Growth o Value?

Prima di tutto partiamo dal perché ci occupiamo di questo argomento.

Perché quando investiamo in titoli azionari potremmo pensare di acquistarli tutti attraverso un indice globale o selezionarne solo alcuni. Ma come fare la selezione?

Beh, potremmo fare selezione utilizzando come discriminante l’area geografica, il settore, la size oppure dividendo l’universo dei titoli tra quelli value e quelli growth.

Ma cosa significa?

I titoli growth sono quelli di società che si ritiene abbiano il potenziale per sovraperformare il mercato complessivo nel tempo grazie al loro potenziale futuro.

I titoli value invece sono classificati come società che attualmente vengono scambiate al di sotto del loro valore reale (contabile) e proprio per questo forniranno quindi un rendimento superiore.

Ma quale è la è migliore scelta?

La performance storica comparata di questi due sottosettori ci darà le risposte che cerchiamo.

La questione se sia migliore una strategia azionaria growth o value, deve essere valutata nel contesto dell’orizzonte temporale e del rischio dell’investitore.

Le azioni value sono solitamente società più grandi e consolidate che vengono scambiate al di sotto del prezzo che gli analisti ritengono che valgano le azioni (valore contabile).

Ma le azioni possono essere sottovalutate per molte ragioni. In alcuni casi, la percezione pubblica spingerà il prezzo verso il basso, ad esempio se una figura importante dell’azienda viene coinvolta in uno scandalo personale o se l’azienda fa qualcosa di non etico. Ma se i dati finanziari della società sono ancora relativamente solidi, allora chi cerca valore potrebbe vederlo come un punto di ingresso ideale, perché immaginiamo che il pubblico dimenticherà presto qualunque cosa sia accaduta e il prezzo salirà fino a dove dovrebbe essere.

Le azioni value vengono generalmente scambiate con uno sconto rispetto al prezzo/utili (P/E), al valore contabile o ai rapporti di flusso di cassa. Naturalmente, nessuna delle due categorie è sempre adeguata per classificare tutti i titoli, il che significa che alcuni titoli possono essere classificati come una combinazione di queste due categorie e quindi fornirci una nuova categoria definita “blended”.

Si ritiene che le società growth abbiano buone possibilità di una notevole espansione nei prossimi anni, sia perché hanno un prodotto o una linea di prodotti che si prevede venderanno bene, sia perché sembrano essere gestite meglio di molti dei loro concorrenti ed avere quindi un vantaggio su di loro nel loro mercato ma spesso questi titoli growth quotano a multipli eccessivamente alti che incorporano già aspettative di crescita degli utili elevatissime. Ma qualora queste aspettative non dovessero concretizzarsi, assisteremo ad una forte discesa dei prezzi del titolo, rendendo dunque l’investimento estremamente rischioso.

Ma vediamo di rassumere le principali differenze.            

Titoli valueTitoli growth
Prezzo Sottovalutato, con un prezzo inferiore rispetto al mercato più ampio.  Sopravvalutato, con un prezzo superiore rispetto al mercato più ampio  
Bassa crescita degli utili bassi p/eAltra crescita degli utili elevati p/e
Rischio Relativamente stabile con bassa volatilitàRischio elevato con maggiore volatilità
Dividendi Rendimenti da dividendi elevatiRendimenti da dividendi bassi o nulli
Value vs Growth

Quando si tratta di confrontare le performance storiche dei due rispettivi sottosettori azionari, tutti i risultati che possono essere visti devono essere valutati in termini di orizzonte temporale e di quantità di volatilità che possiamo tollerare per raggiungerli.

Si ritiene, almeno teoricamente, che i titoli value abbiano un livello inferiore di rischio e volatilità ad essi associati perché di solito si trovano tra le società più grandi e consolidate. E anche se non tornassero al prezzo target previsto da analisti o investitori, potrebbero comunque offrire una certa crescita del capitale. Un’altra cosa da tenere a mente è che questi titoli spesso pagano anche dividendi.

I titoli growth, nel frattempo, di solito si astengono dal distribuire dividendi e reinvestono gli utili non distribuiti nella società per espandersi. Inoltre la probabilità di perdita per gli investitori con titoli growth può essere maggiore, in particolare se la società non riesce a tenere il passo con le aspettative di crescita.

Ma andiamo a vedere che risultati hanno prodotto le due strategie, e partiremo analizzando due indici globali value e growth per un periodo lungo che va dal 1999 al 2024 e che quindi comprende due delle più grandi recessioni e cadute dei mercati degli ultimi 100 anni.

Dal grafico di cui sopra risulta evidente ad oggi che, sul periodo 1999-2024, la strategia growth ha prevalso sulla value. Analizzando due sottoperiodi 2010-2024 e 1999-2010 potremmo però giungere ad un’altra conclusione.

Sembra infatti, dal grafico 2010-2024, che la sovraperformance dei titoli growth sia partita nel 2016 creando quel gap via via crescente contro value. Ma ciò è stato ottenuto con un maggiore rischio ovvero con una maggiore volatilità.

E nel periodo 1999-2010?

Molti studi condotti su periodi lunghi sottolineano che gli investimenti value hanno sovraperformato lo stile growth. E il grafico di cui sopra supporta questa tesi. Ma guardando i dati più recenti, come mostra la nostra analisi empirica, il Value ha sovraperformato nella prima decade degli anni 2000, ma il growth ha sovraperformato negli ultimi 23 anni. Dobbiamo tenere presente però che i dividendi probabilmente svolgono un ruolo chiave nel favorire la sovraperformance del valore su periodi di tempo più lunghi e stendendo la ricerca indietro al 1926, la strategia value ha avuto numerosi periodi di sovraperformance rispetto alla crescita. Ma nella nostra analisi condotta sul periodo 1999-2024 lo stile growth ha regnato sovrano e nell’ultima decade ha meravigliato facendo arricchire gli investitori disposti a scommettere sulle prospettive di un azienda facendo poco caso al loro valore intrinseco ma chissà se questi sono consapevoli e disposti ad accettare un rischio maggiore.

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About gianlucabati

Consulente finanziario Finecobank
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