E se portassi i soldi all’estero ?

Certo, non siamo più nel periodo fine 2011 in cui la tenuta del paese scricchiolava e tanti cominciavano a dubitare della capacità di rimborsare il nostro debito, tuttavia la paura non è passata definitivamente e l’idea di trasferire liquidità all’estero per proteggerla da eventuale default paese e/o dalle morse del fisco affascina ancora. Del resto, per come sono andate le cose in Grecia, in cui sono state salvate le banche, ed hanno pagato i risparmiatori, si tratta di una paura fondata. Ma ad un occhio attento non sarebbe sfuggito che in quel momento il PIL della Grecia era 10 volte inferiore a quello Italiano e dunque le manovre fatte dalla troika in Grecia non sarebbero potute essere fatte in Italia. Il successivo caso Cipro, pur essendo stato drammatico, non può essere preso ad esempio in quanto Cipro ha un pil di 17 mld ed un ammontare di  bond bancari che non sarebbero stati sufficienti per ripianare i debiti delle banche e così alla fine hanno dovuto pagare i depositanti delle banche ovvero i correntisti. Certo, si tratta di casi eccezionali che hanno richiesto manovre eccezionali, tuttavia in Europa si sta affacciando un nuovo paradigma in cui in futuro saranno probabilmente chiamati a pagare i depositanti locali e non i contribuenti …

La domanda sorge spontanea: ma se dovesse saltare il banco (lo Stato) o una Banca…. sarò chiamato a rispondere con i miei risparmi ?

Beh, vista l’entità della ricchezza finanziaria e reale dei risparmiatori Italiani potremmo ipotizzare una patrimoniale una tantum per salvare il banco !

Ecco allora che qualcuno, ed anche più di qualcuno, paventando questa ipotesi ha cominciato a chiedersi se non fosse il caso di portare il denaro e le attività in paesi ritenuti più “sicuri”. Ed allora quali sono questi paesi sicuri ? Ma soprattutto esistono ?

I paesi “offshore” o “paradisi fiscali”  hanno generalmente una o più di queste caratteristiche:

-anonimato della proprietà e rifiuto di scambio automatico con altri paesi

-basso o nullo livello di tassazione

-attività finanziaria sovra dimensionata rispetto all’economia interna

Secondo il rapporto sulla stabilità finanziaria globale dell’ FMI sono usciti dall’Italia 235 Mld di euro pari al 15% del PIL mentre con i 4 scudi effettuati dal 2001 in avanti sono rientrati 169,5 Mld. Chi ha scudato regolarizzando è gravato da IVAFE e chi ha rimpatriato fisicamente è gravato dall’imposta di bollo speciale. Ma chi non ha scudato ed ha o continua a trasferire capitali all’estero cosa si deve aspettare ?

I rischi per chi detiene illecitamente capitali all’estero sono:

-presunzione relativa di redditi evasi per le attività e gli investimenti finanziari detenuti all’estero

-sanzione che arriva fino al 60%

-abbassate le soglie per la responsabilità penale tributaria

-pignoramento dei beni all’estero

In sintesi all’interno dell’UE è stato introdotto il decreto ingiuntivo europeo, accordi per la ricerca dati patrimoniali per il debitore, rogatorie internzionali  più agili e certe. Inoltre il modello OCSE prevede lo scambio d’informazioni  su richiesta, automaticamente e spontaneamente in modo tale che le informazioni bancarie siano disponibili con riferimento a ciascun correntista. Comunicazione da parte delle istituzioni finanziarie, in virtu degli accordi bilaterali di scambio automatico, di informazioni finanziarie. Per esempio attraverso il FACTA è stato raggiunto un accordo intergovernativo di scambio reciproco informazioni dal 2013 tra  Stati Uniti e Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Esistono delle deroghe come Belgio, Lussemburgo ed Austria che, limitatamente ad un periodo transitorio, in assenza di scambio di informazioni applicano una ritenuta alla fonte del 35% di cui trattengono una piccola parte ed il resto lo inviano al paese in cui risiede la persona.

Ma l’operatività della direttiva sui risparmi transfrontalieri ha coinvolto anche stati non membri come la Svizzera, San Marino, Liechteinstein, Andorra, Monaco, Guernsey, Isola di Man, Jersey, Antille Olandesi, Aruba, Isole Vergini, Cayman, Mon Serrat, Turks e Caicos.

La direttiva UE sulla cooperazione amministrativa prevede da oggi al 2017 lo scambio automatico di informazioni tra i 27 stati membri e dunque gli stati stanno già lavorando ad una piattaforma multilaterale per lo scambio automatico di informazioni. La fine del segreto bancario, in buona sostanza, è già avviata. Prendiamo ad esempio il caso Svizzera. Nel giugno 2013 la Svizzera sigla l’accordo FACTA  per lo scambio di informazioni con gli Stati Uniti. Ancora, accordo Rubik: recupero forfettario ed anonimo con Gran Bretagna fino al 48% e con Germania ed Austria. Ancora, San Marino nel 2014 rinuncia al segreto bancario e diventa una paese della cosiddetta white list e nel 2015 seguono Austria e Lussemburgo.

Quindi, riassumendo se porto i capitali all’estero sarei costretto a trasferirli lecitamente e dunque ad inserire tali attività nel quadro RW il chè implica:

-nessun vantaggio fiscale

-nessuna possibilità di sfuggire ad una eventuale patrimoniale

-poter difendere i capitali da un collasso dell’Euro (che però potrei ottenere anche aprendo investimenti in varie valute in Italia)

Ora, passando a valutare quale attività preferire tra immobili, fondi, investimenti finanziari, oro, preziosi, arte etc.. in relazione al peso che il fisco oggi ha diamo uno sguardo alla tabella qui sotto in cui qualche valutazione la potremmo già fare

peso fisco

In definitiva, trasferire i capitali all’estero per fuggire alle crisi mi sembra l’atteggiamento dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia per proteggersi da un meteorite dato che oramai le crisi sono trasversali e globali mentre se il trasferimento aveva come scopo l’obiettivo di difendersi da un fisco ingordo temo occorra rassegnarsi !

 

 

 

 

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Consulente finanziario Finecobank
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3 risposte a E se portassi i soldi all’estero ?

  1. Marco Boschetti ha detto:

    Marco Boschetti responsabile di Family Office Rimini (Studio di Consulenza & Pianificazione Finanziaria Indipendente 47923 Rimini (RN) viale R. Valturio 38)

    egregio collega,
    mi permetto di dissentire la tua analisi sulla convenienza o meno di portare i capitali all’estero, in seguito ti chiarisco meglio il mio punto di vista.
    fino ad un decennio fa, nessuno mai aveva assistito al fallimento di uno stato sovrano, eppure questa situazione si è concretizzata con l’Argentina.
    Il 15 ottobre 2008, col fallimento della Lehman Brothers è iniziata quella che è stata considerata la crisi economico-finanziaria più grave dopo quella storica del 1929. Ad inizio del 2004 c’erano state quelle colossali legate agli scandali della Cirio e della Parmalat, in Italia, e delle Enron e della World Com, in U.S.A. Circa dieci anni fa, l’altra di livello mondiale che aveva riguardato i titoli tecnologici. Altre, considerate “minori”, si sono verificate durante tale periodo. Tutte sono state caratterizzate da guadagni ingenti, per i grandi speculatori, persino nelle fasi di “bear” (per le speculazioni al ribasso) e da perdite più o meno ingenti, per i medi e piccoli risparmiatori; a volte, anche da reazioni psicopatologiche dettate dalla disperazione di questi ultimi.
    Tutto quanto sopra ha costituito un pericolosissimo “precedente” che potrà essere replicato in qualsiasi momento.
    fatta questa doverosa precisazione, vorrei proseguire sfatando un altro fastidiosissimo luogo comune.
    Quando si parla di portare i soldi all’estero NON si deve mai pensare di farlo in maniera truffaldina e/o fuorilegge. I mezzi per farlo a regola di legge esistono e di quelli bisogna dare adeguata informativa ai clienti, perché possano valutare se portare i capitali all’estero oppure no.
    Eliminata tutta la parte illegale di questa importante considerazione finanziaria, cerchiamo di capire quali vantaggi possono emergere all’estero.
    Domiciliare un patrimonio sul suolo italiano che presenta una pagella tripla B meno (BBB-), significa dover condividere tutte le politiche fiscali e monetarie dello stesso paese. Considerando l’enorme debito pubblico al quale siamo assoggettati, il peggiore d’Europa fatta eccezione solo della Grecia, dovremo mettere in conto di dover pagare di tasca nostra tutte le misure economiche che serviranno a risollevare l’Italia verso la media europea. Di fatto abbiamo già cominciato con l’inasprimento delle tassazioni sulle rendite finanziarie, tassazione dei depositi titoli ecc.
    Parcheggiare il nostro patrimonio in un paese europeo con la tripla A (AAA), ti garantisce una inevitabile tranquillità relativa al rischio paese e ti mette al riparo da eventuali prelievi sul capitale.
    Vero è che se investi i soldi ti troverai a dichiarare gli eventuali proventi sul quadro RW, pagando in base all’aliquota di riferimento, ma per questo c’è il mio Studio che se ne occupa facendosi pagare la parcella.
    In ogni caso, considerando i bassi tassi di interesse e l’alto tasso inflattivo, il danno emergente dal tenere un patrimonio immobile (non investito), è veramente minimo se commisurato alla sommatoria dei balzelli al quale sarà aggredito sul territorio italiano.
    Inoltre, vista la mia esperienza nel settore estero, vorrei aggiungere un dettaglio apparentemente banale ma estremamente rilevante nel contesto: la serietà, la precisione e la trasparenza delle banche estere non ha eguali in Italia.
    mb_

    • gianlucabati ha detto:

      Certo, il mio collega ha posto varie obiezioni, ma ovviamente non ne condivido una buona parte. La principale é che se non procedo all’esportazione di capitali all’estero illegalmente non mi salvo da eventuali patrimoniali o altre tassazioni calate dal governo Italiano.

      • Marco Boschetti ha detto:

        Marco Boschetti responsabile di Family Office Rimini (Studio di Consulenza & Pianificazione Finanziaria Indipendente 47923 Rimini (RN) viale R. Valturio 38)

        nel corso degli ultimi anni, in Italia, i patrimoni dei clienti hanno subito un rincaro repentino di tassazioni sulle rendite da capitale.
        Porto l’esempio della mini-patrimoniale: nel 2012 con l’imposta di bollo del 0,1%, nel 2013 con l’imposta di bollo del 0,15% e infine nel 2014 con l’imposta di bollo del 0,2% (praticamente raddoppiata in soli 3 anni).
        inoltre, la tassazione sulle rendite finanziarie (redditi diversi), dal 1 gennaio 2012 è passata dal 12,5% al 20% (fatto salvo titoli di stato) che dal 1 luglio 2014 è diventata del 26% (fatto salvo titoli di stato).
        La tendenza ad aumentare ancora la pressione fiscale sono dettate esclusivamente dall’enorme debito pubblico che ci opprime. Per questo motivo è facile immaginare che siamo solo agli inizi di un inasprimento che porterà gli italiano a “pagare di tasca propria” questo enorme fardello, con risvolti inevitabilmente depauperanti sui risparmiatori.
        Una cultura finanziaria Europea a questo punto è d’obbligo per potersi difendere, se non altro prendere consapevolezza con le opportunità che l’Europa può offrire e di conseguenza, poter essere protagonisti del proprio destino/scelte.
        Va da se che quanto qui sopra descritto, probabilmente condivisibile da tanta parte, non potrà mai essere condiviso dagli operatori finanziari in conflitto di interesse (banche, promotori, assicuratori ecc. ecc.). Dirottare il patrimonio di un cliente all’estero corrisponde a perdere ogni profitto/provvigione sullo stesso cliente. La cultura finanziaria in Italia è, ed è sempre stata, ad uso e costume delle banche e degli intermediari, i quali hanno sempre potuto orientare i soldi degli italiani a proprio vantaggio. Farsi una cultura non nuoce e può difendere i tuoi risparmi.
        mb

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