Market timing o gestione del rischio?

Non me ne voglia Riccardo Spada, autore dello strepitoso podcast The Bull, dal quale ho preso il titolo del mio articolo quest’oggi, ma non ho resistito ed eccomi qui a parlare di qualcosa di cui più volte, in ordine sparso, ho parlato nel mio blog.

A meno che non siate dei guru della finanza, con residenza a Wall Street, e non siate imparentati con George Soros, avrete certamente sperimentato quel senso di grande frustrazione che deriva dall’aver sbagliato timing di ingresso in una attività finanziaria.

E già perchè are timing significa operare 2 scelte, la prima relativa a quando comprare e la seconda a quando vendere. Ciò include la capacità o forse meglio la fortuna di essere nel posto giusto per ben due volte: al momento dell’acquisto e al momento della vendita. Sbagliare anche uno solo di questi due momenti può annullare i potenziali guadagni.

Purtroppo i media esaltano continuamente le persone che millantano capacità predittive sui mercati e prova ne sia la storia recente dell’etf ARK Innovation. Quotato nel 2014 negli USA, gestito dalla money manager Cathie Wood’s, nel 2020 diventa l’etf a gestione attiva più grande mai esistito con 17 bilion di dollari di asset ed una performance strabiliante che nel 2020 raggiunse il 170% in un anno. Dal 2014 al 2021, infatti, consegnò agli investitori una performance del 39% annualizzata fino a gennaio 2021 per poi perdere il 78% . E indovinate un pò; la maggioranza degli investitori non entrò nel 2014 beneficiando del ritorno monster ma alla fine del 2020 dopo l’avvenuta incoronazione a Guru di wall Street di Cathie Wood’s.

Quando si dice che il ritorno dell’investitore differisce dal ritorno dello strumento!

Fare market timing significa dimenticare che l’asset allocation nel medio lungo termine sia la componente più importante della performance di un portafoglio. Gli investitori, facendo market timing, si prendono rischi senza calcolare il suo corrispondete rendimento atteso perchè il più delle volte è dettato da caso e spesso conduce ad una distruzione di valore.

Charlie Munger, il socio di Warren Buffet deceduto nel 2023 alla veneranda età di 99 anni, amava dire

“Tutti cercano di essere brillanti, io invece provo semplicemente a non essere un’idiota, ma è più difficile di quanto si pensi”

Non sappiamo nulla del futuro e tutti gli sforzi che facciamo per prevedere il futuro sono vani. Ma possiamo essere pragmatici e prepararci al futuro pianificando le nostre risorse finanziarie e prendendo decisioni finanziarie in base alla nostra tolleranza al rischio.

La gestione del rischio riferita a un portafoglio d’investimento si riferisce all’insieme di strategie e processi messi in atto per identificare, analizzare e mitigare i rischi che possono influenzare negativamente la performance di un portafoglio finanziario. L’obiettivo principale è minimizzare le perdite potenziali, mantenendo al contempo la possibilità di ottenere rendimenti adeguati.

Ma nel concreto quali sono queste strategie e processi, voi mi chiederete?

1. Diversificazione: Distribuire gli investimenti su diverse asset class (azioni, obbligazioni, materie prime, immobili, ecc.) o all’interno della stessa categoria, riducendo l’impatto negativo di una singola perdita su tutto il portafoglio.

2. Valutazione della volatilità: Monitorare la volatilità di ciascun investimento, ossia quanto il valore di un’asset può fluttuare nel tempo. Gli asset più volatili tendono ad essere più rischiosi.

3. Correlazione tra asset: Analizzare la correlazione tra gli investimenti. Investimenti con correlazione negativa (o bassa) tendono a muoversi in direzioni opposte, contribuendo a bilanciare le perdite in caso di oscillazioni di mercato.

4. Stop-loss e limiti di esposizione: Impostare livelli prestabiliti di perdite accettabili oltre i quali si disinveste automaticamente per limitare le perdite.

5. Ribilanciamento del portafoglio: Periodicamente, il portafoglio potrebbe essere ribilanciato per allinearlo agli obiettivi di rischio iniziali. Questo potrebbe implicare la vendita di asset che sono aumentati di valore e l’acquisto di quelli che sono diminuiti, mantenendo l’equilibrio di rischio.

Inoltre, per fare degli esempi pratici, anche andare a modificare l’asset allocation in relazione ai tassi di interesse presenti in un dato momento, in relazione all’età dell’investitore, alla dimensione del suo patrimonio, alla sua posizione lavorativa e così via…sono tutti esempi di interventi sulla gestione del rischio non determinati da previsioni sui mercati e cicli economici.

Fare gestione del rischio di un portafoglio, significa riuscire ad organizzare le varie attività finanziarie presenti nel patrimonio complessivo dell’investitore in modo da massimizzare il rendimento atteso per un dato livello di rischio o minimizzare il rischio dato un rendimento atteso obiettivo.

In conclusione attraverso la gestione del rischio, cerchiamo di proteggere il capitale, garantendo che il portafoglio d’investimento possa sopportare le fluttuazioni del mercato senza subire perdite eccessive, prima di raggiungere l’obiettivo prefissato dall’investitore in termini di rendimento atteso. In sede di pianificazione, quindi ci sforziamo di prendere in considerazione, il non prevedibile e l’eventuale rischio che questo si porterebbe dietro e l’impatto che avrebbe sulle nostre vite.

Il mercato ci attirerà con il canto delle sirene, ma la nostra vita prenderà strade a volte imprevedibili che stravolgeranno la nostra pianificazione finanziaria. Solo sapere di non sapere, ci metterà al riparo, consentendoci di costruire una pianificazione patrimoniale davvero in grado di resistere alle tempeste dei mercati e a quelle ancora più forti e intense della nostra vita.

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About gianlucabati

Consulente finanziario Finecobank
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2 Responses to Market timing o gestione del rischio?

  1. Avatar di Thomas Marini Thomas Marini ha detto:

    Gianluca buongiorno, come sempre di facile e semplice lettura. Bravo. Saluti Ivano

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