdersi i giorni migliori. E ciò è ancora più vero in un contesto come quello attuale in cui la volatilità è molto alta e quindi la tempistica sbagliata può fare un disastro. Purtroppo quello che accadde al mkt azionario nel 2001 (due torri) e 2008 (lehman brothers) mandarono in soffitta lo slogan, e si cominciò a pensare che il timing era essenziale in un investimento…

Oggi potremmo dire con certezza che dopo 23 anni il nostro investitore virtuale e razionale nonché rispettoso della regola Time, not timing” sarebbe stato premiato …ma voi ne conoscete qualcuno ?

E allora molti di voi si chiederanno a questo punto cosa dovrebbe fare un investitore ?

Quale consiglio ci dai ?

Quello che ho sempre predicato, ovvero stabilire quale è la parte di denaro che può stare investita a lungo termine e capire se si è disposti ad accettare la volatilità inevitabile nel durante. A questo punto utilizzare tecniche di ribilanciamento basate sui modelli quantitativi di medie mobili che individuino i trend e che ti permettano di stare in sottopeso in alcuni periodi e sovrappeso in altri in base a modelli oggettivi e non discrezionali. Non praticare il tutto dentro ed il tutto fuori poiché i falsi segnali dei modelli posso essere presenti in un arco temporale lungo. Ribilanciare in base ad un modello che segue i trend ci serve per ridurre la volatilità nel tempo del nostro portafoglio azionario evitando di incorrere in perdite pesanti che poi richiederebbero troppo tempo per essere recuperate e metterebbero a dura prova l’investitore. L’esempio che posso fare è quello del 2008 in cui l’indice S&P500 USA ha impiegato 6 anni per riagguantare i massimi precedenti. E’ vero i casi di questo tipo sono una rarità sui mercati finanziari ma si sono verificati e dunque vanno contemplati.

Per cui riassumendo il “Time, non timing” è teoricamente un messaggio corretto e veritiero se si ha un orizzonte di 20 anni e non si è emotivi ed ansiosi. Tuttavia l’esperienza ci dice che l’investitore è tutt’altro che razionale e dunque tecniche di ribilanciamento basate sui trend possono essere di aiuto per affrontare eventuali periodi di caduta dei mkt un pò più lunghi e profondi.

Last, but not the least, spalmare il proprio investimento  nel tempo riduce il rischio di incappare in un punto di ingresso sfavorevole per cui il classico piano di accumulazione è sempre il benvenuto.

 

 

 

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La gestione attiva che funziona

Non è certo quella discrezionale ovvero quella basata sull’opinione del momento. E la gestione attiva  non è nemmeno quella basata sull’emotività del momento continuamente alimentata dai media e dai social. Mi spiego meglio,  la gestione attiva, quella che porta risultati nel lungo termine è basata su una metodologia, che testata su serie storiche più lunghe possibili,  ha dimostrato di poter portare valore aggiunto rispetto ad una soluzione passiva. Occorrerebbe stare molto lontani da coloro che prendono decisioni d’investimento basate sul sentiment di breve termine rincorrendo il mkt. Diffidate da chi vi dice “fate così e guadagnerete milioni a palate”  Fidatevi invece di chi vi dice che il mercato è imprevedibile ma ciononostante può essere affrontato con una strategia. E la strategia oltre ad essere ragionevole e prudente deve adattarsi al carattere, alle aspettative e alle possibilità del singolo investitore. Purtroppo nel panorama dei fondi comuni trovare strategie di gestione che riflettano questi pensieri è più che raro quanto trovare una pietra preziosa.Ho parlato di questo anche nel 2011 in un articolo dal titolo “come battere l’indice di mercato…” e in quell’occasione parlai di come fosse difficile battere un indice composto dai titoli che rappresentano il mercato su cui andiamo ad operare. Nella maggioranza dei casi l’impresa non riesce ed il gestore perde il confronto. Ma qualche gemma esiste. E in questo articolo vorrei parlarvi di una di queste.

Il fondo si chiama MFS Meridian  Prudent wealth, e appartiene alla società MFS fondata nel 1924 a Boston, la prima società negli USA a lanciare il primo fondo d’investimento che aprì la porta degli investimenti a milioni di persone. Il fondo si chiamava MIT (Massachusetts Investors Trust). Molti gestori ovviamente da allora si susseguirono e oggi parlerò di uno di questi, di un gestore che conobbi più di due anni fa Barnaby Wiener. Mi affascinò la sua metodologia poichè basata su una idea concreta e su concetti semplici ma efficaci. Da quel momento iniziai a seguirlo e cominciai a comprarne un pò per qualche cliente per quella parte del portafoglio che io volevo dare in delega. Mi sembrava infatti che potesse rappresentare il giusto compromesso tra ricerca del rendimento effettuata con l’unica asset in grado di generarla ovvero le azioni e una riduzione del rischio downside (perdita) nei momenti di ribasso.

Il portafoglio è composto in ogni momento da tre componenti

-ristretto numero di aziende di elevata qualità

-cash

-opzioni sui principali indici mondiali

Le azioni vengono accuratamente selezionate dal gestore che si concentra su poche aziende ( una sessantina)  ritenute in grado di generare valore nel tempo. Il cash viene sempre mantenuto attorno al 50% per avere la possibilità, quando si verificano le occasioni, di incrementare le posizioni già assunte o coglierne di nuove. Le opzioni put sono acquistate e mantenute nel portafoglio a fini di “copertura assicurativa”: quando si verificano dei crolli del valore degli indici, alcune di queste put entreranno in the money andando proprio a sortire l’effetto desiderato, e avendo in ultima istanza un impatto positivo sulla performance. La combinazione di questi elementi ha l’obiettivo di produrre performance senza dimenticare di preservare il capitale nel lungo periodo.

Sembra facile no, il sogno di tutti ! Lo so cosa stanno pensando in questo momento molti di voi …l’ennesimo Carmignac Patrimoine, Highbridge, etc.. Non sono d’accordo per il semplice fatto che quello che il gestore fa in questo fondo è semplice e comprensibile ma soprattutto è di buon senso. Non c’è dietro chissà quale algoritmo magico…

Il confronto di questo fondo va fatto con un indice azionario internazionale quale il MSCI World all country poichè le aziende che il gestore compra sono internazionali. E dunque facciamolo relativamente agli ultimi  3 e 5 anni.

Il confronto tra un portafoglio world all country a 3 anni è impietoso. Il fondo ha prodotto maggiore rendimento con minore rischio inteso come volatilità. Stessa cosa sul periodo di 5 anni come potete vedere qui sotto.

Ribadisco il fatto che occorre investire quella parte di risparmio che non servirà a breve in azioni poichè è lo strumento più idoneo per raggiungere gli obiettivi di rendimento a cui aspiriamo tutti dal nostro capitale per aiutare un figlio a farsi casa o semplicemente per una vecchiaia serena. Ma questo si può fare in diversi modi.Non vi sto dicendo che la strategia di questo fondo è la migliore o che è l’unica ricetta vincente, tant’è che molti investitori hanno avuto successo utilizzando strategie completamente diverse. Tuttavia ciò che li accomuna è che avevano una strategia chiara e ben definita basata su solide fondamenta. Ed è questo il punto, ogni strategia deve essere ragionevole. Come sa chi mi conosce, occorre conoscere e poi ognuno di noi deciderà come approcciare quel mondo meraviglioso che è il mercato azionario.

 

 

 

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Che cosa hanno in comune Warren Buffet e Ray Dalio ?

Apparentemente nulla. Inafatti il primo è il più grande value investor di tutti i tempi mentre il secondo è senza ombra di dubbio il re degli hedge fund ossia dei fondi d’investimento speculativi. Una breve presentazione di Warren Buffet è doverosa. Viene definito l’oracolo di Omaha ed è uno degli uomini più ricchi al mondo. Nato ad Omaha nel 1930, ed oggi ancora in attività, fece il suo primo investimento all’età di 11 anni, quando comprò tre azioni di Cities Service Preferred a 38 dollari l’una. Proprio in questa occasione mostrò le doti del vero finanziere, acume e saldezza di nervi, resistendo alla tentazione di venderle quando scesero a quota 27 e cedendole solo quando raggiunsero i 40 dollari. Allo stesso tempo imparò la lezione che gli venne impartita dall’impennarsi del titolo (in seguito alla vendita delle sue azioni) sino ai 200 dollari, tanto da citare spesso l’esempio nella sua formazione di uomo d’affari. La strategia che adottò fu (e continua ad esserlo tuttora) all’apparenza molto emplice: acquistare società sottovalutate, ma allo stesso tempo solide, competitive e promettenti al fine di guadagnare tanti soldi quando il mercato deciderà di riconoscere il vero valore di quelle società. A dispetto di quello che si può pensare dunque non è uno squalo, l’esempio tipico del finanziare d’assalto, ma una persona con una grande capacità di analisi e conoscitore di bilanci. Negli anni ha fondato la Berkshire Hathaway che è la holding che partecipa le società in cui Warren Buffet ha creduto e crede ancora. Ma la vera dote che occorre riconoscergli è anche quella di avere nervi saldi anche quando tutte le forze del male gli remano contro poichè sposta l’attenzione sul lungo termine, lunghissimo termine. Se diamo uno sguardo all’andamento della sua holding quotata in borsa capiamo bene questo concetto

berkshirewordpress

Di crisi, il fondo, ne ha vissute molte ed è sufficiente tornare al 2008 per osservare che il fondo ha subito passivamente un ribasso del 50% del proprio valore e solo dopo 5 anni riacquistare il massimo precedente. Oppure come, venendo a periodi più recenti, come in questi  che ha perso il 23% dai massimi tornando ai valori di luglio 2017. ma osservando il grafico non è possibile non notare il valore creato nel tempo.

Ma ora veniamo a Ray Dalio, il fondatore del più grande hedge fund al mondo con i suoi bridgewater associates dal 1975. Nato nel 1949 a New York, è distintosi subito nel mondo della finanza, nonostante i grandi successi ha vissuto una vita densa di insuccessi, di cadute e ripartenze, come nel 1982, quando assunse posizioni ingenti al ribasso poco prima di uno dei più grandi rialzi del mercato azionario statunitense, subendo perdite così ingenti da portarlo quasi al fallimento. Negli anni successivi consegnò performance incredibili portando i suoi fondi Bridgewater ad essere uno dei maggiori al mondo. In estrema sintesi i risultati arrivarono dalla capacità di andare lunghi e corti sul mercato e su singole attività finanziarie nonchè utilizzando la leva finanziaria. Potremmo parlare in maniera semplice di questi fondi chiamandoli speculativi. Il fondatore in una recente intervista rilasciata al Financial Time ha ammesso che i suoi Bridgewater Associates sono stati presi in castagna durante le turbolenze del mercato guidate da questo mese dal coronavirus, poiché il suo fondo principale è sceso di circa il 20% nell’ultimo periodo a seguito di brusche inversioni di azioni, obbligazioni, materie prime e credito. “Non sapevamo come interpretare il virus e abbiamo scelto di non coprirci perché non pensavamo di avere un vantaggio nel farlo. Quindi, siamo rimasti nelle nostre posizioni e in retrospettiva avremmo dovuto tagliare tutti i rischi”

Ma torniamo al punto principale, che cosa hanno in comune queste due persone ?

Partiamo da cosa non li accomuna. Warren Buffet è un investitore, cioè compra aziende di qualità, contribuendo dunque allo sviluppo di quest’ultime e rimanendo socio per anni ed anni. Ray Dalio è uno speculatore ovvero compra e vende attività con lo scopo di trarne profitto dalla variazione dei prezzi.

Tuttavia li accomuna un elemento. La periodica presenza costante ed ineluttabile di insuccessi e dunque di periodi di vacche magre e quindi la consapevolezza che questi periodi siano inevitabili per godere del premio al rischio.

E proprio anche grazie a questa consapevolezza che in questi periodi non hanno perso fiducia in loro stessi e nella loro capacità di generare profitto nel lungo termine continuando a fare quello che hanno sempre fatto, anche se in modo completamente diverso l’uno dall’altro.

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Cosa dice il trading system

Buongiorno a tutti, prima di tutto, vorrei esprimere grande vicinanza a tutti voi, che mi seguite e che affidate i vostri patrimoni ai miei consigli da tanti anni. Il momento non è facile, certo, ma forse non lo è mai stato veramente, da quando mi occupo di consulenza finanziaria. C’è sempre un motivo per fare scendere i mercati, c’è sempre una ragione a posteriori che ha scaturito il ribasso ma la realtà delle cose è che i mercati nel breve ragionano sull’emotività e qualsiasi evento che genera molta emotività fa muovere le masse nella stessa direzione. La direzione dell’avidità e del voler comprare a tutti i costi rischio e la direzione dettata della paura che sfocia nel voler vendere a tutti i costi buttando via il bambino con l’acqua sporca. Questa volta l’evento scatenante è il coronavirus. Ma facciamo una analisi dal punto di vista tecnico del mercato azionario ricordando che in realtà tutte le assets sono state vendute a piene mani, dalle materie prime alle valute paesi emergenti passando per le obbligazioni corporate e governative Italiane. Diciamo che tutto ciò che conteneva un pò di rischio è stato venduto come se non ci fosse un domani….

Tuttavia gli investitori,impauriti, stanno comprando asset con rendimenti zero o negativi quali governativi USA, Tedeschi, yen ed oro pensando che non vi sia un domani.

Ma un domani ci sarà, e sicuramente in ogni parte del mondo, ci sarà qualcuno che spinto dall’avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, imposterà lo slancio in avanti di tutta l’umanità.

Guardiamo l’analisi grafica dello s&p 500 USA negli utlimi 5 anni

Il modello utilizzato è un trend follower e allo scopo utilizza due medie mobili ottimizzate. L’incrocio della media arancione con la verde determina l’inversione del trend ed il segnale. Come mostrato nel grafico dato il fortissimo movimento ribassista in così poche sedute l’incrocio non è ancora avvenuto. Il sistema non è tarato per affrontare  ribassi così repentini. Se lo fosse sarebbe un sistema per trading di breve termine e fornirebbe molti falsi segnali. Ma come detto più volte ha noi devono interessare i trend di medio lungo termine e non quelli di breve poichè sono difficilmente identificabili.

Questa volta il sistema non ci ha dato una mano allo stato attuale per segnalarci la vendita, occorre ancora qualche seduta tuttavia la penetrazione della media mobile a 200 giorni è un segnale ribassista. Ma allora perchè non usiamo la media a 200 giorni anzichè l’incrocio delle due ? Perchè la media a 200 giorni spesso da falsi segnali….

Vi vorrei fare vedere come il sistema ha lavorato nell’evento crollo due torri nel 2001

E come esso ha lavorato nel mercato orso del 2008 crisi Lehman

In entrambi i casi ci ha fornito un segnale chiaro ed univoco di mercato ribassista e successivamente di rientro. Ci ha fatto uscire quando il mercato ha invertito e non semplicemente corretto. Ed è questa la sua funzione.

Se analizziamo anche un grafico dell’indice World a 10 anni possiamo vedere qui sotto

i momenti di incrocio delle medie arancione e verde e la loro grande utilità nel determinare il trend. Una cosa evidente, guardando l’indice mondiale, che è una costante dei mercati azionari globali, è la limitata durata delle fasi ribassiste e la maggiore durata delle fasi rialziste. Per brevi periodi si ripercorre all’indietro una parte del rialzo precedente. Anche in questo caso ancora l’incrocio delle due medie non è avvenuto dunque per chi ha una esposizione azionaria troppo alta si potrebbe penare di ridurla basandoci solo sulla media a 200 giorni e sperando che non sia un falso segnale…a presto..

 

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Se oggi puoi stare all’ombra è perché qualcun altro ha piantato un albero prima di te

Questa frase  per me è piena di significato. Significa semplicemente che dobbiamo essere riconoscenti verso coloro che ci hanno aiutato, verso coloro che hanno contribuito a farci diventare quelli che siamo. O più specificatamente che dobbiamo ricordarci che il nostro presente è dipeso anche dalle scelte che le generazioni precedenti hanno fatto. Una di queste scelte che sicuramente ha influenzato ed influenzerà le nostre vite è il risparmio. In economia risparmio significa secondo Treccani  “la rinuncia a consumare una parte del reddito netto, in natura o in moneta, e anche i beni non consumati o il loro equivalente monetario, indipendentemente dall’uso che ne intenda fare il risparmiatore (tesoreggiamento, prestiti, investimenti, ecc.)”. Ma ciò iò di cui voglio parlare qui è quindi quella parte del reddito non consumato che viene destinato ad investimenti. Si tratta di somme spesso non grandi accumulate lentamente e a fatica.  Negli anni queste piccole somme sono diventate patrimoni importanti tramandati ai posteri che hanno permesso loro di poter prosperare e realizzare i loro progetti.

La nostra generazione dunque ha una responsabilità verso la generazione passata e verso quella futura. La responsabilità verso quella passata si riflette nel prendersi cura del patrimonio ricevuto, mentre la responsabilità verso quella futura nel educarla al risparmio e alla gestione oculata di quest’ultimo.

Per ogni euro guadagnato abbiamo due possibilità

-consumo

-risparmio

Quello che bisognerebbe fare è non consumare tutto il guadagno o reddito disponibile ma decidere a priori quale percentuale di reddito destinare annualmente al risparmio e dunque agli investimenti. Se oggi si hanno pochi soldi questo è l’unico modo per accumulare capitale da investire. Occorre però pianificare e non procedere a caso. Se guadagno x e aspetto di vedere se a fine mese mi rimane qualcosa da investire sono sulla strada sbagliata poichè troverò sempre qualcosa in cui spendere denaro dopo aver pagato le spese primarie necessarie al sostentamento e nemmeno un reddito crescente mi salverà se non sono pianificato perchè aumenterò il mio tenore di vita adeguandolo al nuovo reddito, non riuscendo quindi a risparmiare. Occorre creare conti mentali separati ognuno con la propria finalità. Riceviamo lo stipendio e subito una parte di esso lo bonifichiamo in un conto separato dedicato al risparmio e solo successivamente iniziamo a consumare il reddito che rimane per le propri bisogni primari e non.

Bene, ma se al posto di un conto dedicato a tasso zero in cui convogliare il risparmio procedessi anche con l’investirlo allora davvero riuscirei a piantare un albero che possa creare ombra a me o a qualcun’altro a cui voglio bene permettendomi di realizzare progetti ambiziosi in futuro per me ed i miei cari.

Voglio essere costruttivo e l’idea non è quella di polemizzare su coloro i quali non vogliono o riescono a fare ciò perchè non vogliono ma su quelli che vorrebbero farlo e non sanno come.  Ho deciso di mettere a disposizione di queste persone una simulazione reale di ciò che sarebbe accaduto se 20 anni fa avessi letto questo articolo ed avessi deciso di seguire il consiglio dell’autore. Se mi fossi recato da un intermediario ed avessi attivato un piano di accumulazione da 100 euro al mese su un fondo azionario internazionale  che ha come benchmark il MSCI World all country. Quindi se avessi pianificato  di risparmiare ed investire sistematicamente in capitale di aziende fregandomene del momento, delle guerre , del terrorismo, delle recessioni possibili e dei più nefasti eventi che sarebbero potuti accadere. Andiamo a vedere prima di tutto quanto avrei risparmiato

Avrei accantonato 23.400 euro di risparmio. Ma questo risparmio è stato investito e dunque ha generato altro denaro nel tempo. Andiamo a vedere ora il risultato confrontando anche la differenza tra aver investito  sul mercato azionario  tutto in una unica soluzione o piano piano con fatica e metodo.

Nel caso in cui avessi investito one shot 23.400 euro avrei oggi 40.201 ma se non avessi avuto quel denaro ed avessi iniziato ad accumulare piano piano 100 euro al mese oggi avrei 54.303 euro pari ad un tasso interno di rendimento del 334%

Ma dobbiamo anche sottolineare che il risultato è stato ottenuto navigando in un periodo caratterizzato da eventi terroristici di dimensioni mai viste, da guerre e dalla crisi finanziaria più grande verificatesi dal 1929…..quindi un periodo non proprio convenzionale…..

Infatti come potete vedere dal grafico sopra per chi avesse investito in un’unica soluzione nel 2000 sarebbero occorsi 14 anni per rivedere i suoi soldi …..ma ecco la magia….non sarebbe stato così per chi avesse fatto un investimento graduale. Nel grafico del pac potete vedere come il capitale cresce nel tempo in modo graduale e ciò avrebbe generato minore ansia e preoccupazione al risparmiatore/investitore oltre che avergli fatto raggiungere un risultato sorprendente.

E allora non aspettiamo che qualcun’altro pianti un albero per noi !

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L’investimento inizia dove finisce il tasso

La ricerca del tasso come la ricerca della felicità. Potremmo riassumere così la ricerca  spasmodica di un ritorno per i propri risparmi che dia soddisfazione e gratifichi. I risparmiatori italiani, e non solo, cercano infatti una destinazione ed un impiego profittevole per la loro liquidità. Le cifre in ballo, come si può vedere qui sotto, sono notevoli

l’Italiano in particolare, essendo orfano dei governativi, dei pronti termini, dei conti di deposito e più in generale di investimenti a breve termine con un tasso di interesse predefinito, è spaesato. Gli viene detto da più parti che dovrebbe trasformarsi in investitore, ma ciò comporterebbe assumere comportamenti diametralmente opposti a quelle che sono le sue abitudini. Significherebbe assumere un orientamento al lungo termine, accettare volatilità, accettare il rischio come parte imprescindibile di un investimento poiché generatore di performance. Tutto questo per ottenere quel premio per il rischio di cui beneficia l’investitore nel lungo termine. Ma anche pensando che possa accettare tutto  questo, si parlerà sempre di rendimento atteso e non di rendimento certo.

Potremmo dire, riassumendo, che l’investitore dovrà accettare la volatilità per avere un rendimento atteso che è una una probabilità di rendimento futuro, ottenuto proiettando i dati del passato. Quindi non avrà in cambio la certezza assoluta del risultato. Ma solo che esiste un premio per il rischio che rappresenta l’extra rendimento rispetto al free risk.

Tuttavia in questo momento, sembra che questi ragionamenti siano troppo complessi ed indigesti, perché la propensione ad essere liquidi è una prerogativa prioritaria sia per gli italiani che per gli europei. Probabilmente ciò è dovuto ad un mix tra sfiducia sul futuro e caratteristiche proprie del vecchio continente meno avvezzo ad investire nel capitale di rischio.

I risparmiatori italiani, oltre che cercare investimenti  a breve termine, sembra che cerchino anche un tasso che, dalle ultime indagini, risulta essere intorno al 3%. Il tasso nominale dunque è il principale obiettivo del risparmiatore, il quale rimpiange ancora i tempi un cui poteva investire a 12 mesi ottenendo tassi a doppia cifra. Il passaggio che oggi si rende non solo necessario, ma obbligatorio, per accedere a rendimenti attesi in linea con quello che si aspetta il risparmiatore, è comprendere che non è possibile aspirare a quei rendimenti attesi depositando risparmi su strumenti di mercato monetario o addirittura  in conti deposito. In finanza si dice che non ci sono pasti gratis, ebbene mai come oggi, questo detto è stato più vero. Occorre però  pazienza  per ottenere rendimenti in un mondo in cui il mercato monetario ed obbligazionario ha tassi negativi perché i mercati sono per persone pazienti

 

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Come essere felici

Che strano popolo gli Italiani, siamo da anni in grande crisi e ciò è rivelato dai dati Istat e più semplicemente parlando con la gente per strada, eppure, continuiamo a navigare in un mare di liquidità. Gli ultimi dati di Bankitalia evidenziano 1400 Mld di euro tra conti correnti, depositi e biglietti. E dal 2008 (fallimento Lehman Brothers) l’anno della grande crisi, questo mare di liquidità che quasi basterebbe ad estinguere in un sol colpo il grande debito Italiano, è aumentata di 300 Mld. Neanche la crisi ha arrestato il trend, nonostante negli ultimi anni sui mercati vi sia stato un clima internazionale più disteso.

Ma allora a cosa è dovuto questo atteggiamento degli italiani verso il risparmio che gli impedisce di trasformarsi in investitori. I fattori sono molteplici. In primo luogo io metterei l’impossibilità di ottenere rendimenti  a rischio zero e la scarsa conoscenza degli strumenti finanziari a disposizione. Un secondo fattore, legato sempre alla scarsa educazione finanziaria, è la bassa propensione dell’Italiano a pianificare, studiare, capire e spendere risorse per investire i propri risparmi.La progressiva riduzione (a causa degli eventi finanziari infausti verificatisi negli ultimi anni)  della fiducia degli Italiani verso il sistema banche, consulenti e intermediari  a peggiorato il quadro. Inoltre la scarsa copertura assicurativa degli Italiani, fatta eccezione per l’auto, impone un maggior livello di liquidità per far fronte ad imprevisti.

Ma lasciatemi dire che non prendere decisioni ed assumersi le conseguenti  responsabilità, rende gli Italiani un popolo più felice di altri. Sicuramente spostare parte di questa liquidità verso destinazioni diverse richiederebbe un impegno ed una gestione dell’emotività che desterebbero preoccupazioni ed ansie. Invece essere liquidi in ogni momento, fa si che, quando si verificano eventi amplificati dai mass media che andranno ad impattare sui mercati, l’Italiano si senta particolarmente felice.

Qualche giorno fa il Sole24ore ha pubblicato su Plus24, inserto settimanale dedicato al risparmio, i rendimenti del mkt azionario Europeo ed americano dal 1980 ad oggi. Qui sotto potrete trovare i rendimenti nominali annui del mercato azionario europeo misurato dall’indice MSCI Europe degli ultimi 40 anni

Pubblico anche i rendimenti annuali del mercato azionario USA degli ultimi 40 anni misurati dallo S&P500

Salta subito all’occhio la prevalenza del colore verde sul rosso e dunque la conferma che il mercato azionario sale per i due terzi del tempo e scende per un terzo e che per orizzonti molto lunghi rimane e rimarrà l”asset più profittevole.

Questi rendimenti dimostrano l’assoluta miopia dell’investitore italiano, che si focalizza sul breve termine, cercando ancora il tasso in un mondo in cui i tassi sono negativi o cercando di fare timing sui mercati pensando di farla franca nel tempo senza alcuna metodologia.

Ma merita un discorso a parte merita l’inflazione che entra sempre nei rendimenti

 

Nella tabella sopra sono pubblicati i dati annuali sull’inflazione. L’inflazione è un male che lavora in silenzio ed è un rischio che gli Italiani sottovalutano. A qualsiasi rendimento annuale che otteniamo va sottratta l’inflazione. Per cui se tengo liquidità improduttiva sui conti nel tempo perderò potere di acquisto e dunque denaro pur non investendo. Si stima che dal 2005 al 2018 si siano bruciati qualcosa come 10 Mld a causa dell’inflazione.

Ma assumere la consapevolezza dell’esistenza dell’inflazione e del tasso zero sui conti espone il risparmiatore ad un certo grado di infelicità. Per cui meglio non approfondire e stare liquidi, credendo di non rischiare nulla e preservare il capitale, piuttosto che cercare alternative come ad esempio i piani di accumulazione per raccogliere flussi di risparmio mensili e magari dirottarli verso asset più rischiosi ma potenzialmente più remunerativi nel tempo.

 

 

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Trading system all’opera

Periodicamente vi aggiorno sull’operato del trading system che utilizzo negli ultimi anni sui mercati azionari. Voglio ripartire dal quel 23 dicembre del 2018, data in cui pubblicai l’articolo correzione o inversione ?  , l’ultimo che analizzava i grafici dei principali mercati azionari mondiali dal punto di vista dell’analisi tecnica. In quell’occasione, molti di voi mi scrissero, chiedendomi di sbilanciarmi….ma in quel momento io riuscivo solo a fare una fotografia la quale mi diceva che dovevo stare investito nonostante il mercato da mesi stava scendendo. Bene, a questo serve un trading system, a fornirti una bussola che ti permetta di non essere influenzato dai venti che cambiano e girano  frequentemente.

Se fosse stata una correzione o una inversione l’avremmo capito solo successivamente mano mano che passavano i giorni e le sedute di borsa. Oggi sappiamo che si è trattato di una correzione all’interno di un trend primario rialzista iniziato nel 2009 in USA. L’ennesima e una delle più profonde correzioni dal 2009, ancor più del 2016 (-17,50%) ma ordinaria e regolare nella sua manifestazione quanto tipica del mercato azionario da quando esiste. L’algoritmo basato sulle medie ha dato un segnale di vendita i primi giorni dell’anno (il 17 gennaio)  quando l’indice world era a -20%. Una delle principali regole a cui ci si attiene quando si usa un sistema come questo è quello di aspettare la chiusura di fine mese e se il segnale ancora persiste operare. In quel caso ovvero a fine gennaio 2019 il mercato aveva ripreso il suo trend rialzista da diverse sedute e cosa ben più importante le medie mobili avevano girato al rialzo. Dunque ho deciso di stare in attesa senza operare ma monitorando settimanalmente grafici e medie nella speranza che fossero progressivamente rialziste. Così fu e successivamente arrivò il segnale di acquisto ad aprile 2019. Poteva andare diversamente, ovvero i prezzi avrebbero potuto continuare a scendere ma noi avremmo alleggerito o azzerato l’esposizione azionaria attenendoci ad un approccio metodico e non discrezionale. Ebbene, la situazione ad oggi,  non segnala un inversione del trend primario rialzista. Partiamo dall’indice mondiale azionario a 3 anni

E’ chiaramente in atto l’ennesima correzione del movimento rialzista partito a fine gennaio 2019. Non sappiamo dove andremo, certo, ma l’indicatore ci suggerisce oggi di stare investiti perchè il trend primario rimane.

Guardiamo anche l’indice principale americano S&P 500

Grafico molto simile al world all country precedente con massimi e mini crescenti dall’ultima correzione profonda del 2018

L’europa mostra, come sempre negli ultimi anni, un trend meno forte ma anche qui il trading system segnala di stare investiti

Stessa cosa per gli emergenti.

Il giappone, l’altro mercato che seguiamo, che rappresenta il 7% dell’indice MSCI World all country, in questo momento ci da un segnale out.

La forza dello Yen, che come l’oro ed il Bund,  è considerato un bene rifugio, ha fatto da contraltare al listino azionario giapponese ma  è consigliato il sottopeso.

Ci tengo a precisare ancora una volta che il suddetto trading system ha la funzione di cogliere ed individuare  i trend di medio lungo termine con il minor numero possibile di falsi segnali. I movimenti laterali del mercato purtroppo generano falsi segnali e quello che in gergo tecnico si definisce “rumore” ma quando il trend imbocca la via del rialzo o ribasso i segnali forniti sono di grande aiuto.

Ribadisco ancora una volta che non si tratta di un sistema che ci fornisce indicazioni sulla sopravvalutazione/sottovalutazione del mercato azionario. Infatti potrebbe accadere che il mercato continui a salire pur essendo sopravvalutato o continui a scendere pur essendo sottovalutato…ma il mercato a sempre ragione dunque analizzare i grafici ci permette di capire se stare dentro o fuori indipendentemente dall’analisi di variabili fondamentali quali gli indicatori di bilancio delle società e del mercato in generale.

Ovviamente sono disponibile e ben contento di accogliere suggerimenti ed idee sull’operatività di mercato ma non disponibile ad accettare qualsiasi operatività basata sulla discrezionalità poichè destinata nel tempo e negli negli anni a fallire.

 

 

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Indovina chi sarà il migliore

In questo articolo vorrei spostare l’attenzione su uno dei indici più famosi al mondo, il Dow Jones. Venne creato nel lontano 1896 da Charles Dow ed era composto da 12 titoli. Nel corso degli anni passò da 12 a 20 e 30 titoli. La rappresentazione che il Dow offre della economia american,a nel tempo, si è spostata dai prodotti agricoli e dagli elementi di base dell’ economia (carbone, acciaio, piombo, gomma e pellame) verso le compagnie tecnologiche, i fornitori di servizi finanziari, manifatturieri e commercio. Nel 1906 l’indice toccò i 100 punti per la prima volta ed oggi ha raggiunto e superato  i 25.000 punti. L’importanza di questo indice nel tempo è andata scemando a causa del procedimento di calcolo di questo indice che non è basato sulla capitalizzazione ma sul prezzo. Un metodo ponderato in base al prezzo non riflette il fatto che una variazione di $ 1 per un’azione da $ 10 è molto più significativa di una variazione di $ 1 per un’azione da $ 100. A causa dei problemi associati alla ponderazione dei prezzi, la maggior parte degli altri principali indici, come l’S & P 500, sono ponderati in base alla capitalizzazione di mercato ed è per questo che oggi sono più utilizzati.

Oggi , il DJIA comprende 30 società a grande capitalizzazione, quotate sul nasdaq e sul NYSE che sono scelte soggettivamente dagli editori del Wall Street Journal. Questi, solitamente, scelgono titoli di società che siano stabilmente operanti negli Stati Uniti e che hanno il ruolo di leader nel loro settore produttivo. Nel corso degli anni, le società presenti nell’indice sono state “modificate” per garantire che l’indicatore rimanga aggiornato e rappresentativo dell’economia americana.

Ma il mio scopo non è quello di fare una lezione sugli indici di mkt o sulle metodologie di calcolo quanto piuttosto di analizzarne la composizione e vedere se e come è cambiata nel tempo.

Dal 2018 general Electric non fa più parte del dow jones. È una notizia importante perché General Electric era l’ultima azienda, tra le 30 che fanno parte del Dow Jones, a essere presente fin da quando esiste l’indice e una delle poche a rappresentare ancora l’industria pesante statunitense, inizialmente prevalente nel Dow Jones. Al posto di General Electric, fondata nel 1892 e che produce dalle lampadine ai motori d’aereo, nell’indice è entrata ora Walgreens Boots Alliance, che esiste dal 2014 e si occupa di prodotto per la salute e il benessere.

Nel maggio 1896 le aziende all’interno dell’indice Dow Jones erano 12:

American Cotton Oil, American Sugar, American Tobacco, Chicago Gas, Distilling & Cattle Feeding, General Electric, Laclede Gas, National Lead, North American, Tennessee Coal and Iron, U.S. Leather pfd. eU.S. Rubber.

Un secolo dopo: con lo stesso nome e ancora come società indipendenti, esisteva solo General Electric.

Dal 1986 la lista di aziende all’interno del Dow Jones – che nel frattempo è passato da 12 a 30 aziende – è cambiata più di 50 volte. Nike fa parte del Dow Jones dal 2013; Apple dal 2015 (quando prese il posto di AT&T).

Le società del Dow Jones oggi sono:

3M, American Express, Apple, Boeing, Caterpillar, Chevron, Cisco Systems, Coca-Cola, DowDuPont, ExonMobil, Goldman Sachs, The Home Depot, IBM, Intel, Johnson & Johnson, JPMorgan Chase, McDonald’s, Merck, Microsoft, Nike, Pfizer, Procter & Gamble, Travelers, UnitedHealth Group, United Technologies, Verizon, Visa, Walmart, Walgreens Boots Alliance e Walt Disney.

Nell’ultimo anno  le azioni di General Electric hanno perso il 30% per cento del loro valore, mentre il Dow Jones è cresciuto di circa 11% per cento. Dopo l’uscita di General Electric dal Dow Jones la società al suo interno da più tempo è Exxon Mobil, che – seppur prima avesse il nome Standard Oil – è nell’indice dal 1928.

Un fenomeno sempre più frequente è inoltre la vita media di un’azienda che, a causa dello sviluppo della tecnologia sempre più rapido,  è sempre più breve.

A questo punto potremmo trovare tanto divertimento nello scovare le società che rimarranno protagoniste del famoso indice per i prossimi decenni in modo da lasciare ai posteri un segno tangibile della nostra abilità ma forse scopriremmo, quando sarà troppo tardi, che il divertimento e la presunzione hanno un prezzo da pagare.

E allora, rivaluteremmo la strategia della diversificazione, la consapevolezza del non sapere, la potenza della statistica  che premiano l’investitore che destina la maggior parte del portafoglio “core” secondo i criteri della capitalizzazione del mercato e solo una parte satellite al “divertimento”.

 

 

 

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